Il piacere solitario

Arthur Penn, Bonnie and Clyde (1967)

(Arthur Penn, “Lettera agli amici di Torino e Bologna”)

E leggete, vi prego, leggete libri. Siamo in un’epoca in cui le immagini digitali ci saltano addosso da ogni direzione, stregandoci. Ma vi prego di non abbandonare il piacere solitario di leggere. Nei grandi libri ci sono insegnamenti che vi torneranno utili quando affronterete la storia che volete raccontare attraverso il cinema. Nei grandi libri si possono trovare struttura, forma e ritmo narrativo. I libri concedono il lusso di ritrovare i passi che ci hanno intrigati. Sono, molto spesso, lezioni di cinema. Abbiamo molto da imparare da questi grandi narratori della storia umana.

Su carta, e-book o qualsiasi altro supporto: l’importante è l’azione e le sue conseguenze.

Cambio responsivo

I'm waiting for the man - Viktor Hertz  - FlickrNella vita di un blog arriva il momento di diventare responsive.
Oggi è quel giorno; e sarebbe anche l’occasione buona per tornare a scrivere qualcosa qui sopra invece che strafogarsi di pillole social.

Per l’occasione non poteva mancare un imprevisto: nel passaggio al nuovo tema, tutti i commenti pubblicati per ora non sono leggibili.

Ho scritto del bug nel forum dei costruttori. Aspettiamo cosa dicono.
Poi, nel caso, a denti stretti, si ricambierà vestito.
Fino a allora, commenti chiusi, come nel 2002.

[update] Quelli di Bluthemes hanno risolto il bug in pochi giorni. Bravi, così ora i commenti rifunzionano per benino.

Cinque anni fa, i greci fuochi e i social media

Cinque anni fa, di pomeriggio: i giovani greci sono in strada da giorni, dalla notte di sabato 6 dicembre quando a Atene un poliziotto ha sparato e ucciso Alexandros Grigoropoulos, 15 anni. Manifestazioni pacifiche e violentissime. Veglie e scontri, occupazioni e cortei, sit-in e molotov. Per settimane di fila, come non accadeva da un po’ in Europa.

Era il 10 dicembre del 2008 e provavo a trovare notizie sui #griots sul web.
Si capiva che c’era molto di più e quei frammenti – testuali, fotografici o video – che arrivavano online non ce la facevano a dirla tutta. Eppure erano testimonianze utili perché provenienti direttamente da chi era in strada e partecipava alle proteste.
Approntammo una diretta su radio catrame 19, eravamo io e il sociologo Calzolai. A turno si cercavano aggiornamenti e conferme. Si traduceva al volo, si scorrevano le immagini su flickr. Lo chiamammo pomposamente social media live coverage: in realtà, volevamo solo sapere quello che stava accadendo e far sapere – a quel pugno di web-ascoltatori che ci seguiva – che in quei giorni in Grecia stava scomparendo il futuro di diverse generazioni. Generazioni che se ne accorgevano e decidevano di non stare più zitte e buone.

L’ho cercata invano: la registrazione di quella puntata – I greci fuochi – non esiste più; è rimasta solo una sorta di copertina/banner. Come un’immagine dal futuro.

I greci fuochi

Il bianco, il bravuomo e Medium

[Non l'ho scritto su Medium perché mi è venuto in mente adesso. Così, invece di aggiornare quel post, ho deciso di scriverlo qui, anche in rispetto al mio luogo digitale più vecchio]

È un discorso che riguarda gli spazi bianchi e la valorizzazione della parola scritta a schermo; è un po’ una pippa mentale che ha a che fare con le grazie di un font e l’interlinea del testo, la spaziatura tra lettere e il rientro a capo. Tutte cose che potrebbero far pensare al mezzo più antico, la carta, e che invece si ripropongono tutte, aumentate, nella scrittura a 72 dpi.

Tutte cose a cui arsenio bravuomo è sensibile e che cura da anni, in ogni cambio d’interfaccia che gli abbia visto fare.
Lui sa che il bianco intorno è importante anche nel web e che è inutile intestardirsi nel voler usare font improbabili, disgraziati, perché l’occhio di chi legge ti sfancula in quattro righe, appena si accorge che un carattere più consono al monitor gli avrebbe evitato fatiche inutili.
Non so se il fratello di reggimento conosca Medium ma so che in fatto di interfacce è sempre stato un precursore. Così oggi quando ho letto il suo ultimo post, mi sono reso conto che il due colonne ben fornito di bianco adottato da Medium lui ce l’ha da diverso tempo.
Non mi sorprende: l’ars’ è l’unico che io conosca che aveva un blog quando in Italia non si conosceva ancora il termine.
E poi il claim di Medium: “Not too big, not too small” si adatta alla perfezione all’adagio bravuomesco del “non esagerare mai. con niente. e quando dico niente intendo tutto”