Etica samurai

[Siccome i commenti si sviluppano da altre parti, ne copincollo uno qui al post precedente perché è uno dei migliori che abbia letto da anni a questa parte e ci tengo a tenerne traccia. L’ha scritto Sten di GOD – nessuna altra informazione che lo identifichi dal collettivo che lo comprende ché qui ci si tiene alla privacy.]

The Thing | John Carpenter

“No, non è vero che è tutto fermo. È gente che cerca di fare il proprio lavoro, anche se non c’è più lavoro. All’epoca di Hawks il lavoro c’era, c’era il cinema, c’erano “de la vitesse et des larmes”. E un futuro: alla fine tutti parlano di dove andranno, posti al sole, Acapulco, Portorico, non ricordo. C’è pure una promessa di matrimonio. Il ritmo di tutto il film è quello della screwball comedy. Carpenter viene dopo. Non c’è più il cinema, è belletto ai cadaveri: ma non da allora, è una faccenda di vent’anni prima. Già Jack Lemmon nel suo appartamento sogna di Garbo Gilbert Barrymore Beery: e invece è sempre è solo pubblicità. Il motore del cinema non ha aspettato la zavorratissima santificazione di Carax per morire. Eppure eppure: in Carpenter “eppur si muove”, guarda bene, guarda meglio. Certo, Margaret Sheridan era splendida, non c’è più, quindi l’umanità non merita di essere salvata e tutto finirà malissimo ma nell’attesa let’s rock (“God, I hate rock and roll”), anche se alla fine resteranno solo pietre e ghiaccio. Etica samurai, Strelnik. Servire quel che credi sia giusto, e magari, e soprattutto, quel che ti diverte davvero. E morire bene. E non leggere le interviste a Boy George.”

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[tre post in tre giorni. Neanche fossimo davvero nel 2003]