Cinque anni fa, i greci fuochi e i social media

Cinque anni fa, di pomeriggio: i giovani greci sono in strada da giorni, dalla notte di sabato 6 dicembre quando a Atene un poliziotto ha sparato e ucciso Alexandros Grigoropoulos, 15 anni. Manifestazioni pacifiche e violentissime. Veglie e scontri, occupazioni e cortei, sit-in e molotov. Per settimane di fila, come non accadeva da un po’ in Europa.

Era il 10 dicembre del 2008 e provavo a trovare notizie sui #griots sul web.
Si capiva che c’era molto di più e quei frammenti – testuali, fotografici o video – che arrivavano online non ce la facevano a dirla tutta. Eppure erano testimonianze utili perché provenienti direttamente da chi era in strada e partecipava alle proteste.
Approntammo una diretta su radio catrame 19, eravamo io e il sociologo Calzolai. A turno si cercavano aggiornamenti e conferme. Si traduceva al volo, si scorrevano le immagini su flickr. Lo chiamammo pomposamente social media live coverage: in realtà, volevamo solo sapere quello che stava accadendo e far sapere – a quel pugno di web-ascoltatori che ci seguiva – che in quei giorni in Grecia stava scomparendo il futuro di diverse generazioni. Generazioni che se ne accorgevano e decidevano di non stare più zitte e buone.

L’ho cercata invano: la registrazione di quella puntata – I greci fuochi – non esiste più; è rimasta solo una sorta di copertina/banner. Come un’immagine dal futuro.

I greci fuochi