12
mag 12

Il fiuto dello squalo

“Destino non è un termine astratto. Significa avere o no un buon livello di istruzione e poterlo trasmettere; poter scegliere o no dove e come abitare; vivere in salute più o meno a lungo; fare un lavoro gradito, professionalmente interessante oppure no; avere o non avere preoccupazioni economiche; dover temere oppure no che il più modesto incidente della vita quotidiana metta in seria difficoltà sé o la propria famiglia.”
(Luciano Gallino, “La lotta di classe dopo la lotta di classe”)

Marsilio editore, Gianni solla, Il fiuto dello squalo

Anche Sergio Scozzacane ha la sua comunità di destino. Quella di chi vive alla pensione Nuova Libia con i vestiti sparpagliati per la stanza e una colonia di insetti dentro le pareti. Quella di chi ingoia Supradin e Multicentrum tra una sigaretta e l’altra. Quella di chi ha una macchina stanca già in partenza e pronta a fermarsi quando il viaggio impegni un po’ più a lungo i suoi ingranaggi. Quella di chi sa che aspettare un giorno di più per saldare un debito equivale alla perdita di una falange, negoziabile solo nella scelta dagli arti inferiori o superiori.

Di lavoro Scozzacane fa lo spacciatore di sogni di gloria. Vende quarti di minuti di celebrità a chiunque sia così ingenuo o deficiente da affidarsi alle sue cure. È un impresario musicale che promette palchi di Sanremo e dischi d’oro ai suoi pazienti, che invece si ritrovano mollati sotto un palco pericolante al festival di Licola. Si aspettano eroina di ottima qualità e si beccano il cobret.

Per sopravvivere a questa a attività, come ogni spacciatore che voglia durare più d’uno sbadiglio di cane, Scozzacane non assume mai la sostanza che smercia. I sogni e la fama non gli interessano, sa che sono pericolossimi. Quello che più gli importa ora è fuggire via il prima possibile, ripagando i debiti con la camorra e salvando l’integrità della pinna che gli solca il viso.
L’ultima possibilità gli si presenta sotto forma di una ragazza cieca e di suo fratello, vincitore di un talent show. Il contratto dice che in passato il ragazzo è stato così intontito da servirsi da lui e Scozzacane, a’sfaccimm e’ tutt e’manager, ci prova. Si avvia, insieme ai due, verso il festival di Sanremo, alla faccia della sua comunità di destino.
Tallonata dal SUV dei Santamaria, una Opel Corsa da Napoli risale l’Italia. Centodieci chilometri all’ora di disperato ottimismo.

Sergio Scozzacane è il protagonista di “Il fiuto dello squalo”, l’ultimo libro di Gianni Solla. Uno scrittore capace di trattare e domare il registro comico come pochi sanno fare.
Se la comicità smonta la realtà e ne allevia i nodi, allentando i bulloni della crudeltà, il formidabile direttore dell’Hotel Messico l’ultimo bullone lo lascia sempre ben avvitato. Nessuna risata sguaiata, molti applausi.


4
mag 12

Le elezioni in Grecia: 2 interviste

Keep calm and #eklogesDomenica in Grecia ci sono le elezioni politiche  – hashtag di riferimento su twitter:#ekloges.
Per saperne di più sulla situazione, sui partiti e sulle dinamiche in atto ho intervistato due persone che seguo via blog e twitter: Yannis Stellidis (Assistant Professor of #InternationalRelations, Kyung Hee University, South Korea. Formerly of St Andrews) e Nikos Nikolakakis (Political Scientist, Historian, student of the Law. Have a thing for maps and Marx). Li ringrazio per la disponibilità e l’attenzione prestatami. Continua a leggere →


12
feb 12

La storica dolcezza

Dopo due giorni di sciopero generale oggi la Grecia vivrà uno dei giorni più intensi della sua Storia, un possibile momento machiavelliano, direbbe Miguel Abensour. È il giorno dell’approvazione da parte del Parlamento del nuovo accordo economico, il cosiddetto secondo memorandum imposto dalla troika (Unione Europea, Banca Centrale Europea e Fondo Monetario Internazionale) e utile per concedere alla nazione greca un nuovo prestito che, oltre a indebitarla ancora di più, ricadrà sulla maggioranza dei suoi cittadini, già provati da alcuni anni di progressiva macelleria sociale, privandoli della possibilità di vivere in condizioni dignitose e di decidere delle sorti della propria esistenza e della propria nazione.

“La storica dolcezza” è un testo, scritto una decina di giorni fa, dal blogger greco old boy che mi è sembrato interessante tradurre per le considerazioni sulla generazione dei quarantenni (greci e di molti altri paesi europei) e sulla dolcezza della Storia e dei suoi drammatici punti di rottura. Sono parole che non conoscono autoconsolazione, dure e spietate come diventa la situazione quando ti dicono che il salto nel dirupo che si intravede a poca distanza è la soluzione migliore per te, il tuo paese e le generazioni future. E che non saltare giù è da bambini cattivi.

Oggi in Grecia è il 12 febbraio.
Hic Athenae, hic salta.

La storica dolcezza

“Euro o memorandum permettendo, quest’anno passo la soglia dei quaranta. E penso a quelli nati quarant’anni prima di me. Chi è nato nel 1932, arrivato ai quarant’anni, ha avuto il tempo di vivere, direttamente o di riflesso, una dittatura, una guerra, un’occupazione, una guerra civile, un paese post-guerra civile e tutto il casino annesso, e infine un’altra dittatura. E se prendessimo quelli nati quarant’anni prima, quelli del 1892? Il piatto della Storia anche per loro è stato ricco. E noi, poveri noi, noi che cosa abbiamo sperimentato storicamente dal momento in cui ci ricordiamo qualcosa? Niente. Sì, certo, molte cose sono accadute in tutti questi anni, ma come si fa a paragonarle alla drammaticità degli eventi passati? Il 1989 ha visto cambiamenti sconvolgenti, ma niente nel nostro mondo e nella nostra storia è cambiato in maniera radicale. Il nostro mondo, appartenendo al campo dei vincitori [della guerra fredda], ha continuato a scorrere placido e uguale a se stesso per altri venti anni. Non era forse il momento di dare un taglio alla noia, di ottenere la nostra porzione di Storia, non era arrivato il momento di assaporarne la dolcezza?

A crescere in tempi così esenti da rivolgimenti storici drammatici, si diventa dipendenti da quel modo di pensare secondo il quale in tutta la tua vita nulla cambierà mai. Scioccante al pari, se non di più, di un mondo che sta per crollare è l’elemento di totale sorpresa del crollo. Le generazioni precedenti erano abituate a sapere che qualsiasi cosa poteva succedere da un momento all’altro, sapevano che tutto è appeso a un filo. A noi invece tutto appare saldamente ancorato a un terreno immutabile, al riparo dalla paura. C’è sempre stata, naturalmente, la paura del proprio crollo individuale, ma qualsiasi tracollo collettivo sembrava impensabile in tempi di pace.

Tuttavia la dipendenza principale è un’altra: si diventa dipendenti dalla convinzione che se la Storia prima della crisi stava andando avanti senza di te altrettanto farà durante la crisi; si diventa dipendenti dalla convinzione che sei troppo piccolo e troppo insignificante per intervenire e modificarla. È una specie di coerenza con il ruolo passivo ricoperto finora, e così psicologicamente è per te molto più facile giocare il ruolo della carcassa. Finisci col preferire l’essere sbranato che rischiare di andare al macello. Un tale rischio ti scandalizza e ti turba più di ogni altra cosa. E così, anche se ti rendi conto che arrivati a questo punto ciò che perderemo sarà molto di più di quello che abbiamo perso finora, la difesa che hai scelto non è stata tanto una qualche estrema speranza di poter entrare in gioco, ma una specie di congelamento dovuto alla paura di prendere il destino in mano e, da dominato, diventare un uomo libero. Per tutti questi anni – e come potresti smettere ora? – sei stato un bimbetto che ha lasciato gli adulti a pensare ai loro affari da grandi. Sì, potevi fare i tuoi giochini privati, ma dovevi lasciare perdere le cose della vita pubblica, quelle erano cose da adulti. Le tue piccole mani così si sentono al sicuro tra i palmi dei politici responsabili e del sistema dei media di questa nazione.

Loro, tenendoti per mano, ti portano di fonte a un baratro, ora puoi vederlo, tanti intorno a te sono già caduti, lo vedi, eppure questo è quello che hai imparato: a essere guidato, questo è quello che hai imparato: a lasciare questi problemi a quelli che li conoscevano meglio; almeno nel momento in cui ti spingeranno giù troverai consolazione nel sapere che non hai fatto niente di male, che le tue azioni non sono mai state indisciplinate, che tu potrai anche cadere, ma cadi come un bambino buono, cadi seguendo una traiettoria così sensibile, sapendo che non c’era altra via se non quella. Tra il terrore di liberarti prima di arrivare al precipizio e provare a scappare da solo, tu preferisci la mano che gentilmente ti spinge giù, e la bocca che in quel momento ti sussurra che ogni altra scelta sarebbe disastrosa, che tutto quello che sta facendo è per il tuo bene e il bene più grande della nazione e dei tuoi figli; i tuoi figli quando compiranno quarant’anni, è molto probabile che abbiano affrontato molta più Storia di quanto tu abbia mai fatto.”

(Il pezzo di old boy è apparso anche sul magazine Unfollow. La traduzione dal greco all’inglese è di Occupied London, la traduzione dall’inglese all’italiano è mia; l’editing rimane aperto: in caso aveste suggerimenti di traduzione fatelo nei commenti)


24
gen 12

Pietro Ichino è entrato in fabbrica

Insomma a Pietro Ichino la fabbrica di Pomigliano è piaciuta.

Da "Il fantasma delle fonderie" di Filippo ScòzzariSecondo lui non c’è tutto quel rumore che uno può pensare, anzi; c’è una buona luce, ben distribuita, c’è l’azzurro dei vialetti e la segnaletica orizzontale, ci sono le pareti di  cristallo e i giovani operai con le tute bianche, pulitissime. E c’è il serpentone giallo.

Il serpentone giallo è innocuo, è un bravo bestione, mica vuoi chiamarla ancora catena di montaggio una cosa che si sposta su un nastro di parquet tirato a lucido? Mica vorrai essere così démodé? È il 2012, siamo ampiamente nel dopo Cristo – direbbe Marchionne – mica vorrai tirar fuori la storia dell’alienazione e della ripetitività? Siamo oltre la fabbrica integrata, il sudore non serve più, vuoi scherzare?

Ok, ora leggi qui sotto:

“La tecnologia, l’informatica, la rapidità di informazione hanno cambiato il modo di lavorare sia per il lavoratore addetto ancora alla produzione dell’industria manifatturiera, sia per il lavoratore addetto ai servizi. Il lavoratore non deve più svolgere una mansione controllata da un superiore. Il lavoratore non svolge più solo una mansione parcellizzata, standardizzata e ripetitiva. L’eliminazione della fatica fisica e delle fasi ripetitive e noiose della produzione, ora svolte dalle macchine, permette al lavoratore un ruolo più creativo. I cosiddetti colletti blu, ossia i lavoratori direttamente impiegati nella produzione, scompaiono e si trasformano nei colletti blu striati di bianco”
(tratto da “Operai” di Gad Lerner, 1988, p. 85)

Sono parole di Renato Brunetta tratte da un articolo intitolato La variabile temporale nella transizione tra società industriale e post-industriale, scritto insieme a Alessandra Venturini e pubblicato in “Economia e lavoro”.
Nel 1986.

Pensa che titoli lunghi ci volevano allora. Oggi per dire la stessa cosa basta un post.
‘Sti creativi, ne azzeccassero mai una.


18
gen 12

Schegge di Liberazione: bonus track

 

In quasi due anni di Schegge di Liberazione, con tre ebook “ufficiali” e una lista di reading abbastanza lunga, è capitato che ci arrivassero dei post in ritardo perché potessimo metterli nei libri elettrici in uscita; poi ci sono arrivati anche dei documenti, dei disegni, delle foto o degli scritti che qualcuno ci ha mandato così, per poter partecipare al progetto. Tutto questo materiale aggiuntivo, noi l’abbiamo pubblicato sul blog, nelle sezioni “Inediti” e “Documenti”, e adesso ci è venuta voglia di raccogliere tutto e di farci un quarto ebook, una specie di album di “bonus tracks”, come fanno le band del rock’n’roll, sperando di fare agli autori e a voi lettori, come si dice, cosa gradita.
(Dall’introduzione a Schegge di Liberazione: bonus tracks)

Schegge di Liberazione: bonus trackCi trovate anche Allopatia, che poi è una sorta d’incipit di un mio antico progetto (in continuo remake e sempre sul punto di diventare qualcosa di più lungo, multimediale e compiuto) nell’ebook che l’ingegnoso Marco il Many Manicardi ha pubblicato sotto i tipi digitali di Barabba.
E ci sono anche, e specialmente, molti altri autori e testi che meritano d’essere letti in questo bonus track di liberazione che ci ricordi di quanto han fatto i nostri nonni per lasciarci liberi di pensare, scrivere e agire in questi tempi così bisognosi di tutte e tre le azioni.
Scaricatelo e usatelo più e come meglio potete.


13
gen 12

Cogito ergo no SUV

Quest’immagine l’avevo preparata un anno fa; era un regalo a un amico e all’associazione che aveva fondato insieme ad altre persone per farne delle magliette e tirare su qualche quattrino per sostenere le iniziative.

Ora, visti gli ultimi fatti, la pubblico anche qui: servisse mai a riflettere sul fatto che per portare in giro, specie in città, una persona di – in media – una settantina di chili non occorre un veicolo che oltrepassa i 2600.

Cogito ergo no SUV