Hang Him High

Quando il sole si abbassa, mi giro a guardarlo, basta un colpo di gambe. Allora non riesco a distinguere i confini delle colline, i riflessi dell’erba alta si mescolano, e rimango a lasciarmi abbagliare.

Da qui ora errano i suoi pensieri: partono dalla prospettiva che gli inquadra i piedi dall’alto, al di sopra del terreno e dell’ondeggiare delle stagioni. La rigidità e l’elasticità delle sue fibre, immedesimate nel legno, lo salvano dalla fatica di respirare. L’albero degli zecchini, del vile orto che avrebbe dovuto esentarlo per sempre dalla povertà, gli ha regalato un punto di osservazione nuovo.

Non so da dove nascano queste immagini. La scuola l’avrò vista un giorno solo, e quel che ho visto di mondo mi ha fatto una tale paura che non ricordo niente.

Grazie alle sapienti parole di Mauro capaci di evocare questa soggettiva aerea, un dolly prolungato sui cespugli di rosmarino e il ronzio degli insetti: il burattino dondola impiccato, a due metri dalle angherie degli uomini. Per vedere bene bisogna salire in alto, dove ora nessuno può più fargli del male.