Il fiuto dello squalo

“Destino non è un termine astratto. Significa avere o no un buon livello di istruzione e poterlo trasmettere; poter scegliere o no dove e come abitare; vivere in salute più o meno a lungo; fare un lavoro gradito, professionalmente interessante oppure no; avere o non avere preoccupazioni economiche; dover temere oppure no che il più modesto incidente della vita quotidiana metta in seria difficoltà sé o la propria famiglia.”
(Luciano Gallino, “La lotta di classe dopo la lotta di classe”)

Marsilio editore, Gianni solla, Il fiuto dello squalo

Anche Sergio Scozzacane ha la sua comunità di destino. Quella di chi vive alla pensione Nuova Libia con i vestiti sparpagliati per la stanza e una colonia di insetti dentro le pareti. Quella di chi ingoia Supradin e Multicentrum tra una sigaretta e l’altra. Quella di chi ha una macchina stanca già in partenza e pronta a fermarsi quando il viaggio impegni un po’ più a lungo i suoi ingranaggi. Quella di chi sa che aspettare un giorno di più per saldare un debito equivale alla perdita di una falange, negoziabile solo nella scelta dagli arti inferiori o superiori.

Di lavoro Scozzacane fa lo spacciatore di sogni di gloria. Vende quarti di minuti di celebrità a chiunque sia così ingenuo o deficiente da affidarsi alle sue cure. È un impresario musicale che promette palchi di Sanremo e dischi d’oro ai suoi pazienti, che invece si ritrovano mollati sotto un palco pericolante al festival di Licola. Si aspettano eroina di ottima qualità e si beccano il cobret.

Per sopravvivere a questa a attività, come ogni spacciatore che voglia durare più d’uno sbadiglio di cane, Scozzacane non assume mai la sostanza che smercia. I sogni e la fama non gli interessano, sa che sono pericolossimi. Quello che più gli importa ora è fuggire via il prima possibile, ripagando i debiti con la camorra e salvando l’integrità della pinna che gli solca il viso.
L’ultima possibilità gli si presenta sotto forma di una ragazza cieca e di suo fratello, vincitore di un talent show. Il contratto dice che in passato il ragazzo è stato così intontito da servirsi da lui e Scozzacane, a’sfaccimm e’ tutt e’manager, ci prova. Si avvia, insieme ai due, verso il festival di Sanremo, alla faccia della sua comunità di destino.
Tallonata dal SUV dei Santamaria, una Opel Corsa da Napoli risale l’Italia. Centodieci chilometri all’ora di disperato ottimismo.

Sergio Scozzacane è il protagonista di “Il fiuto dello squalo”, l’ultimo libro di Gianni Solla. Uno scrittore capace di trattare e domare il registro comico come pochi sanno fare.
Se la comicità smonta la realtà e ne allevia i nodi, allentando i bulloni della crudeltà, il formidabile direttore dell’Hotel Messico l’ultimo bullone lo lascia sempre ben avvitato. Nessuna risata sguaiata, molti applausi.