Lo chiameremo ancora il manifesto?

Il manifesto: la crisi, le lettere, gli scazzi, gli addii

Tempi duri per il collettivo de il manifesto: dibattito interno aspro e abbandoni importanti a un mese dal 31 dicembre quando cesserà l’attività produttiva. A meno che non arrivi una nuova formula (come la Taz?) o un finanziatore-padrone.

Storified by strelnik · Fri, Nov 30 2012 03:28:28

“La discussione sul manifesto è partita male. La prima domanda non è di «di chi è» ma «che cosa è» il manifesto.”
Con queste parole il 19 settembre di quest’anno Rossana Rossanda apre il dibattito sul futuro del giornale una volta di via Tomacelli – ora di via Bargoni.
Il titolo del suo articolo “Da dove ripartire” dà il nome alla sezione del sito che ospita “tutti gli interventi, interni ed esterni alla redazione del giornale, su cosa debba essere il manifesto in questo complicato momento storico”.
IL MANIFESTO – sezione dossier -Da dove ripartireLa discussione sul manifesto è partita male. La prima domanda non è di "di chi è" ma "che cosa è" il manifesto. Anche per ragioni economi…
Il 4 novembre a Roma si tiene l’assemblea nazionale dei circoli, del collettivo redazionale e dei collaboratori, aperta ai lettori, agli abbonati e ai soci del manifesto per discutere della crisi economica in cui versa il giornale.
Le due linee che vengono a contrapporsi sono quella di chi prende in considerazione l’ipotesi di un finanziatore e quella di chi propone una “cooperativa per azioni”. La seconda, divenuta proposta concreta grazie al sostegno di alcuni circoli, viene messa ai voti e passa con una maggioranza vicina all’unanimità.
Alla fine “la redazione appare palesemente spaccata in almeno due parti, sia sul piano politico che “proprietario”. Senza voler semplificare troppo – scrive Sergio Cararo nel resoconto dell’assemblea pubblicato su Contropiano – c’è una “destra” politica che accetta anche un padrone-stampatore, e una sinistra politica che sposa l’idea della proprietà collettiva ad azionariato diffuso.”
"il manifesto" diviso: padrone-padrone o azionariato diffuso?E’ sempre interessante il confronto vis a vis tra i lettori e il loro giornale. Soprattutto se si tratta di un giornale con una storia e …
L’intervento all’assemblea di Guido Ambrosino, ex corrispondente dalla Germania, porta come esempio il quotidiano di sinistra Tageszeitung che dal 1992 è di proprietà di una cooperativa di lettori (Genossenschaft ) che a oggi conta circa 12.000 soci.
Ambrosino sono anni che propone un modello tedesco per il manifesto: il suo ultimo articolo-proposta è del 20 maggio scorso.
La taz, un modello "tedesco" per il manifestoCari amici circolisti, il 20 maggio vi arrovellerete a Bologna su un possibile futuro per il nostro manifesto. Come scrive Matteo Bartocc…
Se il manifesto è stato il primo giornale italiano ad avere un sito web, la Taz è stato la prima, nel 1995, a mettere a disposizione gratuitamente online tutti i contenuti.
In questo video (in tedesco) come funziona il loro sistema di micropagamenti.
taz zahl ichdietageszeitung
Le settimane successive all’assemblea nazionale del 4 novembre non servono a ricomporre le divisioni interne al giornale che si acuiscono e generano una serie di addii eccellenti.
Dopo Vauro, che ha già lasciato a ottobre per il Fatto Quotidiano, è la volta di Marco D’Eramo, al manifesto da più di trent’anni. La sua lettera al giornale, pur non accusando specificamente la direzione e ricordando la responsabilità collettiva, ottiene una risposta a dir poco sbrigativa da parte della redazione. La replica di D’Eramo è ancora più stringata e dolorosa.
Il futuro del Manifesto: l’addio di Marco D’eramo e la risposta della redazione | Il Manifesto BolognaCari lettori, vi scrivo per prendere commiato da voi dopo una frequentazione di più di 32 anni e svariate migliaia di articoli. Come in o…
A dimostrazione della tensione e delle lacerazioni personali, nei giorni successivi allo scambio di e-mail tra D’Eramo e il manifesto, un gruppo di amici e lettori del giornalista pubblica una lettera aperta per criticare l’atteggiamento della redazione. Il testo si chiude con un’amara constatazione: “è una giornata buia che somiglia molto a una disfatta.”
Non si rottama così un giornalistaPubblichiamo la lettera aperta in solidarietà con Marco d’Eramo inviata al "Manifesto" da un gruppo di lettori e collaboratori, "esterref…
La risposta del manifesto, pochi giorni dopo, nega qualsiasi “caso Marco D’Eramo”: “Su una cosa non ci sono dubbi: questo collettivo ha fatto di tutto per convincere Marco a non andare via” Se, in buona fede, i firmatari dell’appello hanno capito diversamente – così si conclude l’articolo – è perché è stata raccontata loro un’altra versione dei fatti –
Il caso che non c’è agita la redazione e i nostri lettoriMa esiste davvero un "caso Marco D’Eramo"? Per capire il reale spessore di una polemica che ci impegna ormai da settimane, bisogna risali…
L’episodio dell'”Uff” tagliato da Norma Rangeri nell’incipit di un articolo di D’Eramo sulla vittoria di Obama è solo, se è vero, la goccia che ha fatto traboccare il vaso. Le posizioni erano già lontane: è del luglio la critica di D’Eramo all’“‘imbarazzante silenzio della redazione” di fronte alle forti critiche dai circoli per il mancato impegno ad aprire il dibattito sul futuro del giornale.
Marco d’Eramo risponde: "Imbarazzante silenzio della redazione" | Il Manifesto BolognaMarco d’Eramo risponde alla lettera di Mauro Chiodarelli del Circolo di Bologna. E’ il primo della redazione a farlo. Potete seguire il d…
Dopo D’Eramo è la volta di Joseph Halevi: nella sua lettera, l’economista storico collaboratore del manifesto, usa parole durissime nei confronti della direzione e della redazione: “Non si tratta più di un collettivo ma di un manipolo che per varie ragioni si è appropriato del giornale”.

Poi è il turno di Rossana Rossanda, una delle fondatrici del giornale, insieme a Lucio Magri, Luigi Pintor, Luciana Castellina, Valentino Parlato e Aldo Natoli. Nelle poche righe della sua lettera di commiato, la ragazza del secolo scorso prende atto dell’“indisponibilità al dialogo della direzione e della redazione” e annuncia la fine della sua collaborazione, anticipando che “a partire da oggi un mio commento settimanale sarà pubblicato in collaborazione con Sbilanciamoci“.

I rapporti rimangono tesi: prova ne è uno strascico polemico sui modi e i tempi di pubblicazione della lettera di Rossanda tra MicroMega (che per primo l’ha resa pubblica online) e il manifesto.
Spiega Jospeh Halevi in un post scriptum alla sua lettera:
“Tutte le principali testate stanno riprendendo la notizia data da MicroMega, ma molte, nel riformularla, danno adito all’equivoco che Rossana Rossanda abbia mandato a MicroMega la sua lettera per la pubblicazione, mentre la fondatrice del Manifesto ha mandato la lettera solo al suo giornale, mentre MicroMega ne ha dato notizia non appena ne è venuta in possesso, non da Rossanda ma da ambienti della redazione stessa del quotidiano).”
In un commento sul sito del manifesto di Bologna la redazione del manifesto risponde con un suo post scriptum.
Rossanda dice addio al ManifestoRossana Rossanda lascia il Manifesto. Una delle fondatrici della storica testata della sinistra italiana se ne va, con una lettera (che q…
Il rifiuto di Rossandaluissgiornalismo
“Siamo qui” titola la prima pagina dell’edizione del 27 novembre
“La notizia siamo noi. – si legge nel sommario – Tra dolorosi abbandoni e polemiche ritirate, tuttavia qualcosa di buono c’è ancora: la volontà di ricominciare insieme. E di cambiare. Noi con voi. Impresa  naturalmente difficile, ma non impossibile.”
Sotto, accanto a una foto della Rossanda, il breve messaggio di addio al giornale.
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#laprima del manifesto su Rossanda #siamoqui (e dentro il giornale c’è molto di più) http://pic.twitter.com/pj3kxkxiil manifesto
L’ editoriale in prima pagina è firmato da Norma Rangeri e ha come titolo “Il tempo non è scaduto”.
Riguardo alle parole di Rossana Rossanda, l’attuale direttrice dice di non condividere “la critica sull’indisponibilità al dialogo: è ingenerosa e ingiusta”; più sprezzante il termine che usa per ribattere a quelle di Joseph Halevi: “solo qualche sciocco può definire [la redazione] «manipolo»”.
Le diverse idee di concepire il giornale non sembrano riuscire a convivere: le diversità di linea si sono trasformate “in rottura delle relazioni, anche umane, in separazioni traumatiche”.
Rangeri si rende conto che le rotture possono non essere più recuperabili, ma ripete che “il tempo del confronto non è scaduto”, esortando alla partecipazione e al dibattito sul sito e sul giornale che rimarrano aperti “fino alla scadenza prevista dall’amministrazione controllata. Poi sarà un’altra storia”.
Il tempo non è scadutoCare compagne e cari compagni, care lettrici e cari lettori, molti di voi già sanno della decisione presa da Rossana Rossanda. La decisio…
L’articolo genera sul sito una sessantina di commenti [qui non linkabili: togliete quel javascript, se potete N.d.R].
Sono in molti a criticare la direttrice – qualcuno la invita a dimettersi – imputandole una gestione fallimentare sia nella linea politica (troppo moderata) sia nella trasparenza e nella partecipazione. Altri solidarizzano con lei, altri ancora si dispiacciono per l’unità perduta e le fuoriuscite. Alcuni, infine, si lamentano per il tono usato in alcuni (pochi) commenti.
Il titolo del giornale cartaceo trasformato nell’hashtag #siamoqui, viene usato nei giorni seguenti da chi interagisce, riprende o commenta la situazione del il manifesto su twitter.
Naturalmente non ci riusciremo da soli. Non tutto dipende da noi. Anzi, tutto dipende da voi. #siamoquiil manifesto
#siamoqui scrive domani Il Manifesto in prima. Ma è un plurale majestatis del titolista? #rossandanaracauliz
Fare il manifesto non è facile ma anche fare il lettore del manifesto talvolta non è da meno cmq #siamoqui con il @ilmanifesto2012Andrea Ricci
#siamoqui e #IlManifesto, come ogni mattina, è sulla mia scrivania.C.
La ragazza del ’24 è modernissima e già ci manca. #ilmanifesto, torna nel tuo spazio e il tempo continuerà ad essere.#siamoquisilvia losco
@officinaenoica: #siamoqui da sempre ogni mattina @ilmanifesto2012 ci da il buon giorno http://officinaenoica.orgOFFICINA ENOICA
A rispondere all’editoriale di Norma Rangeri, oltre ai commenti sul sito, cominciano a arrivare anche altri contributi.

Claudio Magliulo, giornalista al manifesto da due anni, riprendendo e ribaltando il titolo dell’editoriale di Norma Rangeri, scrive sul suo blog e sul sito de il manifesto di Bologna: “Il tempo è scaduto, lo dico con profonda tristezza ed amarezza. E persino il colpo di coda di una mail privata e personale (sopra o sotto le righe importa poco) inviata da Marco D’Eramo e pubblicata sul giornale come lo scalpo di quella che fu una delle penne di punta del giornale, fa parte di un epilogo osceno, che si sta consumando sotto i nostro occhi increduli e insofferenti.”
Perchè il tempo è scadutoInizio con una breve nota personale (me lo perdonerete, perché penso sia utile a capire chi siamo e da dove veniamo). Sono un giornalista…
Alcune testate online, oltre a dare notizia della defezione di una firma storica come Rossanda, si soffermano su questioni più ampie o lasciano la parola a ex giornalisti del quotidiano comunista.

Tarcisio Tarquini su Rassegna.it ricorda che tra i motivi economici alla base della crisi economica de il manifesto, c’è la riduzione ai minimi termini del fondo per i contribuiti all’editoria; questione che riguarda non solo il manifesto ma molte altre testate della stampa di sinistra, “dal settimanale Carta – il primo a cadere – all’Unità a Rassegna Sindacale.”
La crisi del Manifesto e quella degli altri – Rassegna.itIl fondo per i contribuiti è ridotto ai minimi termini nella pressoché totale indifferenza verso una crisi che investe soprattutto la sta…
Il Foglio, con un titolo tra il funereo e il fatalista, pubblica gli interventi di alcuni ex giornalisti del quotidiano fondato nel 1969: da Riccardo Barenghi a Ritanna Armeni, da Giampiero Mughini a Lucia Annunziata.
Il manifesto sembra rispondere via twitter riadattando una citazione di Mark Twain.
Manifesto morente, parla chi lo amò e lo lasciò – [ Il Foglio.it › La giornata ]I fuoriusciti Jena cita Pintor. Poi D’Eramo, Armeni e Annunziata. Mughini però tace Roma. "Non una parola sul manifesto. Ci sono stato tr…
"La notizia della morte del manifesto è ampiamente esagerata"… Non stiamo bene ma #siamoquiil manifesto
Pochi giorni prima del suo abbandono, Rossana Rossanda è stata intervistata da Marco Berlinguer per Pubblico: rispondendo a una domanda sui movimenti e su come farà il 99% a sconfiggere l’1% ha detto: “Sì, sono pessimista. Però penso anche che qualcosa rinascerà. Guarda: la sola ragione per cui mi dispiace di morire è non vederla. Anche perché questa volta non sarà in una società arretrata, come è stato con l’Urss. Questa volta – anche grazie a internet e alla rivoluzione delle comunicazioni – la protagonista sarà una società acculturata. E sarà diverso”
Rossana Rossanda: "Qualcosa rinascerà. Ma questa volta sarà diverso"Rossana Rossanda vive a Parigi da tanti anni. Ha una casa sulla Senna: sulla Rive Gauche, naturalmente. La palazzina ottocentesca ha un’a…
A Internet e alla comunicazione si affidano anche le iniziative delle prossime settimane.
Nessuno al momento lo sa per certo: lo chiameremo ancora il manifesto?
++ Avete domande sul manifesto? Venerdì 30, dalle 16 alle 17, Norma Rangeri risponde ai lettori in diretta su facebook #siamoquiil manifesto

3 comments

  1. Necessario e completo. E quel poco che non si capisce non è certo imputabile ad assenza di chiarezza del post.

  2. strelnik

    Eh, sì, “awaiting moderation”: è wordpress che così cerca di salvarmi dai commenti di spam.
    Ma da qui in poi i tuoi passeranno in automatico grazie al meccanismo: “approvato uno, approvati tutti”.

    Grazie per il commento.

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