Il ciclogravelista

Sono percorsi che avranno poco a che fare con la geografia, almeno quella ufficiale. Avranno molta più attinenza con quella interna, quella dell’anima.

Siamo con te, ciclogravelista.
Forza ai tuoi pedali.

This was Ascoli nel Piceno, not L.A.

Libero Montanari – un amico che ha più fantasia di Pessoa nel trovare e affibbiarsi nomi nuovi – sta scrivendo su Facebook una serie di post che ricostruiscono la scena punk hardcore e metal ascolana, partendo dai primi anni Ottanta e citando opere e compagni di strada.
Per non lasciarli disponibili solo sulla piattaforma di Zuckerberg, ho scritto a Libero Montanari chiedendo il permesso di ripubblicarli qui in questo post, man mano che usciranno.
(per fare i precisi e i didascalici: il titolo del post ricalca la dicitura che ha usato Libero nei suoi post sul social, a sua volta omaggio e calco di This Is Boston, Not L.A.)



Si fa fatica a pensare che una piccola città possa avere o abbia potuto avere una scena interessante.

Ma qualche giorno fa, rimettendo ordine fra le mie cose, mi son passati fra le mani tanti di quei dischi, di quelle vecchie cassette, tanti di quei vecchi gruppi punk, hardcore e metal più o meno incasinati, che non ho potuto allontanare l’idea di ricostruirla, quella scena, raccogliere in un cd le produzioni di quelle bands e poter dire: questa era Ascoli nel Piceno, non Los Angeles.

Paloia, “Distinguo E Rilancio” |
Goddamn Church Records (2006)

Primo: Paloia

– Live at C.S. Libera Comunanza San Benedetto ( Ap )

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2019, il ritorno dei blog?

Come fa il blog a rivivere ai tempi del capitalismo delle piattaforme? Riuscirà a svicolare dall’ansietà da breaking news dei social e a riprendersi una velocità più lenta? Troverà nuovi e più proficui modi di interazione? Influirà sulla bontà e l’efficacia dei contenuti?

Scrive il Many che BLOGROLL sarà la parola ufficiale del 2019.
Potrebbe essere come attraversare un deserto senza farsi catturare e vendere.

“Se invece di parlare risparmi il fiato, uno come te ce la può fare.”

C-3PO su Tatooine | Star Wars

Una stagione intera

Andrò controcorrente, ma per me tre mesi di vacanze non sono troppi, fino al 1977 si ritornava a scuola il primo ottobre. Sarà che ero un bambino e abitavo in campagna, ma per me era un tempo – una stagione intera – favoloso. I miei genitori lavoravano tutti e due, ma alle cinque erano a casa; sì, c’era mia nonna, ma stavo quasi tutto il tempo fuori a scorrazzare con i miei coetanei.
Sono abbastanza vecchio per aver vissuto quei tempi e la prossima volta lo rifaccio.

Forse la giovinezza è solo questo perenne amare i sensi e non pentirsi

Foto via Scritto sul Muro | Tumblr

Quando c’è tutto questo

“Quando il reato di devastazione e saccheggio è preventivo a ogni dissenso. Quando i militanti sono arrestati e condannati con accuse di terrorismo. Quando camminare per strada di notte e incontrare la polizia può farti restare cadavere sull’asfalto. Quando il Partito della Polizia urla, sbraita e vomita impunito. Quando c’è un vuoto enorme di potere – e il livello della repressione si alza a livelli insostenibili in seguito al colpo di pistola esploso da un fascista – c’è da fare attenzione.

Quando c’è tutto questo, mala tempora currunt.”
(Luca Pisapia – via La Privata Repubblica)

Giocando nel 1981

I nazisti combattevano l’ultima, decisiva battaglia contro tutte le altre nazioni.
L’Italia era schierata contro i tedeschi che invece potevano contare sull’appoggio del ricchissimo esercito svizzero equipaggiato di tutto punto e vero ago della bilancia del conflitto. Il Giappone era neutrale nel senso che colpiva un po’ dove gli veniva meglio con una flotta tecnologicamente avanzata che faceva paura anche agli americani e ai russi.
La battaglia cruciale si svolgeva su un terreno semi desertico, una terra tendente al rosso dove i pochi arbusti verdi soccombevano ai cingoli dei carri armati con una flessibilità da ginestra leopardiana – ma questo l’avrei scoperto più tardi. La guerra si combatteva con mezzi e bombardamenti pesanti. La fanteria svolgeva compiti per la maggior parte di polizia e di rastrellamento dopo che l’artiglieria e l’aviazione avevano bucherellato e annichilito i pochi centri abitati che avevano la sfortuna di essere nelle vicinanze del teatro bellico.

Le cronache di quei giorni, dalle perdite umane alle postazioni conquistate, erano stati appuntati su un quadernone a quadretti dalla copertina chiara. Un fascicolo dedicato alla seconda guerra mondiale e firmato da Enzo Biagi serviva per capire e stravolgere alleanze e destini. Poi c’erano un po’ di riviste di modellismo del 1981 che i miei genitori compravano per assecondare le fantasie e le storie che loro figlio si inventava per provare a capire – forse esorcizzare – perché i grandi facessero la guerra. Allora la chiamavano ancora fredda; di lì a pochi anni sarebbe finita per lasciar spazio e sangue a nemici nuovi. E i soldatini e i plastici delle battaglie sarebbero finiti in soffitta in uno scatolone, con il novecento e miei undici anni. Oggi li ho ritrovati e gli ho fatto una foto.

Giocando nel 1981