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Un solo click, tanti blog
 
Archivio: febbraio 04
Dove s'è parlato di:


sogni e incubi americani,rompimenti di coglioni campaign e uischi annacquati, scioperi a Genova Brignole e sindacati d'oltremanica, commenti inventati e blogger veri, lì, in quel di Napoli, tra amici e nemici.
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Scena 304
Int. giorno, dettaglio>> Quel che resta>> 20 febbraio 2004

Succede che poi rimani un giorno a casa e ti fermi e senti quel che t'è rimasto.

E restano:

le telefonate di notte del Direttore, santo bevitore in cerca di ska col viso sfumato in esagesimale sul tono dei filtri delle Marlboro;

l'attraversamento in apnea d'una strada di Napoli, seguendo le cattive inclinazioni in cerca di cibo e caldo;

un profilo allungato di un poeta sulle scale mobili della metro, mentre ai lati sfrecciano le striature delle porte che si chiudono;

un tranquillo e divertito Wittgenstein seduto a colazione e dai gesti e dalla memoria sincera;

l'entusiasmo di chi non è mai aterra;

la pizia più semplice e snob della blogosfera;

la sorpresa dell'eroe sumero e sua metà, precisi e impavidi anche nei resoconti;

una personalità concretissima che sa prendere tutto e tutti nel verso più ironico e pungente e col quale un paio di campari valgon più di settemiladugento commenti;

posillipo senza le improntenondigitali di uno dei migliori ciceroni e commentatori esistenzial-politici che abbia incontrato - togliete la Jervolino e fatelo sindaco, per la madonna!

le polacchine del mio scrittore preferito e la voglia d'abbracciarlo che mi piglia quando lo vedo scritto sulla rete o in giro per per le città;

della gioialità di Antonio Montanaro che già mi stava simpatico - e figurarsi quando poi scopri che è pure Fuori Margine;

la nostra stanza che sembrava Napoli il sei d'agosto e con la banda a svegliarti evocando il piave e il ...24 maggio;

Poi fai anche che oggi leggi Benzina che ti trita col senso sempre affilato dei suoi post:

"C'è tutto un incrocio di vite dietro a queste paginette del cazzo e per guadagnarci qualcosa bisogna rimetterci molto. C'è amoreodio, c'è chi conoscevi e non conosci più. C'è che non si può tenere tutto e tutti, c'è che il blog va stretto qualche volta. C'è che gli asociali hanno un sacco di amici e i socievoli nemmeno uno. C'è che ci si sente davvero come tanti anni fa al termine di una decennale esperienza parrocchiale: un filo di nostalgia e tanta voglia di andarsene." (Livefast)

E' che io a questo punto saprei anche dove fuggire.
E invece rimango ancora qui, con 'sto stracazzo di tappo proprio tra la trachea e l'esofago, in stupida altalena tra lo scivolare nell'acido dello stomaco e l'infiltrarsi tra la carta da parati nicotina dei miei polmoni - e chi rammenta "Ovosodo" si piglia un vaffanculo.

Fai pure che senti uno che dice che i politici di professione son tutti ladri chè non hanno mai lavorato e mi piglia lo sconforto che io vorrei che tutti - scrittori, blogger, ministri e operai - si smettesse di lavorare.

Mettici anche che sembriamo tanti disgraziati, - ben compressi, per nostra scelta, nel territorio ibrido tra scrittura, editoria e no-profit - così come 50 anni fa i duemila operai di Monfalcone si trovarono stritolati tra le scomuniche del Cominform e lo strappo jugoslavo - che però è meglio se ne parlo un'altra volta.

Ti viene anche in mente che, tra qualche ora, andrai ad insegnare a una quindicina di persone come lo piglieranno nel culo benissimo i prossimi anni quando malediranno d'aver seguito questo corso per web-designer.
A loro stasera però non dirai che ora ti viene un'altra cosa.

Proprio un'altra cosa. Più vicina e concreta. Ci pensi. Ci bevi sopra.

Poi - dice - ti viene da piangere.


Scena 303
Int. giorno, dolly dall'alto>> Intermezzo in ralenti>> 18 febbraio 2004

Prima di dirvi delle mattinate ad altri tavoli con contorno di blogger.

Mi scappa forte d'una mattinata al ralenti.

Del perchè, conoscendo dove sta il bene e dove il male, e come arrivarci o fuggire,
- Peckinpah, Peckinpah e ancora Peckinpah -
ci si trova in mezzo a mattinate che ti vedono rientrare al lavoro fradicio di pioggia. Col viso che cola.
Non solo d'acqua.
Del perchè quando senti che il destino tuo s'appoggia anche sulle spalle e sui palmi di chi vorresti per sempre con te, basti un episodio e ti senti pronto al massacro.

Come quelli del mucchio - Peckinpah, chi altro, da un paio di giorni... - che s'accingono a farsi crivellare dalle proprie scelte, soltanto perchè a volte si può solo rispondere "Why not?" e sentire tutta la fragilità e l'assurdità del momento.

"Sa cos'hanno di buono i momenti delicatissimi? Niente.
E però.
Gli è che son banali. Anche se toccano NOI, particolarissimi, e feriscono
NOI, e CI legano, nello stesso istante (un po' prima, un po' dopo, in una
contemporaneità morbida e allargata) li hanno conosciuti e combattuti
milioni di altre persone. Milioni. Che cosa possono fare, questi momenti,
contro un esercito di milioni? Vincere una battaglia, forse, ma nulla, alla
fine. L'importante è arrivarci, a questa fine, senza calpestare una di
quelle simpaticissime mine (dia retta, mentono quanti dicono che portano
fortuna)."
(da una mail di Herr Effe arrivata stamattina come la più virtuosa delle macchine da presa)

Di ora che il ralenti si va a sciogliere.
E di come riacquistano velocità le mani e le fibre dentro.
Di come nessuno mi parla, qui al lavoro, e scrutano la mia faccia velenosa di fronte a una scrivania: forse s'aspettano le lacrime o un pugno in faccia con la stessa curiosità.
"Why not?".

Ordinamenti, consegne, scelta di lotte e di traslochi, curve di occhi di donna: solo che io amo lei.
Fine del ralenti.


Scena 302
Int. notte, primo piano>> Quei lazzaroni dei Jacobini>> 17 febbraio 2004

Annotazioni da Napoli in cut-up mode - parte 1

"Tutto si può fare, la difficoltà è solo nel modo. Noi possiamo giungere col tempo a quelle idee, alle quali sarebbe follia voler giungere oggi.[...]
Tutto il segreto consiste in saper donde si debba incominciare"

(V. Cuoco, "Saggio storico sulla Rivoluzione di Napoli")

Andarono a Napoli per incontrare i giacobini.
Quelli veri.
A piazza Bellini il sabato mattina non ce n'era proprio punti: ai tavoli tra le mura [Intra Moenia], laddove prima - parecchio prima - era tutto prati.
O meglio: prati e giacobini che ci scorrazzavano sopra, come cavalli in cerca di spazi aperti, belli e liberi come loro.
Nel tardo pomeriggio li cercarono tra le mura cancellate della Mostra d'oltremare.
E invano alla festa dopo.
Così sciamarono per Napoli in cerca di pizzerie in overbooking di coppie d'innamorati precettati da un san Valentino più ferreo e asburgico del prefetto di Milano di fronte ai Cobas del trasporto pubblico.
Ma, 'nsomma, dov'erano 'sti giacobini?

"Chi tene pane e vino adda essa jacubino": eh, maledetti giacobini che si permettono di mangiare e bere, pasciuti gentiluomini di città, che però c''hanno da lavorare e trovano pure il tempo per scrivere e pensare alle idee nuove che vengono d'oltralpe.

Poche parole scambiate sottovoce con Giulio Mozzi - invadendo il tavolo della presidenza - ebbero su per giù questo tono qui:
"Tu... certe volte... io non ti capisco...
" Ma cosa c'è, cos'è che non ti torna ancora?
"Mi son chiesto come sia possibile... che uno come te... cosa ci fai tu qui... com'è successo... quando è stato che hai deciso?"
[...]
"Per come parli, sai tu... sei diverso, e non mi torna".
Solo perchè parlo strano, a modo mio?
"E come se non ti capissi, a volte, non mi sembra..."
Solo perchè dico che il destino che ci unisce è di frantumarsi, un giorno?
"Ecco proprio questo..."
Io guardo lontano.
"Stronzo".
Non ti fidi? "
Non è quello".
Quello che domandi a me dovresti domandarlo a tutti.
"Che ci facciamo qui, cosa ci ha spinto fino a questo?"
Ma questo, no, non si poteva dirlo.

Si lesse solo al ritorno ch'eran parole già scritte in "Amici e nemici" di Spinato.

Dei dubbi che rimasero:
ma Marino Sinibaldi era la bella copia di Mario Capanna da giovane ?
Perchè quando presentarono Giovanni De Mauro di Internazionale pochissimi s'alzò il pugno in aria?

Egocentrici, vanitosi, fini a se stessi, cialtroni, senza niente da perdere, ergo: fottendesone dei guardiani delle soglie - o delle doglie? - egocentrici in maniera sconcertante: i blogger - ecco chi erano i jacobini.
Paradossalmente lazzaroni.
Direttore, bravuomo, aterra e buitotale: tutti giacobini!
Sì, anche Eloisa Fonseca Pimentel e l'ammiraglio Mario Personalità Pagano.

"Mio dio, mio dio, li jacubini!!!"

Scrittori e popolo: sempre le solite accuse di populismo, demagogia, ruolo dell'intellettuale; Scarpa conoscerà molto meglio di me gli scritti d'Asor Rosa. Non posso dirgli niente in più se non che incazzarsi era molto facile dopo che il suo primo intervento sui blogger tirava in ballo Liala.

Seguirà - sempre in cut-up mode: mattinate ad altri tavoli con contorno di blogger.


Scena 301
Int. notte, piano lungo>> Aleppe Blog>> 12 febbraio 2004

Già il blog è qualcosa di virtuale, figuriamoci se a scriverlo è un personaggio inventato - anche se molto, molto incazzato.
Non dico altro: "un po' di spiegazioni" le trovate direttamente sul suo blog.
Con i primi cinque capitoli della sua storia inclusi che qualcuno di voi aveva già letto qui.

Poi, degl'autocommenti se ne riparla tra qualche giorno: chè domattina si parte per Napoli - con chi viene a Galassia Gutenberg ci si vede lì.

A chiudere: un abbraccio al "compositor di mosaici" Zu.


Scena 300
Int. giorno, ppp>> You are all pretentious twats>> 11 febbraio 2004

Ai commenti di ieri rispondo tra un po' - dopo aver telefonato all'editore.
Intanto, rifletto/iamo su questo bell'attacco acido al mondo dei blog.

Secondo loro, saremmo tutti stupidi, non capiremmo un cazzo di codice, faremmo i falsi pensosi e alternativi (s'userebbe la CC License solo perchè adesso è hip) e, tra tante belle altre cosette, staremmo affossando ("fucking up") addirittura... Google.

Why your Movable Type blog must die

E ora, che gli si dice?


Scena 299
Int. giorno, carrellata>>Io mi commento da solo>> 10 febbraio 2004

Io sono uno che i commenti me li faccio da solo.
Perchè vi conosco, ormai.
E so già come rispondereste a un improbabile post/test, come - per esempio - questo:

ma se pubblicassi un libro, voi sareste tanto incoscienti da leggerlo?

L'editore vuol sapere preventivamente quanto potrei vendere e, se non garantisco una stima quasi-certa del numero di copie, m'ha già detto che non se ne fa niente almeno fino all'edizione estiva di Webbit del 2034.

Ma io so già che questi sarebbero i vostri commenti:

1) "Bah, dipende da quante regole del Decalogo del Buon Blogger infrangi."
B. Georg

2) "Sì, ma solo se m'organizzi - allegati alle presentazioni - almeno dieci concerti dei Black Sound Machine.
Zu

3) "Meno male che ero io quello che doveva scrivere. Sarà mica che lo dicevi soltanto perchè volevi appiopparmi una copia?"
Ale

4)"Sì, però io prima rimetterei a posto Blob of the Blogs; e usa i CSS stavolta, invece delle tabelle"
Cristian Fusi

5) "Ma vaffankulo, Stri'kenin, ti sei proprio bevuto il cervello"
Mik

6) "Non gli dire così, Mik, che poi mette il broncio e rivuole gli orsetti per andare a dormire. Certo che lo leggiamo, Strelnik, ma ora smetti di piangere, eh?"
Cri

7) "Forse, ma che almeno la copertina sia buona per farci i filtri"
Il Direttore

8) "No! Avevi promesso che la copertina la facevi disegnare a me. Che stronzo!"
Simone

9) "Sì, però voglio vedere se a me non regali nemmeno una copia..."
Monia

10) "Io ne comprerei cento copie. Anzi mille copie. Copriti, che è freddo. Saluti anche da babbo"
La mamma di Strelnik (non cliccate, la mi' mamma non c'ha il blog)

11) "Per l'amor di dio, Strelnik, non lo fare: poi ti tocca andare a 20 convegni al mese. Solo di abiti decenti, spenderesti un patrimonio"
Pizia

12) "Io leggo solo roba scritta bianco su nero. Di notte. Sui tetti. E se ha un mp3 in omaggio, nascosto nella quarta di copertina. Vedi un po' tu"
Arkangel

13) "Seeeh, e magari vorresti anche scriverti la recensione da solo su Blog Review of Books"
G. Granieri

14) "Ti ricordo che ho l'anteprima di alcuni capitoli. Se vuoi che non li rivenda a qualcun altro, sgancia il danè, vecio"
Rillo

15) "Un libro? ...Strelnik? (turbata) Ma non era morto? (s'allontana ancheggiando)"
Signorina Sivani (anche lei - come la mi' mamma - niente blog, ma la trovate spesso dal signore sotto)

15bis) (su suggerimento di Riccio)
"Un libro? ...Strelnik? Ma non era morto? (s'allontana ancheggiando turbata)"
Signorina Silvani (anche lei - come la mi' mamma - niente blog, ma la trovate spesso dal signore sotto)

16) "Mi diventi sempre più borghese, tovarisc Strelnikov. Spero tu non pubblichi con Mondadori."
Effe

17) "Spero vivamente che abbia qualcuno che le curi la campagna marketing. Altrimenti, lo sa, ciccia"
Squonk

18) "Trecento copie assicurate se le vendi su Macchianera, con un fee del 5%. Altrimenti, ti ritiro la password da autore"
Gianluca Neri

19) "Mah, più che vendere, opterei per la CC License. O metterei in giro - via P2P - i singoli capitoli. Prima o poi qualcuno s'incazzerà e io potrei scriverci su un pezzo per Punto informatico. Posso assicurare soltanto un link"
Massimo Mantellini

20) "Vendilo appena lanciano l'edizione italiana di Amazon: ci guadagneresti di più"
Massimo Moruzzi

21) "Sì, ma se non vendi più di Scarpa, considerati morto. Propio"
Arsenio Bravuomo

22) "Sì, solo se ci fanno un film sopra. E lo fanno dirigere a me."
Gokachu

23) "Sì e si potrebbe organizzarne una televendita trash a Sarabanda. Testimonial d'eccezione l'uomo gatto. Eh? Ti ci faccio pure il bannerino e la t-shirt"
Sapo

24) " {
io il libro;
lo leggo;
solo se te lo;
valida;
il W3C;
e lo recensisce Zeldman;
} "
Cavedoni

25) "E io se ha il fedd RSS"
4 Banalitaten

26) "Vergogna, Dosto non l'avrebbe mai fatto..."
Sonechka

27) "Sì, ma: cui prodest? E la critica strutturalista che ne penserebbe oggi?
Quintostato

28) )Come già ti dissi in quel di Valido: "Strelnik? Lo senti e lo vedi quello che dice la gente nei commenti? Un pompinaro di periferia sei diventato, di quelli che succhiano cazzi sotto ai ponti per dieci euro col preservativo e quindici senza."
Livefast

29) "Strelnik, il solito comunista di merda"
Un amico (senza blog, ma ho tracciato l'IP)

30) "In Toscana, si potrebbe abbinarlo in bundle col lampredotto"
Franco

31) "Sì, ma letto in radio, come viene? Guarda che Coupland è duro da battere"
Enzo&Laura di Polaroid

32) "Ma sui treni si troverà da leggere? Magari un poco gualcito e abbandonato sotto una poltroncina, all'approssimarsi d'una stazione secondaria"
Giulio Mozzi

33) "Sì, a patto che ti faccia invitare da Costanzo e che tu ripeta l'URL del mio blog in trasmissione almeno dieci volte.
Selvaggia

34) "Se superi i lettori de "il Foglio, lo compro anch'io"
Luca Sofri

35) "Se superi quelli della Gazzetta... Ti piacerebbe, eh?"
Carlo Annese

36) "Usi meglio i link, messer Strelnik. Le tornerà utile anche per questo"
Spiritum

37) "Oh, strelnik, ma che t'ha dato barta 'r cervello?"
il Gino Perso

38)"Traducilo in serbo-croato, poi se ne riparla"
Babsi Jones

39)"Prova con gli AdSense di Google, magari non vendi niente ma riesci a piazzare la macchina"
Sergio Maistrello

40) "Ma il libro parla anche di bevute, vero?"
Sooshee

41) "Ma non t'è bastata la citazione su Blog-Out? Devi mica sentirti obbligato a ricambiare il favore"
Biccio

42) "Sì, no, forse. Ma con decisione"
Lieveansia

43) "Un pisano che pubblica? Questa va detta al Vernacoliere"
Emmebi

44) "O che ci sarebbe di tanto strano?"
Jack Res

45)"schifosa editoria borghese. non mi sorprenderei ti pubblicassero le paoline. e le maiuscole mettitele da solo, compagnuccio strelnik"
Venacut

46) "Urgentissimo bisogno {di soldi}, eh?"
Blulu

47) "Sta solo cercando di vivere, dovremmo tenerne conto"
L'Uomo nel quadro

48) "La prefazione sarà di Massimo Coppola o di Noam Chomsky, vero?"
Ankor

49)"Uuuhm, questo Strelnik se va avanti così mi supera nei commenti -e sta a vedere che lo fanno pubblicare prima a lui un libro..."
Personalità Confusa

50)"Così, i commenti son capace anch'io ad averli"
Leonardo

51) "E sentiamo, Strelnik; come lo intitoleresti questo tuo libro?
<<Lord Gin>> ?"
Brontolo (Lui lo trovate su Macchianera. A proposito: dai, Neri, non mi togliere l'accesso da autore...)

52) "Vabbè, ho capito."
Strelnik (Cazzo cliccate? Va bene commentarsi da solo, ma auto-linkarsi...)

E molti altri potrei scrivermene, sfruttando anche il gioco delle smentite e delle conferme. Voi no?


Scena 298
Est. giorno, zoom indietro>>E non c'è niente da capire>> 9 febbraio 2004

Gli operai più giovani.
Erano gl'operai-massa negli anni sessanta. Erano meridionali, spoliticizzati, anarchici, senza professionalità, non avevano niente da perdere. Poi hanno capito e la stagione più umana, più vera e sincera del sindacalismo italiano è finita.

Gli operai più giovani.
Poche ore fa alla stazione di Genova Brignole erano gli operai più giovani a contestare violentemente le scelte dell'Ilva che non garantiscono futuro occupazionale certo per i lavoratori.

Dice il sindacalista della Cgil Corrado Cavanna: "Sfuggono al nostro controllo, i giovani sono l'anima del movimento e vedono la situazione in modo drammatico per il loro futuro, hanno bisogno di ripercorrere le esperienze che abbiamo fatto noi vent'anni fa, poi capiranno".

Capiranno?

A volte - e lo dico quasi sussurranndo - è meglio non capire una cosa che capire una cosa per un'altra: San Tommaso d'Aquino diceva che l'errore è più lontano dalla verità che l'ignoranza.

Vaglielo a spiegare che cosa sia la beata ignoranza a chi si sente già un mezzo dannato della terra.

Capiremo?


Scena 297
Est. giorno, zoom avanti>>I figli degli operai e i dc >> 9 febbraio 2004

Il New Labour di Tony Blair espelle il maggior sindacato dei trasporti - l’Rmt (Rail Maritime and Transport Unions) alla cui guida il combattivo Bob Crow ha deciso insieme agli altri iscritti di finanziare anche il più piccolo ma più combattivo Scottish Socialist Party. Di contro, Blair si è rivolto anche a finanziatori privati - come il riccastro dell'acciaio indiano Lakshmi Mittal.

La sinistra inglese non ci sta a farsi maltrattare così dal primo ministro e daun annao in qua gliele canta di santa ragione, partendo proprio dalla base - eleggendo come segretari dei maggiori sindacati esponenti della "sinistra vera" del partito.

Da noi le cose sono leggermente diverse anche se gli autorganizzati dei trasporti dovrebbero far riflettere la nostra sinistra e i nostri confederati.

Perchè di riserva - quando non ci pensa la sinistra - si riaffaccia il faccione paternalista della Chiesa: il papa parla degli operai delle acciaierie di Terni e la televisione allora si degna di inquadrarli - s'è visto pure un casco con l'adesivo "Giovanni Paolo II".
Chè dei giorni prima, delle agitazioni precedenti s'era saputo davvero poco e c'è voluto la parola di Karletto per vederli nei primi due servizi del telegiornale.

Con Cofferati candidato sinadco di Bologna - con tanto di blog - il timore è che - come in una frasetta scontata e purtroppo vera di "Italia- Germania 4-3" - ai figli degli operai ci pensino gli onorevoli e i mammasantissima democristiani.

Che adotteranno il solito vecchio metodo del "Che il ragazzo si appropinqui, vediamo di fargli fare qualcosa, lasci pure il curriculum alla mia segretaria, poi ci risentiamo dopo le elezioni"

E le parole di Bob Crow rimarranno un esempio da libro di storia:

"La lotta sindacale è l’ultima risorsa che abbiamo a disposizione e non può essere presa alla leggera. Se decidi di partire su questo crinale, devi sapere che finirai solo quando avrai vinto”.

Quando la storia non è mai stata così contemporanea.


Scena 296
Int. giorno, primo piano>>Acqua di whisky>> 6 febbraio 2004

"Anche se so che non è vero, mi piace pensare che La Stangata sia il seguito dello Spaccone. Che il protagonista sia sempre lo stesso, solo che ora ha finalmente capito il trucco fondamentale della vita (lo stesso che ha salvato i Guns’n’Roses dalla cirrosi epatica): allungare il bourbon.
Nella vita non bisogna essere sbronzi. Bisogna sembrare sbronzi. Chi non lo capisce è un fallito, anche se è il miglior giocatore di stecca del mondo. Chi lo capisce non ha più nient’altro da imparare."
(Leonardo)

Carissimo Leo,
ci sono anche altri uischi annacquati.
Ci son quelli che ti permettono d'andare avanti tutta la notte a scrivere, magari col sottofondo di musica classica alla radio.
Perchè, a volte, non si può sembrare sbronzi e basta.
Bisogna proprio esserlo.
E usare l'acqua solo per resistere ai giorni e mantenere il livello di sbornia - anche dare un po' di tregua al fegato.
Non si tratta perà di arrivare all'esaltazione dell'etica dei cinquanta giorni da orsacchiotto - come diceva Trosi trovando una opportunistica terza via tra un giorno da leone e cento da pecora - ma di resistere meglio all'assalto dell'assurdo.
Per dare ai giorni un minimo di senso individuale,magari per crearci sopra uno stile di vita o per arrotondarci o aguzzargli contro quelli che ognuno crede siano i propri valori.

O, semplicemente, per il modo con cui uno si alzerà dal tavolino. O ci scivolerà sotto con uguale orgoglio e dignità.

P.S.: Leo, prometto che proverò a risponderti una seconda volta quando sarò sbronzo, anche come riprova con me stesso.


Scena 295
Int. giorno, dettaglio>>Sacrosanti sbotti >> 6 febbraio 2004

Governi ladri, lifting, crack Parmalat, ducetti in doppiopetto, lavorare quando c'è fuori il sole - e secondo il governo c'è sempre il sole perchè se piovesse tutti saprebbero che son ladri - grandi fratelli, censure più o meno velate, TUTTI i quiz televisivi:
a un certo punto sbotti.
Anzi.
Se sei ancora umano devi sbottare.

Appoggia anche tu la campagna "Avete rotto i coglioni"

Appoggia anche tu la campagna "Avete rotto i coglioni"
Rilancia, medita e sbotta !


Scena 294
Int. giorno, piano sequenza>>Requiem per il Sogno>> 5 febbraio 2004

L'America è la vecchia signora Sara col vestito rosso e le scarpe dorate di molti anni prima che parla col frigorifero e s'imbottisce d'anfetamine per dimagrire e partecipare a uno quiz televisivo.
Fino a quando dalla tv escono fuori il pubblico e il presentatore e ispezionano il suo misero appartamento, scuotendo la testa e rientrando guardandala quasi schifati.
La sua ultima fermata è di rigore in un ospedale pubblico in cui un medico assassino, per amor dell'armonia del mercato, la fa bruciare di elettroshock.

L'America è il figlio Harry e la compagna Marion intasati d'eroina, innamorati e col proposito d'aprire un caffè che esponga anche i dipinti di lei - che ci vuole basta trovare quel mezzo chilo di pura da tagliare anche quattro volte e ci vien fuori il gruzzoletto giusto, da dividere con Tyrone C. Love, amico e socio d'affari. Salvo poi affondare e gelare nella neve che cade sileanziosa sugli edifici sventrati di New York, intrisi di cadaveri tossici e freddati dall'astinenza o da un colpo di pistola obbligata dalla mancanza di roba.

Quel 1978 e gli Stati Uniti d'America e Hubert Selby Jr. li cristallizza violentemente in "Requiem per un sogno",che è quello di una nazione "costretta" a sciancare la sua migliore gioventù, inondando le strade d'eroina - in Italia sembra abbiano fatto uguale, negli stessi anni - e rincoglionendo quelli più vecchi con la promessa d'apparire in televisione.

Una pera dietro l'altra il sogno americano diventa sopportabile, un quiz dietro l'altro sembra quasi raggiungibile: i protagonisti del libro vorrebbero solo sentirsi "interi" e in brevi lampi ci riescono.
Proprio quando non cedono al sogno - indipendentemente da spade o telecomandi che sembrano sorreggerlo - col sottofondo egemonico e apocalittico di un requiem dell'anno 1978.

1978?

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