Le elezioni in Grecia: 2 interviste

Keep calm and #eklogesDomenica in Grecia ci sono le elezioni politiche  – hashtag di riferimento su twitter:#ekloges.
Per saperne di più sulla situazione, sui partiti e sulle dinamiche in atto ho intervistato due persone che seguo via blog e twitter: Yannis Stellidis (Assistant Professor of #InternationalRelations, Kyung Hee University, South Korea. Formerly of St Andrews) e Nikos Nikolakakis (Political Scientist, Historian, student of the Law. Have a thing for maps and Marx). Li ringrazio per la disponibilità e l’attenzione prestatami.

Domanda 
Golden Dawn – Chrysi Avyi, partito dichiaratamente neonazista, negli ultimi sondaggi è dato al 5%. 
Tra gli argomenti che la destra e l’estrema destra stanno utilizzando maggiormente nella campagna elettorale ci sono quelli della xenofobia e di un nazionalismo che attacca e esclude i più deboli.  In Grecia, come avviene già anche in altri paesi europei, vengono proposte e attuate soluzioni razziste o lesive dei diritti umani come i campi di concentramento per gli immigrati irregolari.

Quali sono le possibilità che nel popolo greco prevalga questa linea? Esiste il rischio di un’uscita da destra dalla crisi e dall’Europa?

Yannis Tellidis
È vero che l’estrema destra non è un fenomeno esclusivamente greco, ma è presente in tutta Europa da un bel po’ di anni: Haider in Austria, Wilders in Olanda, Le Pen in Francia, solo per ricordarne alcuni. Detto questo, bisogna riconoscere che sia in Grecia come nel resto d’Europa gli strati sociali che si identificano con i gruppi di estrema destra non sono mai scomparsi. Insomma, non è un fenomeno nuovo. Ciò che c’è di nuovo è la loro presenza nei parlamenti o il potere parlamentare che questi gruppi hanno ottenuto, nel solco del lungo (o oserei dire dimenticato) percorso dell’estremismo nella storia d’Europa.

È anche vero che in tempi di crisi queste ideologie possono attirare molte persone per i rimedi semplicistici che offrono. L’altrizzazione, ossia l’incolpare dei propri problemi gli altri, semplicemente additandone (o cancellandone) l’esistenza è una soluzione molto facile. Questo è ciò che attrae coloro che socialmente e politicamente hanno una visione a breve termine e necessitano di una soluzione facile, rifiutando di riconoscere il fatto che loro stessi sono parte dei propri problemi.

È difficile prevedere se il nazionalismo e le autocrazie saranno la risposta dei singoli paesi alla crisi che attraversa l’Europa. Tuttavia quello che posso dire con certezza è che la politica europea è diventata molto più nazionalista. Ricordo che a metà degli anni novanta l’Europa era vista come la nuova nazione alla quale tutti appartenevano e le aspirazioni e i progetti futuri non erano così distanti dai cittadini che ne condividevano molto di più la direzione. Il nazionalismo allora aveva una forma più civica e civile: era più una sorta di sana competizione tra nazionalità (e non tra nazionalismi) diverse. Oggi usiamo le nostre etnicità per minare e distruggere l’intento sovranazionale del progetto europeo.  In larga misura questo è avvenuto per il tipo di discorsi e di argomenti usati dalle elite politiche europee (il Sud irresponsible, fannullone e evasore vs il Nord responsabile, serio e produttivo). In più, le elite dimostrano un comportamento fortemente autocratico quando: 1) si rifiutano di accettare che le misure che propongono non stanno funzionando 2) sostengono che non c’è alternativa alle loro proposte di soluzione.

Non voglio credere al fatto che l’intera Europa possa ritornare a 70 anni fa e in particolare mi rifiuto di accettare che i popoli europei possano permettere a regimi autoritari e autocratici di prendere il potere. Tuttavia, non posso non accorgermi che molti europei sono diventati insensibili, come intorpiditi, di fronte all’austerità e alla crisi. Un torpore che ha portato molti all’apatia sociale e politica. Questo sarebbe il momento di invertire questo comportamento: le elezioni in Francia ce lo hanno appena dimostrato, la caduta del governo olandese e le cattiva salute dei sistemi socio-economici olandesi e tedeschi hanno reso evidente che le cose non sono così rosee come volevano presentarcele. Anche la Gran Bretagna, che pure è fuori dall’Eurozona ha un’economia stagnante (se non già indirizzata verso la recessione). E le persone hanno cominciato a reagire. Ritornando alla questione dell’estrema destra, voglio credere che la loro presenza sia dovuta a) al fatto che si facciano sentire più della sinistra, estremamente indebolita dal fatto di non poter offrire argomenti alternativi b) sono un terreno fertile per il sensazionalismo dei media e per questo riescono a attrarre più attenzione della sinistra. Anche nel caso in cui  la sinistra proponesse soluzioni concrete per uscire dalla crisi (lo ipotizzo, visto che ancora non ne vedo) credo che i gruppi di estrema destra continuerebbero a ricevere  molta più attenzione dai mezzi di comunicazione di massa.

Nikos Nikolakakis
Golden Dawn  è molto simile a quello che in Italia è Forza Nuova; raccoglie e punta sulla frustrazione delle persone, specie dei giovani greci. Il loro capo, Nikolaos Michaloliakos ha fondato il movimento nel 1980 e è un personaggio dell’estrema destra neofascista fin dai giorni appena successivi al regime dei colonnelli, già presidente di Ethniki Politiki Enosis  – il partito fondato in carcere dal colonnello che guidò il golpe del 1967, Georgios Papadopoulos  – e di cui è stato primo presidente Konstantinos Plevris, uno degli esponenti della prima ora del neofascismo greco (suo figlio, Athanasios Plevris, è oggi parlamentare per LAOS).
Golden Dawn si è presentato la prima volta come partito alle elezioni legislative nel 1996 ottenendo una precentuale molto bassa (lo 0.07% dei consensi). Solo alle amministrative del 2010, è riuscito a far eleggere un proprio rappresentante al consiglio comunale di Atene – e in quell’aula pochi mesi fa Michaloliakos ha ostentamente esibito il saluto romano.

A mio avviso i voti che riusciranno a prendere saranno quelli che perderà LAOS che così sconterà l’appoggio dato fino a febbraio all’ultimo governo tecnico. Perché tra LAOS e Golden Dawn le differenze sono davvero poche. Per fare un esempio italiano, è come la differenza tra la Lega Nord e Forza Nuova: la radice è la stessa ed è quella profondamente xenofoba. Le posizioni sull’immigrazione sono sempre quelle solo che LAOS lo maschera meglio, cerca di rendersi presentabile, con doppiopetto e parlantina, ma le radici ideologiche dei due partiti rimangono identiche. Gli altri voti che Golden Dawn potrebbe guadagnare potrebbero arrivare da Nuova Democrazia, il partito di centro destra che non potendo più accontentare una parte di elettorato lo lascia libero di ritornare nella propria collocazione naturale.
In altre parole, non è che l’estrema destra cresce: c’è da tantissimi anni e ci sarà ancora; il fatto è che sta cambiando maschera. Ora è più riconoscibile perché più estrema, molto semplicemente perché quelli di Golden Dawn vanno in giro picchiare. Ma anche il LAOS ha al suo interno persone che hanno avuto trascorsi da picchiatore. Mavroudis Voridis, da poco passato nelle fila di Nuova Democrazia è stato per un breve periodo anche ministro dei trasporti: è in ottimi rapporti con Jean-Marie Le Pen e da giovane era insieme a Michaloliakos nelle spedizioni alla facoltà di legge di Atene, armati di asce e bastoni. Sono tutte persone dell’estrema destra, provenienti dall’identica matrice politica di destra radicale che magari, come Adonis Georgiades, adesso sono di Nuova Democrazia.

Personalmente non credo che raggiungeranno il 5%; potrebbero anche entrare in Parlamento, ma forse così non ci entrerà LAOS che ultimamente è dato al 2.9%, dal 5,6% che aveva alle ultime elezioni legislative. Insomma, può essere preoccupante, ma ciò che accade ultimamente ossia volerne esagerare il pericolo, secondo me, è anche una risposta del sistema: i due partiti più grandi, PASOK e Nuova Democrazia, cercano di usare lo spauracchio dell’estrema destra anti-sistemica e xenofoba come pretesto per continuare a considerarsi gli unici a poter governare il paese. Le parole di Venizelos di pochi giorni fa rientrano a pieno in questa strategia.

Domanda
Cosa pensi della situazione in cui si trovano i partiti a sinistra del PASOK? Le divisioni e la mancanza di un fronte comune sono superabili in nome di una diversa concezione dell’Europa e del sistema economico-finanziario che la caratterizza? Quali sono le idee e i punti su cui una opposizione sociale e politica potrebbe unirsi convincendo gli elettori a votarla?

Yannis Tellidis
Come accennavo già nella domanda prima, la sinistra è rimasta troppo a lungo in uno stato oscillante tra una sorta di coma (nel caso peggiore) e di schizofrenia introversa (nel caso migliore). C’è un’incapacità di affrontare la situazione tramite soluzioni che siano studiate e pratiche allo stesso tempo e che siano comprensibili dalle persone che stanno realmente sperimentando gli effetti della crisi. E questo succede perché esistono molte voci: anti-europeisti vs. europeisti, quelli contrari all’euro e quelli favorevoli, etc. Alla fine tutti sembrano dimenticare che i problemi che dobbiamo affrontare non sono di tipo economico, ma di tipo politico. Anche nel caso della Grecia, dove l’accumulazione del debito è enorme, questo accade a causa di scelte politiche sbagliate. Quella che ci vuole è la volontà politica. Lo stesso tipo di volontà politica che ha portato alle ri-nazionalizzazioni delle società in America Latina, questo è ciò che è necessario in Europa.

Non sto invocando un nuovo stato europeo in stile sovietico. Semplicemente, sto dicendo che quando anche le nazioni maggiori , quelle che hanno fatto le leggi dell’Eurozona, si trovano nella condizione di non poterle più rispettare, allora significa che il sistema è difettoso. E siccome le decisioni che hanno creato queste leggi sono state di tipo politico, tutto ciò che serve per invertirle o riesaminarle o rivederle, può avvenire solo attraverso nuove decisioni politiche. La maggior parte dell’attuale economia non funziona secondo i principi della fisica – l’economia non è regolata da verità oggettive e innegabili. E questo perché, in una certa misura, economia e politica coesistono, sono collegate e si completano a vicenda. I tecnici al governo adesso in Italia e in Grecia lo dimostrano. Gli aspetti economici pesano di più della volontà politica delle persone. Naturalmente, parlando di Grecia, lasciare la questione in mano  alle persone non cambierebbe molto: il nepotismo, il clientelismo e la corruzione continuerebbero tranquillamente. Così, come succede per tutte le cose della vita – dove niente è totalmente bianco e niente è totalmente nero, ma piuttosto una mix dei due – ciò che potrebbe essere necessario è sia una parte di competenza sia una di rispetto verso il verdetto politico che i cittadini esprimeranno. Ma questo dipende dalla volontà politica di chi governerà! E non può sottostare né ai diktat dei banchieri né dovrebbe portare a una dittatura delle masse.

Nikos Nikolakakis
Penso che la situazione a sinistra sia abbastanza strana. Il primo partito appena a  sinistra dei socialisti è Sinistra Democratica di Fotis Kouvelis che, a mio avviso, è un partito al 100% opportunista in quanto sta solo cercando voti, oltre che in quelli di Nuova Democrazia, negli elettori del PASOK che si sono resi conto che ormai di socialista il loro partito non ha più niente. Nel caso, molto probabile, che prendano intorno all’8% credo che non direbbero di no a una coalizione di governo con i due partiti principali. La loro posizione è una sorta di via di mezzo con molte ambiguità: criticano il memorandum che però – dicono – ormai è stato sottoscritto e va rispettato perché la Grecia deve rimanere nell’Unione europea. Per questo, a mio avviso, sono davvero poco affidabili. I loro parlamentari provengono da SYRIZA, dalla sua componente filo PASOK  di cui Kouvelis era uno degli esponenti principali. Due anni fa questa componente si è staccata formando un partito autonomo. Anche un altro dei co-fondatori di Sinistra Democratica, Grigoris Psarianos, che qualche anno fa aveva posizioni molto di sinistra adesso è praticamente di centro e si è prodotto in dichiarazioni secondo cui è addirittura la sinistra che ha rovinato tutto.

Venendo a SYRIZA: negli ultimi sondaggi la coalizione della sinistra radicale viene data in forte crescita perché adotta una retorica e un linguaggio buono un po’ per tutti, rivolgendosi anche ai riformisti di sinistra che pensano che rimanendo dentro l’Unione europea si possa trovare una soluzione – cosa che, a mio parere, in questo contesto europeo è assolutamente impossibile. Il fatto che il loro leader, Alexis Tsipras, sia una persona abbastanza giovane e pulita attirerà un bel po’ di giovani, un elettorato che magari non è molto politicizzato. Le soluzioni che SYRIZA propone, secondo me, sono però poco chiare. Tsipras dice: prima di tutto vediamo se riusciamo a trovare un modo per rimanere nell’Unione europea e non pagare il debito oppure iniziare a pagarlo tra un po’, dopo che abbiamo ripreso a crescere. Poi dice di voler nazionalizzare le banche. Insomma anche qui un miscuglio un po’ troppo confuso e poco deciso. Nonostante questo credo che la coalizione otterrà una percentuale di voti abbastanza alta rispetto a quello che ha avuto l’ultima volta (4.60%) – anche se bisogna ricordare che nei sondaggi SYRIZA è sempre stata data con percentuali maggiori rispetto quelle che poi ha effettivamente ottenuto. Ciò dipende dal fatto che il suo elettorato non è ideologicamente compatto, è poco stabile.

L’idea del fronte unico che SYRIZA propone, secondo me, non ha senso. Prima di tutto quando si dice sinistra bisogna avere chiaro che cosa si intende: è quella riformista che vuole solo ammorbidire il capitalismo o è quella anticapitalista? In tutti i paesi, quando la sinistra si è unita senza avere obiettivi chiari e condivisi, quando è arrivato il momento di governare sono arrivati i casini. Perché i governi così formati sono instabili e è sempre la parte più radicale ne ha fatto le spese. È successo anche da voi in Italia: Rifondazione comunista è stata rovinata da questa situazione; un partito che alle elezioni  otteneva dei buoni risultati e che adesso esiste tra molte difficoltà.

A mio avviso quello che si sarebbe potuto fare è unire le forze anticapitaliste, per esempio il partito comunista e ANTARSYA insieme agli altri partiti minori, come il M-L KKE  e altri. In questo modo, per esempio ANTARSYA avrebbe avuto più possibilità di entrare in Parlamento mentre così è quasi impossibile che ce la faccia.
Questo potrebbe essere l’unico tipo di fronte comune che potrebbe esistere, perché ha delle forti basi in comune. Metti invece che ti allei con  SYRIZA: una volta al governo che cosa fai? Sono due punti di vista molto diversi: il partito comunista dice che la crisi non è economica, ma è la crisi del capitalismo, il problema è il sistema e va cambiato. È vero che anche in SYRIZA esistono posizioni molto critiche sul capitalismo, ma ci sono anche quelli che credono che questo sistema economico vada bene e che sia da riprovare modificandolo un po’.
Per questo le proposte di unità che fa Tsipras sono gratuite, come se volesse passare per quello aperto e disposto all’unità, addossando la colpa ai comunisti che non ci vogliono stare e guadagnando i voti di chi è stanco della divisione della sinistra.
Mentre, a mio avviso, il vero nodo da sciogliere per giungere a una reale unità delle forze di sinistra rimane quello tra chi ancora crede in questo sistema e chi invece vuole una vera alternativa. Se il capitalismo non funziona più da decenni perché dovrebbe rimettersi in sesto entro l’anno prossimo?

[intervista pubblicata anche su Il Corsaro: “Elezioni in Grecia: due interviste per capirne di più”, 5 maggio 2102]