Il sesso delle tartarughe

Succede che ci sono queste due tartarughe in un campo zolloso. Un maschio e una femmina, di razza e dimensioni diverse. La tartaruga maschio tenta tutti i giorni di raggiungere e copulare con la tartaruga femmina che, essendo di taglia più piccola, è più veloce e riesce a evitare d’accoppiarsi con un esemplare che probabilmente non gli piace. Sono giorni d’inseguimenti, di svolte e diagonali spericolate: robe grosse per due due testuggini. L’inseguimento dura da diverse lune: la tartaruga femmina conosce le mosse del suo antagonista così bene da prevederne angolazioni, scarti e finte; intuisce così bene e al primo colpo le mire e le prospettive dell’inseguitore che a volte lo lascia avvicinare volutamente alle terga soltanto per virargli di lato mentre quello inizia a pensare d’avercela fatta.

Due conchini fermi all’orizzonte. Due conchini identici, di quelli che i vecchi della mia infanzia raccontano che Baccio da Montelupo gl’inventò il buco per far uscire l’olio. Due conchini riutilizzati come fioriere nell’orto delle tartarughe. Due conchini si parano davanti alla tartaruga femmina. La mossa più lunga sarebbe aggirarli, quella più breve passarci in mezzo – anche la più ganza a guardarla dall’alto.
La tartaruga femmina ci prova e punta il passaggio tra i due conchini: passa la testa, passa il primo scuto, passa il secondo. Quasi il secondo. Forse il secondo. Dai, il secondo. No, il secondo scuto non passa. Si ferma. Blocca tutto. La tartaruga femmina rimane inchiodata tra le ombre tonde dei due conchini, incastrata in una strettoia ruvida, senza poter andare avanti o indietro.

La tartaruga maschio da lontano si prende il tempo che vuole. All’inizio sembra quasi arretrare, poi s’impenna, con piglio feroce, verso i due conchini tra le zolle indurite dal sole.

[l’intero episodio è stato testimoniato e a me comunicato dall’amico D. Calzolai, quel sociologo]

Tre giorni coi baffi

L’indomita banda dei sei – al terrazzo della terza Repubblica.
Bevendo, chiacchierando, schiccherando di sotto.
A Teramo coi baffi | di Elisa

[da sx verso dx: Anna, Simone, io, David, Elisa, Monia]

“La bellezza sarà convulsa o non sarà”
(André Breton, “Nadja”)

Un abbraccio a tutti e grazie di cuore a Elisa che ci ha anche regalato il disegno.

Sono un boccalone

È di vent’anni fa una delle migliori descrizioni di Twitter:

“L’io che parla in continuazione non si cerca e non si fonda, filosoficamente, una propria concezione del mondo, è solo dialogo con l’esterno, anzi il dialogo dell’esterno, dei vari incontri, delle diverse pressioni sociali, cui quest’io porge un orecchio.”
(Enrico Palandri, postfazione del 1988 a “Boccalone. Storia vera piena di bugie”)

Raising Pareto

“L’80% delle ricchezze è in mano al 20% della popolazione (ma ovviamente i valori reali variano a seconda dei paesi e dei periodi). Oppure: il 20% dei venditori fa l’80% delle vendite, ed il restante 80% dei commerciali fa solo il 20% delle vendite.”

Così dice il principio di Pareto applicato all’economia;
l’ultima indagine di Bankitalia (1) ci dice invece che il 45 per cento della ricchezza nazionale italiana è nelle mani del 10 per cento delle famiglie. A livello mondiale – lo ricordava Alex Zanotelli citando i dati della Banca Mondiale (2) – l’11 per cento della popolazione si pappa l’88 per cento delle risorse.

Stiamo arrivando.
Calma, non spingete, ma non lo vedete che cazzo di casino c’è laggiù in fondo?

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(1) si scrive proprio così, con la K, stavolta non è colpa mia.

(2) intervistato pochi minuti fa a Fahrenheit

¡Que viva la radio!

La radio è bella, ci piace e fa bene.

Adesso che son le otto e mezzo ‘scoltatevi e godetevi “La terza torre” su radio catrame19.

Poi, più tardi, sempre stasera, hektisch m’intervista (!) per RadioCopyDown, trasmissione di Radio Onda Rossa in diretta dalle 23.00 in poi.

Domani sera, infine, verso le 22 e zerosette, puntata inghiavolata di ParlaComeScrivi col sociologo e Liv e quel disgraziato che son sempre io.

Piace anche di più perché libera la mente.