Mica si può riprendere il discorso con un semplice heri dicebamus: per continuare il massacro del romanzo collodiano dotiamoci d’un minimo di copertura teorica, una specie d’alibi intellettual-criminoso.
Ecco perché – cooptandolo come involontario mandante – si tira in ballo Rolandino Barthes e la sua definizione di classico.
Per il filosofo d’oltralpe un classico è un testo chiuso alla possibilità della connotazione: nel leggerlo è preclusa al lettore ogni possibilità di speculare e aggiungere ulteriori elementi sostanziali, come se l’autore avesse già detto tutto e il lettore non potesse far altro che leggere passivamente pagine chiuse e intoccabili.
Il testo classico è come se ormai bastasse a se stesso (sembra pericolosamente avere a che fare con la verità) anche per questo Barthes continua a dire che non è scrivibile, quasi fosse una perla di grande valore ma irraggiungibile perché adagiata in un’ostrica di vetro impossibile da disserrare (lo strutturalista francese si rivolterà nella tomba per quest’analogia balneare, ma prima o poi capirà)
Riscrivere un classico significa rompere questa passività riregalando al lettore la libertà di fronte al testo che così ridiventa plurale ammantandosi di differenze, in barba all’autore originale, il più delle volte morto e sepolto.
Anche e soprattutto per questo l’accatastamento e la riscrittura di Pinocchio continua e se avete la voglia, il tempo e il coraggio di accostarvi al romanzo di Collodi per riscriverne un parte, un’ambientazione, un personaggio da oggi potete rifarlo: vi serve solo una spietata sincerità oltre alla consapevolezza che il miglior scrittore è quello che conosce l’artificialità della scrivere e gioca con essa, producendo nuovi significati (paroloni ancora di Barthes che a questo punto sarà centrifugando come una trottola)
Ora: fuor dalla pappardella semi-filosofica che vi siete sorbiti, se volete partecipare a quest’esperimento di riscrittura collettiva della fiaba non avete che da iniziare a pensare a perché e come vorrete rivistarla: tutti i contributi saranno pubblicati su quest’apposito blog, in collaborazione direttissima con Intoscana.it, già preziosissimo supporto per le stampe del volume uno.
Non ci sono senza limiti di spazio e battute imposte: potete tirarne fuori una poesia di poche righe come un racconto basta che poi spediate il tutto a quest’indirizzo e-mail (meglio se come allegato testuale e preferibilmente in formato .rtf)
Insomma, chi vuole inizi pure a darsi da fare: altre notizie, aggiornamenti, novità multimediali e non arriveranno nelle prossime settimane fino ad arrivare alla metà di settembre quando si tireranno i fili e il burattino comincerà a sgambettare di nuovo, più paonazzo e sciancato che mai grazie anche alla matita del grande Mik che c’ha ricolorato di rubizzo angarioso il burattino per lanciare questa seconda parte dell’esperimento.
Buona riscrittura a tutti (e scusa, Rolando, si scherza, dai!)





il rolando furioso…
che bello, magari sì :)
@mauro:
sarà furiosissimo dopo questa tirata di giacchetta!
@petarda:
eddai, eddai! :))