Il bianco, il bravuomo e Medium

[Non l’ho scritto su Medium perché mi è venuto in mente adesso. Così, invece di aggiornare quel post, ho deciso di scriverlo qui, anche in rispetto al mio luogo digitale più vecchio]

È un discorso che riguarda gli spazi bianchi e la valorizzazione della parola scritta a schermo; è un po’ una pippa mentale che ha a che fare con le grazie di un font e l’interlinea del testo, la spaziatura tra lettere e il rientro a capo. Tutte cose che potrebbero far pensare al mezzo più antico, la carta, e che invece si ripropongono tutte, aumentate, nella scrittura a 72 dpi.

Tutte cose a cui arsenio bravuomo è sensibile e che cura da anni, in ogni cambio d’interfaccia che gli abbia visto fare.
Lui sa che il bianco intorno è importante anche nel web e che è inutile intestardirsi nel voler usare font improbabili, disgraziati, perché l’occhio di chi legge ti sfancula in quattro righe, appena si accorge che un carattere più consono al monitor gli avrebbe evitato fatiche inutili.
Non so se il fratello di reggimento conosca Medium ma so che in fatto di interfacce è sempre stato un precursore. Così oggi quando ho letto il suo ultimo post, mi sono reso conto che il due colonne ben fornito di bianco adottato da Medium lui ce l’ha da diverso tempo.
Non mi sorprende: l’ars’ è l’unico che io conosca che aveva un blog quando in Italia non si conosceva ancora il termine.
E poi il claim di Medium: “Not too big, not too small” si adatta alla perfezione all’adagio bravuomesco del “non esagerare mai. con niente. e quando dico niente intendo tutto”