Internet è un’azione

[appunti e riflessioni su democrazia, attivismo e digitale: in progress]

sento sempre paragonare Internet a uno strumento: quindi è come un martello? o ci cambia dentro? @akaOnir @fabiocurzi @strelnik #corridonia
(ezekiel | twitter)

Più che a uno strumento mi piace paragonare Internet a un’azione, a una modalità dell’agire umano capace di creare continuamente legami e conoscenza.

Dico così perché in alcune parti della Rete – e ultimamente, più in particolare, nell’attivismo digitale  – mi sembra di ravvisare alcuni dei tratti fondamentali di quella che è stata chiamata democrazia insorgente.

La democrazia insorgente non è un regime politico, ma innanzitutto un’azione, una modalità dell’agire politico, specifica nel senso che l’irruzione del demos, del popolo sulla scena politica, in opposizione a coloro che Machiavelli chiama “i Grandi”, lotta per instaurare uno stato di non-dominio nella città”.
(Miguel Abensour, “La democrazia contro lo Stato”, Cronopio, 2008)

La rete, ricalcando Abensour, ha permesso l’irruzione sulla scena della comunicazione di milioni di individui, non più solo riceventi, ma emittenti in grado di generare e diffondere contenuti, di offrire analisi e considerazioni, di raccontare fatti e luoghi, di interagire con gli altri utenti in maniera autonoma rispetto ai media mainstream controllati da ristrette élite industriali e intellettuali.

Altra caratteristica della democrazia insorgente è l’essere “un’azione continuata che si iscrive nel tempo, sempre pronta a riprendere slancio in ragione degli ostacoli incontrati”: questo l’avvicina ulteriormente a quell’inventarsi in permanenza che caratterizza la rete e la sua illimitata aggiornabilità.

Lasciando il discorso sul digitale e il mediattivismo, esempi molto concreti, terragni, di democrazia insorgente sono state e continuano a essere le rivoluzioni in atto nel Nord Africa e in Medio Oriente.

Centinaia di migliaia di uomini e di donne che si sono mobilitati, mettendo a rischio e perdendo la propria vita, per liberararsi da uno stato di dominio reclamando pane e diritti, le stesse parole d’ordine che portarono i sanculotti a invadere la Convenzione nel 1795 chiedendo l’immediata destituzione dei governanti e l’applicazione della costituzione di due anni prima, quella che prevedeva il diritto del popolo all’insurrezione 1.
Ciò che credo animi nel profondo la maggior parte dei giovani e giovanissimi oppositori è la ricerca e la costruzione di un legame politico vivo, intenso, non gerarchico, che i governi corrotti e le leggi d’emergenza oppressive si sono guardati bene dal lasciare sviluppare.
Ebbene, in un circolo virtuoso di organizzazione-azione-diffusione, i social media e le manifestazioni in strada hanno contribuito alla creazione e alla crescita di questo legame egualitario, non costrittivo, privo di leader e capi riconosciuti.
Il fraterno disordine2 di tutte le piazze Tahrir contro il potere dei dittatori, il non-dominio contro l’ordine oppressivo: democrazia insorgente nell’anno 2011.

  1. “Quando il Governo viola i diritti dei popolo, l’insurrezione è per il popolo e per ciascuna parte del popolo il più sacro dei diritti e il più indispensabile dei doveri.” | articolo 35 della Costituzione francese del 1793 []
  2. “I cittadini e le cittadine di tutte le sezioni indistintamente partiranno d’ogni punto in fraterno disordine, e senza attendere il movimento delle sezioni vicine, che faranno marciare con loro; in modo che il governo perfido e astuto non possa più metter la museruola al popolo com’è sua abitudine, facendolo condurre, come un gregge, da capi ad esso venduti e che ci ingannano.” | dal pamphlet “L’insurrezione del popolo…”, in K. D. Tonnesson, “La Défaite des Sans-Culottes” []