Essere spinoziani

Da qui in avanti quando qualcuno chi mi chiederà se sono credente, di che religione sono, se sono ateo, se credo alla vita dopo la morte e tutte quelle cose lì, risponderò di venire su questo blog1 e leggere le poche righe qui sotto.
A chi non bastasse o non capisse, consiglierò di cliccare sull’immagine di Toni Servillo e ascoltare i quindici secondi di video a cui rimanda: troverà una sintesi un po’ cruda, ma ugualmente sincera.

Antonio Pisapia | L'uomo in piùSpinoza offre i mezzi di una “pratica” di vita, e non si può fare come se non fosse mai esistito. Molti avrebbero preferito che non fosse mai nato. Tutti coloro che giustificano la sofferenza con la Provvidenza divina sono i suoi nemici. Negando la Provvidenza, Spinoza fa portare agli uomini il peso della responsabilità delle loro azioni. Coloro che vogliono rimanere innocenti vogliono la sua morte. Tutti coloro che vogliono imporre un ordine,  la cui origine e la cui motivazione sono ideali, lo temono come la peste poiché niente ha un’origine e una motivazione ideali in un universo che è “causa di sé”.
Per Spinoza solo ciò che rende possibile la gioia, la pienezza dell’essere, la felicità, la beatitudine, legittima l’organizzazione umana.

È la filosofia dell’affermazione della vita, senza illusioni, senza l’ottimismo che distoglie gli occhi dalla tragedia e senza il tradimento che consiste nel negarla, ma con l’entusiasmo di essere della stessa sostanza dell’onda dell’incessante mutazione universale, la cui cresta è l’istante presente.

Essere spinoziani significa sapere che questo slancio è eterno, che ne siamo parte integrante, che rappresenta l’essenza della vita e che la filosofia consiste nel saper gestire, in questo incessante divenire, le condizioni della felicità.

(liberamente tratto da Philippe Val, “Saper vivere in tempi oscuri”)

  1. Povero blog, in modalità slow da troppi anni, e con ‘sti cazzo di social media che gli succhiano contenuti, interattività e vita digitale. Verrà un giorno. []