Internet, 1930

Succede che leggendo un saggio scritto quasi 90 anni fa trovi una dozzina di righe che sembrano descrivere Internet e le connessioni del web meglio di un manuale o di un sito contemporaneo.
Sentite qua [corsivo mio]:

“Poco più di un anno fa, i sivigliani seguivano ora per ora, nei loro giornali popolari, quello che stava accadendo ad alcuni uomini vicino al Polo: sopra il fondo ardente della campagna betica scivolavano dunque ghiacciai alla deriva. Ogni lembo di terra non è più chiuso nella sua area geometrica ma, per molti effetti vitali, opera negli altri angoli del pianeta.
Secondo il principio fisico che le cose hanno la loro sede laddove operano, riconosceremo oggi, a qualunque punto del globo, la più reale ubiquità. Questa prossimità di ciò che è lontano, questa presenza di ciò che è assente, ha aumentato in proporzione prodigiosa l’orizzonte di ogni vita.”
(José Ortega y Gasset, “La ribellione delle masse”, 1930)

Il dubbio che mi rimane è quello se l’orizzonte della vita sia stato effettivamente ampliato o se invece sia stato costretto a una semplice simulazione di fronte allo schermo.
Ammetto che il dubbio mi viene quando sto troppo tempo online, quando il fuori viene oscurato da una nebbia di link e rimandi così densi e pieni che mi verrebbe solo voglia di aprire la finestra per sentire qualcosa a me fisicamente vicino, anche fosse solo il mugolìo delle stelle.

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[Immagine via Federico Gennari | twitter]

1989 – di Gianni Solla


1989 - di Gianni SollaVeronica non ascolta la cassetta che il marito le prepara, eppure la infila nel Philips del salotto e si aggira per la casa dove ogni sentimento è stato soppiantato da un surrogato domestico. Servirebbe un salvavita, qualcosa di meno elettrico e più umano, ma tutto quello che può fare è una telefonata.
Ogni interno è un piccolo inferno – sembra suggerirci Gianni Solla, acuto osservatore e solido narratore, già alle prese con la musica e i suoi precarissimi imprenditori ne “Il fiuto dello Squalo” che si consiglia vivamente di leggere.

A Plegine Supreme – di Andrea Valentini


A Plegine Supreme - di Andrea ValentiniTra la fauna del Bar Baléta, con gli occhi ispessiti e la mente lucidissima, si fanno incontri che portano a sedute per evocare Lester Bangs, dischi degli Stooges e dei Dead Boys da sgraffignare e a una promessa difficile da rispettare.
Incastrato in una settimana liberata chimicamente dal sonno, quando vero e immaginato dondolano sull stessa linea, ecco il racconto di Andrea Valentini, scrittore, sceneggiatore, appassionato di musica rock e dei suoi derivati (metal, punk, hardcore, garage) come il suo ultimo libro ben dimostra.

Pugno chiuso, e cassetta rossa – di Maurizio Di Fazio


Pugno chiuso, e cassetta rossa - di Maurizio Di FazioOgni inizio estate, dopo la fine della scuola, la stessa cassetta veniva riregistrata con i pezzi che avrebbero fatto da colonna sonora ai mesi a venire. Poi un autunno arrivò “Aspettando Godot” e, sempre su cassetta arrivarono tutte le opere del Lolli. Fino a vederlo dal vivo quel cantautore bolognese del più bel ’77 d’Italia, di parecchi anni prima.
Arriva grazie ai ricordi di Maurizio Di Faziogiornalista e blogger, già autore di “Te lo giuro sui Radiohead” e di programmi tv – l’undicesimo pezzo microanalogico e d’essai.

El funky barboncin – di Ricky Russo


El funky barboncin - di Ricky RussoIn questo trasloco nuovaiorchese, tra le valige de carton, spunta anche un portafortuna: una C60 di James Brown dal vivo all’Apollo Teather di Harlem, registrato a spese dello stesso “Funky President” il 24 ottobre 1962. E proprio a Harlem, su un marciapiede in pendenza, stanno tutti i bagagli mentre un barboncino sgancia la sua fiumana gialla, in ralenti come in un triello di Sergio Leone.
Strepitosa la lingua miscelata da Ricky Russo, dj, guida turistica, giornalista musicale, co-fondatore di Radio Nuova York e autore di “Per Bon, For Real” che del mix di triestino, italiano e bad English è il primo sorprendente esempio.