#15O: visto, fatto, sentito, perso e avuto

ho visto

piazza Esedra già gremita un’ora prima di partire, un belvedere di teste e cartelli al sole, scritte in inglese, inviti alla decrescita o a mangiare i ricchi, l’amore secondo Brecht e futuri non in debito;

un militante della FIOM di Venezia che era uguale sputato a Edoardo Sanguineti;

l’imbocco di via Cavour pieno all’inverosimile, con dietro piazza Esedra che ancora traboccava di persone e la testa del corteo che già scompariva all’orizzonte;

i diverbi e gli spintoni tra un gruppo di manifestanti col volto coperto che superavano il corteo sul marciapiede e il servizio d’ordine dei Cobas prima e quello della FIOM dopo;

il fumo nero della prima macchina bruciata in via Cavour;

troppe bandiere, asserragliate al proprio posto all’interno del corteo, senza nessun servizio d’ordine collettivo, ma ognuno responsabile del proprio spezzone;

il camioncino dei Cobas vicino a un mezzo della polizia che con un idrante colpiva i manifestanti arrivati in piazza San Giovanni prima di me;

15 ottobre 2011 | Romaho ascoltato

le note degli Area e quelle di Caparezza sfuocate insieme dalla vicinanza di due camioncini con playlist e equipaggi separati da trent’anni di gusti e lotte, incamminati sullo stesso percorso;

Landini dire che la manifestazione della FIOM si scioglieva in piazza Vittorio, senza che fosse approdata a San Giovanni dove gli scontri continuavano;

A., trent’anni, operaio e rappresentante sindacale, raccontare della possibilità di parlare a tante persone, di uscire dal fortino in cui ci vorrebbero rinchiusi e di capire che condividendo le esperienze e le idee si raggiungono numeri e obbiettivi che nessun Marchionne può impedirci di raggiungere “guarda, queste che sono qui oggi sono le persone da ascoltare, mica stare lì a farsi le foto come ha fatto la Camusso quando ha fatto la posa da moschettiere insieme alla Marcegaglia e gli altri due”

M.G., studentessa e lavoratrice, trent’anni, rimasta bloccata per un’ora e mezzo sui gradini della basilica e incazzata con chi l’aveva buttata solo sullo scontro perché “se qualcuno vuole fare una manifestazione violenta la faccia pure, mica mi scandalizzo, ma che la facesse per conto suo, si sfogasse bene e poi venisse alle manifestazioni collettive già sfogato e pronto a agire in altri modi”;

un ragazzo napoletano rispondere a un suo amico che gli chiedeva se potevano fermarsi a prendere un trancio di pizza: “Ti si mangiat’ chist’ munn’ e chill’at! Ancora vuoi mangiare? Si’ pegg’ e’ a BCE!”

ho fatto

ho bevuto una birra e cantato camminando a fianco del camioncino del Teatro Valle e del Cinema Palazzo, insieme alle persone intorno che urlavano Hey Ho! Let’s Go! e il microfono in cima a ricordarci la risata che li seppellirà;

ho camminato insieme a migliaia di persone, perdendomi nei dialetti, nelle facce felici di essere così tante e diverse, sapendo che altri in tutto il mondo si trovavano insieme per gli stessi motivi;

un attraversamento quasi in apnea per via Labicana, coi cassonetti e le macchine bruciate, le pietre che picchiavano per terra, i vigili del fuoco che urlavano qualcosa che non si capiva, il suono delle sirene che veniva da via Merulana;

aggiornato twitter fin quando la situazione è diventata cruenta e ho smesso, senza sentire alcun bisogno di fare la cronaca delle terre di nessuno in fiamme (tanto ci hanno pensato quei giornali e quelle tv che non aspettavano altro);

ho perso

quasi subito il contatto con i militanti e gli operai della FIOM con i quali sono andato a Roma (e che ringrazio per l’amicizia e la fratellanza fin da quando siamo partiti);

la pazienza quando si è capito che in piazza San Giovanni molti manifestanti non ci sarebbero mai arrivati e che la fine della giornata sarebbe arrivata senza l’opportunità di darci appuntamento e coordinarci per le prossime settimane;

un po’ di speranza nel fatto di vedere una piazza italiana occupata senza bisogno di nascondersi la faccia;

quasi un chilo di peso e una confezione di tabacco appena aperta;

ho avuto

il sole in faccia per quasi tutto il giorno e il culo stretto per più due ore;

la consapevolezza che siamo davvero tanti a volere un cambiamento;

il desiderio di rincontrarci e riprovare ancora e ancora.

3 comments

  1. F

    la meglio cosa che ho letto su tutta la faccenda,
    brav
    f.

  2. roberto

    osservandola dai media “ufficiali”, dalla manifestazione sono usciti fuori solo fumi, fiamme e frantumi. e, a seguire, i soliti cori autoritari e perversi. è bello leggere altri sguardi.
    Rob

  3. Lu

    Grazie Strel’, tu avrai perso un po’ di speranza ma leggendoti l’ho ritrovata io.

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