E che cosa rimane

tienanmen 30 anni dopo blob rai 3
Tian An Men | Still frame da Blob | Rai 3

Questo post nasce come commento a questo post su Facebook di Vanessa Roghi che vi consiglierei di leggere in tutto il suo commentario – stante il fatto che siate iscritti a Facebook e che le impostazioni di privacy scelte dalle singole autrici e dai singoli autori lo permettano. Lo dico perché i commenti che si sono succeduti sono un’interessante panoramica di quel movimento che lasciò l’ottantanove al ritmo di Batti il tuo tempo, in attesa del riff di Come As You Are che avrebbe definitivamente aperto gli anni novanta.
Il post dice così:

Amici e amiche che avete fatto la pantera fatemi capire una cosa che io sono arrivata dopo, l’anno dopo. Cosa avreste fatto che ha avuto consegue sulla mia vita oltre a fidanzarvi e rafforzare vincoli di gruppo e di classe sociale? 
Senza polemica e con curiosità.

– Vanessa Roghi

E questo è il mio contributo.

Il movimento della Pantera a me ha fatto conoscere tante persone che altrimenti non avrei mai conosciuto: persone che, anche se non rivedo più da 30 anni, mi hanno insegnato tanto; a molti e molte di loro sono riconoscente ancor oggi. 
Poi mi ricordo che durante la Pantera ho visto e sentito per la prima volta un celerino che, prima di prendere a zampate nel culo un compagno, urlò: “Ora te la faccio vedere io la Costituzione”: era durante la contestazione a Andreotti (!) al Pala congressi di Pisa nel febbraio del 1990. 
Poi ricordo e apprezzo ancora, sempre grazie alla Pantera, l’importanza del fare informazione indipendente ma non neutrale e del nesso sapere-tecnologia-politica. 
Ricordo uno scollettamento – allora non si chiamava ancora crowdfunding – in piazza Garibaldi chiedendo 500 lire ai passanti per affittare il cinema di Corso Italia perché veniva Guccini a cantare per l’università occupata.
Ricordo i compagni e le compagne del Macchia Nera, nato poco prima, che partecipavano alle assemblee e ai cortei e portavano parole e attitudini che venivano dalle lotte precedenti.
Ricordo le facce e le espressioni delle matricole come me che si trovavano a votare mozioni e ordini del giorno su Tian-An-Men e l’Intifada.
Ricordo – giuro che è l’ultimo – una carezza in testa che ricevetti all’entrata di Palazzo Ricci dalla compagna che stava all’ingresso di piazza Carrara a controllare chi entrava: avevo in mano un libro di Lovecraft che un altro compagno aveva guardato male, neanche fossi un fascio. Lei lo aveva guardato di traverso per un secondo e poi mi aveva fatto entrare. Qualche giorno dopo un amico mi disse che era la nipote di Geymonat (chissà se era vero).

L’argomento Pantera era già apparso in uno dei rari post di questo blog sotto forma di racconto di quando sarò vecchio; il mio frammento ha più i tratti di una lista di “mi ricordo” un po’ sconnessi ma sinceri. Per avere sotto mano una storia più compiuta aspetto che un amico finisca un libro sul movimento della Pantera a Pisa che mi ha detto essere in scrittura qualche tempo fa. Lui sa perché, lui sa cos’è.