Blogger della vecchia guardia

Blogger della vecchia guardia (2002-03) cosa volete?
Di che cosa vi fate?
Dov’è la vostra pena?
Quale è il vostro problema?
Perché vi batte il cuore?

Strelnik
1 – tutto
2 – poco di tutto
3 – in incubazione
4 – le tradizioni
3 – per ridere

Zu
1) armonia e intensità.
2) di tango.
3) nei limiti della capienza del vivere e nelle distanze spaziotemporali degli affetti.
4) sanare il conflitto tra pulsioni ludico-epicuree e necessità economiche.
5) perché ho il sangue caldo e sorridente.

benty
1) La pace nel mondo.
2) Rocknroll as usual.
3-4) Avercene uno solo.
5) Non era per chi?

SAPO!!
2003-2004? troppo giovani, uff.

Enver
1) sapessi
2) ho praticamente smesso dopo vent’anni
3) in un posto bellissimo
4) vedi punto 1
5) perché sono dispnoico

Daniela Losini
– Sicuro mi ritiro prima della pensione stabilita da altri
– sono iperattiva sono già drogata
– nella noia
– ho ancora un blog di cinema, collettivo
– perché anche se ci ha provato ad arrestarsi ha la cazzimma.

Leonardo
Sono sempre nello stesso posto e faccio sempre la stessa cosa, e anche se può sembrare incredibile, sono pure diventato più bravo.

Giulia Blasi
Essere la più brava di tutti;
vino rosso e le storie che ho in testa;
non essere la più brava di tutti;
essere sempre senza soldi;
perché se no muoio.

Ferruccio Ciferni
1) realizzare un futuro migliore
2) mi faccio di Tweed Ride
3) non riuscire a tirar dentro chi vorrei
4) non avere più la concentrazione di una volta
5) per il futuro di mio figlio

Antonio Pavolini
1) pluriball
2) che perdiamo tempo a dire la nostra sull’agenda di fb invece di lanciare nostre agende
3) che io sono uno di quelli che perde tempo
4) Alex Ovechkin
5) perché qualcuno pubblica una risposta 5?

– Cri

1) una endless summer anche a casa in UK ma che non sia colpa del global warming
2) martini fatti in casa
3) ogni tanto a essere lontani dall’Italia perchè proprio non si può tornare
4) la Brexit
5) it’s Friday, I’m in love

La Rejna
(quelli del 2006 valgono?)

Mazzetta
Come Leonardo, a parte diventare più bravo. Il cuore batte ancora grazie a un’angioplastica, altrimenti miao.

biccio
Troppe domande #vecchiaguardia #anzYani

Dania
– Tornare in una taglia 38.
– Caffè.
– Sono troppo pigra.
– Sono troppo pigra.
– Per fortuna.

Auro
un terrazzo vista mare (da fine 2001 non è cambiato nulla).
di storie altrui e opinioni mie.
un balconcino vista case altrui che non hanno niente da raccontare.
#postsecret.
comunque fra i tre meglio il valium (dicono).

Stenelo

 

Georgia Spaccapietra
Io ci sono ancora

Monia
ti piace vincere facile eh? Questo post è l’equivalente di una gif di un gattino

Andrea Toso
Blog…

Gaetano Vergara
1) Continuo a non saperlo.
2) Adrenalina, affetti e arrabbiature.
3) Qua sopra.
4) Perché cambia tutto ma non cambia mai niente.
5) Perché sono vivo (e confesso che ho vissuto).

Enzo
ma questo post fa tutto ancora parte del revival Clap Your Hands Say Yeah e del ritorno del mood Losing My Edge post reunion degli LCD? no perché ieri sera Ounsworth e soci qui hanno fatto un concerto pazzesco, tirato e intenso e per niente misantropo, tra l’altro con sold out al Covo, e mica tutte di vecchiazze come il vostro qui presente, pure un sacco di regazzini e soprattutto regazzine, e abbiamo ballato e pogato e alla fine ero fradicio impresentabile e la gente faceva finta di non conoscermi, ma ero felice come tipo dopo dieci chilometri di corsa in montagna o dopo una vittoria di 30 della Virtus, e soprattutto sentivo che tutto quello che avevamo sempre detto e fatto anche quando ci prendevano per culo era stato vero e giusto e sopratutto, oggi come allora, bellissimo.

Marianna Natale
– Il numero che vedevo sulla bilancia nel 2003
– Netflix
– diffusa
– quelli che dal loro profilo Facebook/Twitter/Instagram ci dicono che eravamo esibizionisti
– per una molto giovane.

Gabriele Marramà
Ecco, mó mi hai fatto venire la nostalgia, anche per la presenza di vecchi compari. A te all’epoca ti guardavo a distanza e ti immaginavo diverso (più snob), ma mi sa che te l’ho già detto live. La risposta alle tue domande è dentro di me, ma è sbagliata.

Rillo
1. Cogliere l’essenza
2. Di domande
3. Nascosta sotto la felicità
4. Credere che e invece non era.
5. Perché prima o poi qualcuno possa acchiapparlo e farlo suo, se escludiamo la necessità di ossigenare organi e fibre muscolari.

Francesco Herzog Forbino
In un primo momento volevo rispondere, ma poi ho desistito. Ai bei tempi, quando possedevo un blog (il blog ce l’ho ancora, ma dentro un sito personale con differenti e diversi contenuti), sarei partito in quarta e ti avrei dato le mie risposte. Ora è solo noia.
Forse, ci siamo presi troppo sul serio, ma d’altronde quello dovevamo essere – serii- per credere che il blog potesse risolvere almeno i nostri problemi, che non erano di libertà espressiva, ma di ultima spiaggia per la ricostruzione di un’utopia vivibile.

Confuso
1) essere plurimiliardario e vivere nel lusso più sfrenato in una gigantesca villa in Polinesia
2) campari soda (ma anche altre cose che però sono illegali, quindi non posso scriverle)
3) eh?
4) ne ho parecchi mica uno solo
5) boh, fa tutto da solo, per ora.

Nicoletta Mazzuca
Quanto vorrei che Gilgamesh potesse rispondere… ❤
Sono sicura che dovunque sia vi sta sorridendo.
Un abbraccio a tutti voi.

Mafe De Baggis
Cambiare il mondo;
vino rosso;
non farmi capire;
non farmi capire;
perché corro.

Marco Mazzei
1. Diventare un influencer
2. Bicicletta
3. Per strada
4. La maratona
5. Per correre più veloce

Giugno imprendibile

Un piccolo, grande viaggio che abbiamo fatto insieme, io e Beppe.

Estate del millenovecentottantasei: c’era il torneo paesano di calcio, allora si giocava ancora al glorioso quanto zolloso “C. Paganelli”, tra gli alberi e le piccole cascate di Granchiaia. Era un sabato e la nostra era la seconda partita, quella che finiva alle sette e mezzo di pomeriggio. Quell’anno giocavamo nella stessa squadra, Porta Pisana, se non ricordo male. Dopo la doccia c’era da ritornare in paese, a un paio di chilometri dal campo. Salimmo tutti e due sulla tua Vespa bianca, la mia borsa nel portapacchi di dietro, la tua sulla pedana, adagiata alla scocca. Facemmo i primi tornanti della Camera piano piano, chiacchierando di mare e vacanze, di campeggi a Vada e di dove saremmo potuti andare una volta maggiorenni. Erano isole del Mediterraneo ancora indistinte: Ibiza o Ios che fossero, erano vie di fuga in corsa, sprovincializzazione a colpi di alcol e fantasia. A metà salita ci chetammo e facemmo le ultime curve piegandoci per benino, per non perdere velocità e arrivare in cima alla collina con un po’ di sprint addosso. Davanti casa mia ci salutammo con un’occhiata, ci si vede in giro non importava nemmeno dirlo. Ognuno secondo i suoi desideri, a ognuno secondo i suoi tempi.

Quell’estate lì, Beppe, è stata una delle più belle della mia vita anche per quel passaggio che mi desti, senza casco, coi capelli ancora bagnati – i miei corti e punkeggianti come un tedesco dell’Est, i tuoi lunghissimi, ricci, indomabili, hippy post-moderno senza bisogno di India e arancione. C’era Giugno che ci rendeva imprendibili: preti, scuola, orari fissi, tutto si arrendeva davanti alla fame delle nostre giovinezze sguaiate e saltellanti, saldate nella libertà delle vacanze.

Non so in quale dimensione tu possa essere adesso, so che la prima immagine che mi viene in mente quando penso a te è quella in cui siamo ancora lì che ridiamo mentre le ombre dei castagni ammorbidiscono l’asfalto, piegati sulle curve, complici e fragili come si è sulla soglia dei vent’anni. Con tutta la vita davanti: lunga o corta, maledetta o pacifica che sia. La nostra, la tua, la mia.

Prima o poi arriva

Potrebbe essere uscito dal Grande Bretagne di Atene, l’hotel di lusso adiacente a piazza Syntagma e al Parlamento: camicia bianca, abito scuro, la sigaretta in mano, l’altra mano sul fianco, si appoggia leggermente a una bacheca di vetro e ferro e si guarda intorno. I lineamenti della faccia, anche a vederla da così lontano, sono seri e spazientiti. Volano molotov, pietre e vasi di fiori, uno atterra pochi metri dietro a lui. Ma a lui sembra importargliene davvero poco, l’appuntamento potrebbe essere di quelli importanti, non può certo distrarsi con quel gli accade intorno.

È il 6 Dicembre 2010: sono passati due anni dalla notte in cui a Exarchia un poliziotto uccise – sparandogli al petto – Alexis Grigoropoulos, quindici anni. Due anni che la gioventù di Atene e di tante altre città della Grecia non hanno dimenticato: dal Dicembre del 2008 sanno di essere lì e ovunque, sanno di essere un’immagine di un futuro che conterrà austerità e repressione. E ogni 6 Dicembre in strada ce lo ricordano.

Poi l’uomo con la camicia bianca e l’abito scuro alza il braccio, controlla l’orologio, mima un gesto di impazienza del tipo: “Ma quando arriva?”

Arriva, prima o poi arriva, tranquillo.

Lotta e frivolezza

La società divisa in classi, la differenza tra i poveri e i ricchi, la lotta e l’affezionarsi al nemico.
Da “Lo scopone scientifico”, 1972:

“Lo stesso Omero, ragazzi, che voi studiate in questa vostra scuola di merda, diceva che mentre gli uomini lottano, combattono, vivono le loro tragedie, gli dèi nell’Olimpo si comportano come esseri frivoli, crudeli, capricciosi.”