9/11 do you reMEME?

[meme via Eio e Livefast]

Tutti gli americani di una certa età dicono di ricordarsi dov’erano e cosa facevano quando Kennedy è stato assassinato a Dallas. Tranne uno: Kennedy.
(Tullio Avoledo, Lo stato dell’Unione)

Ero al lavoro, davanti al computer, nell’agenzia di comunicazione dove stavo allora.
Stanza dei grafici: scrivanie a ferro di cavallo per l’unico anno che avevo deciso di fare il dipendente.
E’ arrivato uno dal piano di sotto dove ci stavano i programmatori e i sistemisti che c’ha detto che c’era stato un casino a New York. Un casino bello grosso.
I siti che si cercava di consultare erano lentissimi. Abbiamo fatto smettere anche lo scaricamento di robe dalla Rete (c’era un computer usato solo per quello) ma niente da fare, i siti erano quasi bloccati. Siamo andati nella stanza dove c’era la televisione e abbiamo visto l’aereo schiantarsi nel vetro del grattacielo.
Un’ora ora dopo mi ha chiamato la mia ex fidanzata di allora. Ci eravamo mollati da dieci giorni precisi. Mi ha chiesto cosa stava succedendo.
Ho detto quel che avevo visto, poi lei mi dice: “E ora che succederà?”.
“La solita merda di sempre, cosa vuoi che succeda?”
“Ma c’è da avere paura?”
“Penso proprio di sì”
La CNN ora si vedeva, Repubblica.it anche. Io e gli altri grafici siamo andati su all’ultimo piano, in terrazzo. C’era un ripetitore che faceva un rumore diabolico. Quando ti ci avvicinavi sembrava che un fischio ti ovattasse un orecchio e ti si rizzavano i peli e i capelli. Ci siamo affacciati al parapetto guardando giù. Sette piani più sotto c’era un capannello di persone che ogni tanto alzava la testa verso di noi. Noi li riguardavamo, uno li ha anche salutati.
Poi è arrivato un commerciale a dirci che era crollata una torre e che era meglio se riscendevamo in ufficio.

Tu che facevi?

8 comments

  1. Carlo Cannella

    Io ero in negozio a vendere playstation. A un tratto arriva trafelato l’orafo del laboratorio accanto.
    “Un casino” dice, “sembra un film. Hanno dirottato degli aerei e li hanno fatti schiantare sulle torri gemelle a New York. 30.000 morti, mica cazzi. Qua tutti parlano di terza guerra mondiale.”
    “Ah, si?”, dico.

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  3. Una volta tanto accetto la proposta.
    “Al lavoro, come ogni mattina di quelle mattine in cui lavoravo tutti i giorni, la sirena ha fischiato da non molto e io, come al solito, dopo aver fatto colazione alla macchinetta dell’ufficio con la brioche confezionata che mi sono portato da casa nella tasca del piumino, guardo il sito di Repubblica, così per leggere le ultime notizie.
    E vedo quello che è successo, vedo una torre che pare un cerino acceso e un sigaro che invece è un aereo bianco, e lo dico ai miei colleghi, ma loro lo sanno già, tutti si muovono come formiche impazzite, preoccupati sì, ma non troppo ché l’America è troppo lontana. E pensare che fino al giorno prima parlavamo dell’estate che era finita, della pioggia in arrivo, di andare a fare funghi.
    Poi ci viene un dubbio, nella nostra testa di operai: che non sia vero niente. Qualcuno dice che agli americani forse sta bene, se le sono cercate… poi niente, cerco solo di capire, mentre i macchinisti abbandonano ogni tanto le rumorose offset per chiedere notizie aggiornate. Qualcuno dice che alla fine vincerà il Comunismo e che il modello americano è destinato a crollare sotto il peso dei poveri che sta schiacciando. Sociologia da circolo Balalaika, tra una stecca di biliardo e le pere, tra bicchieri di vino aspro e il fumo delle MS…
    Restiamo tutto il giorno intontiti, ogni tanto ne parliamo, guardiamo il sito di Repubblica ogni dieci minuti e poi alle cinque del pomeriggio, quando suona la sirena della sera, scappiamo subito a casa, senza fare straordinario. Alle cinque e due minuti accendiamo i motori delle auto e abbiamo una voglia inconfessabile di andare a casa.
    Però non abbiamo così paura da guardare il cielo o da telefonare a casa: l’America è lontana e in fondo se le vanno a cercare…”.

  4. Io stavo vendemmiando. Lo giuro. Seppi tutto, finito di lavorare, dalla radio che stavo ascoltando in macchina sulla strada del ritorno. “E’ una delle più grandi tragedie nella storia dell’umanità”: ricordo distintamente che diceva queste parole, lo speaker di turno. E io non capivo. Mi preipitai a casa. Erano tutti incollati alla tv. Ipnotizzati.

  5. SAPO!!

    io stavo lavorando alacremente per la messa online (messa pagana, ovviamente…) del sito del Grande Fratello 2. poi un’amica in iciccù mi ha scritto “un aereo è caduto [sic] sulle torri gemelle”, “cazzo, che mira”, ho pensato.

    non so mai se vergognarmi o andare fiero di questa mia peculiare forma di unicità.

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  7. lucio

    stavo guardando la televisione… per lavoro (do you remember 35mm?)… in particolare Ally McBeal su canale 5… giro sulla Rai e vedo del fumo da un grattacielo… il tempo di alzarmi e chiamare la mia ragazza dell’epoca… torno e vedo l’altra torre col fumo… cambio canale per vedere se qualcun altro dicesse qualcosa al riguardo… torno sulla rai e una torre era caduta… poi e’ caduta anche l’altra…

    la mia seconda reazione e’ stata “beh, se la sono proprio cercata… “

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