Internazionale festival | 2

Non fa sconti a nessuno Loretta Napoleoni: prima fra tutti all’economia.
La situazione per lei rimane grave e il fallimento dell’attuale sistema bancario assicurativo rimane una delle possibilità contro cui potremo andare a sbattere nei prossimi tempi. Strano periodo quello in cui i governi salvano le banche a forza di miliardi di dollari (c’era ancora Bush, non dimentichiamolo) e allo stesso tempo rimangono inerti quando si tratta di riformare in modo efficace e trasparente il sistema economico. La cosa tragica è che i politici non lo fanno perché non sanno quale nuovo modello adottare; i governanti hanno perso ogni tipo di controllo sull’economia e così brancolano, temporeggiano (in Italia portaporteggiano) mentre i peggiori spiriti animali si muovono quasi indisturbati per tutto il pianeta: è l’economia canaglia, forza oscura e nascosta, da sempre presente nella nostra società, che affiora nei momenti di crisi quale è questo profondissimo momento di transizione iniziato dopo la fine della guerra fredda e la scomparsa dei regimi del blocco dell’est; il muro di Berlino cade sulla testa delle donne,1 le prime a subire il processo di privatizzazione sfrenata e di messa in schiavitù che porta con sé l’avvento della globalizzazione.

Ascoltare la Napoleoni rispondere alle tante domande che si susseguono stamattina in questo incontro pubblico alla Sala Estense fa un effetto paradossale: mi conferma il baratro in cui stiamo scivolando e allo stesso tempo mi rafforza attraverso la forza della ragionevolezza e della chiarezza con cui descrive la situazione. Ragione e trasparenza: qualità che sembrano non esistere più in troppi cittadini consumatori, atomizzati, semi-anestitezzati e immersi in una Matrix spugnosa, “un mondo di fantasia in cui qualcuno li ha candidamente convinti che la loro è la miglior vita possibile. Qualità che ci siamo dimenticati di possedere e che invece dobbiamo utilizzare al meglio per “cercare di guardare dietro la facciata comoda della vita di tutti i giorni”2 per scoprire il percorso (e le conseguenze) di quello che consumiamo.
L’economista analizza e spiega impietosamemte la difficilissima situazione che milioni di persone stanno affrontando in tutto il pianeta, critica fortemente lo strumento del PIL comodamente e riduttivamente usato come indicatore della ricchezza di un paese senza includere al suo interno, per dirne solo due, l’inquinamento ambientale e la disoccupazione. Napoleoni sottolinea il numero altissimo – circa cinquanta milioni – di disoccupati che si prevedono solo in Europa entro il 2009 e a chi un po’ troppo ingenuamente gli chiede quando finirà la crisi risponde che – palla di vetro a parte e che nessuno ha – uno dei migliori indicatori per sapere quando ci avvieremo al termine della crisi potrebbe essere proprio il tasso di discoccupazione, includendo nel novero anche la diminuzione e la cessazione della precarietà che altro non è che una forma nascosta di disoccupazione.
Ancora parlando dell’attuale concetto di PIL Loretta Napoleoni ci porta l’esempio dell’Islanda che nel 2005 era una nazione con il reddito pro capite tra i più alti e nel 2008 si trova in uno stato di bancarotta tale che si regge solo attraverso un indebitamento verso l’FMI. Il puntare sull’industria dell’alluminio ha inoltre recato danni enormi all’ambiente e alle condizioni di vita degli islandesi: anche in questo caso cercando la crescita del PIL non si è ottenuto maggiore ricchezza ma addirittura condizioni disastrose.

Continuando a rispondere all’intervista collettiva che il pubblico costruisce si toccano altri temi interessanti. Napoleoni cita uno studio dell’università di Cambridge su come gli uomini (che operano nella finanza) gestiscono a livello ormonale il loro lavoro: una sorta di ciclotimia chimica in bilico tra situazioni di testosterone a mille e euforia continua nei momenti di guadagno e produzione di cortisolo e conseguente ingigantimento del panico e del rischio nei momenti di crisi. Una doccia scozzese emotiva che rimbambisce e che ha effetti catastrofici sull’economia reale.

Si susseguono ancora domande: sulla Tobin tax (non basta, perché quel che più serve è ritornare ad alcuni leggi fisse che impediscano efficacemente la speculazione, un accordo legislativo globale che permetta un’armonizzazione e una correzione delle storture e delle sopraffazioni dell’economia selvaggia), sulla decrescita (in alcuni aspetti può funzionare perché un uso più razionale e consapevole delle risorse non può che fare bene, ma come modello globale ha delle mancanze; non avendo la parte finanziaria funzionerebbe in alcuni paesi e in altri no), sulla green economy (potrebbe essere un veicolo per cambiare la struttura dell’economia: Cina, Spagna e Germania, per esempio, stanno investendo moltissimo sulle energie alternative. Il futuro è quello, ma in Itala la vedo brutta)
Specificamente all’Italia è rivolta una delle ultime domande: lo scudo fiscale, la manovra che permette il rientro di capitali esteri che altro non è che l’ennesimo condono. O a dircela ancora più chiaramente con le parole della Napoleoni: “un ulteriore passo nell’istituzionalizzazione dell’evasione fiscale.”

L’antica lotta tra politica e economia sembra impigliata in una ragnatela di illusioni: a noi la volontà di rinegoziare un contratto sociale che ci metta in salvo dai gangster (mafie, oligarchie, faccendieri, politici corrotti) dell’economia mondiale.
Uscendo in piazza del Municipio mi viene in mente l’esempio della tartaruga e del gangster che ha inventato Chris Carlsson. Alla fine dei giochi, secondo lui, la lentezza della tartaruga prevarrà sull’ingordigia del gangster. Ci vuole una “pazienza radicale”, ma sembra restarci poco altro.

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  1. “Abbiamo salutato con gioia l’abbattimento del muro di Berlino, peccato sia caduto sulla testa delle donne” (Commento di un’esponente della Duma russa) in: L. Napoleoni “L’economia canaglia”, il Saggiatore, 2008. []
  2. “L’economia canaglia” op.cit. []

1 comment

  1. gnomaamelisa

    PIL = Prodotto ingannevole lordo!!

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