L’inferno non esiste

C’è poco da fare: l’11 gennaio o qualsiasi altro giorno dell’anno, quando arrivo a questa strofa mi prende uno stranguglione e un nodo alla gola che mi fa sentire tutti gli anni che ho e che non ho più.

“Dio di misericordia, il tuo bel paradiso l’hai fatto soprattutto per chi non ha sorriso, per quelli che han vissuto con la coscienza pura, l’inferno esiste solo per chi ne ha paura.”

– Fabrizio De André, “Preghiera in gennaio”, 1967.


Nietzsche a Camogli

Sono forse pochi (molto pochi) coloro a cui interesserà sapere che nel 1886 Friederich Nietzsche trascorse alcune settimane nella dépendance dell’hotel “Kursaal d’Italia”, sulle alture di Camogli, nel territorio della frazione di Ruta, a pochi chilometri da Genova.

– Confuso “Le vacanze di Nietzsche a Camogli

Settantotto anni dopo, nel 1964, a una decina di chilometri da dove aveva alloggiato l’autore di “Umano, troppo umano”, arrivò con la sua seconda famiglia Luciano Bianciardi, in fuga da Milano, la città dei quartari, della sede della Montecatini e delle banche. Il Biancia visse a Sant’Anna di Rapallo in una sorta di esilio volontario, bevendo come una bestia e uscendo di tanto in tanto, come quella volta che, di ritorno da un viaggio in Palestina, girava per Rapallo con la benda sull’occhio, come Moshe Dayan, per perculare gli israeliani. Oggi lo dasperebbero.

Luciano Bianciardi

Nella nostra provincia si poteva ricominciare tutto daccapo, e in Italia, in quanto a cultura (ma anche per il resto) c’era proprio un gran bisogno di ricominciare tutto daccapo.

Luciano Bianciardi, “Il lavoro culturale”, 1957

Non so quale casa Bianciardi acquistò a Sant’Anna Di Rapallo, sul web non ho saputo trovarne traccia; nelle ricerche fatte ho scoperto però che a Rapallo passarono e si fermarono anche Anna Maria Ortese – che ha una targa a lei dedicata – Herman Hesse, Ezra Pound e William B. Yeats. E Ernest Hemingway, che usò la località balneare ligure come ambientazione per il racconto “Gatto sotto la pioggia”.
Un’immagine abbastanza calzante – credo – per descrivere il Biancia degli ultimi anni: molto solo, sotto uno scroscio continuo d’alcol.

Ai pittori piaceva come crescevano le palme, e i vivaci colori degli alberghi affacciati sul giardino pubblico e sul mare. Gli italiani venivano da lontano a vedere il monumento ai caduti, che era di bronzo e luccicava sotto la pioggia.

Ernest Hemingaway, “Gatto sotto la pioggia” | “I quarantonove racconti”, 1938

(Se il 2019 può essere l’anno del ritorno dei blog, bisogna cominciare a linkarli e condividerli questi blog; nei social ci sono i like e le condivisioni, sui blog il caro vecchio href funziona ancora abbastanza bene)

2019, il ritorno dei blog?

Come fa il blog a rivivere ai tempi del capitalismo delle piattaforme? Riuscirà a svicolare dall’ansietà da breaking news dei social e a riprendersi una velocità più lenta? Troverà nuovi e più proficui modi di interazione? Influirà sulla bontà e l’efficacia dei contenuti?

Scrive il Many che BLOGROLL sarà la parola ufficiale del 2019.
Potrebbe essere come attraversare un deserto senza farsi catturare e vendere.

“Se invece di parlare risparmi il fiato, uno come te ce la può fare.”

C-3PO su Tatooine | Star Wars

Bandersnatch

“Per cambiare un ordine immaginario esistente, dobbiamo prima credere in un ordine immaginario alternativo.”

– Yuval Noah Harari, “Sapiens”, 2011.

Black Mirror: Bandesnatcher - scritto da Charlie Brooker
Black Mirror: Bandersnatch – scritto da Charlie Brooker

Guardando Bandersnatch si mischiano le ossessioni di Philip K. Dick, il software Branch Manager di Netflix, le distopie di Black Mirror.

“Se l’agghiacciante grido dell’androide che si scopre tale è una semplice modalità del programma, una reazione prestabilita in risposta a un determinato stimolo verbale, prodotta dalla diligente attivazione di un certo numero di bit – descrizione che si applica interamente anche al funzionamento del cervello umano, sebbene questo sia fatto di cellule organiche e non di componenti di metallo o di plastica -, cos’è che cambia fra i due?

a) Tutto b) Niente c) Qualcosa, ma non sappiamo cosa. Indicate la vostra scelta barrando la casella corrispondente.

Emmanuel Carrère, “Io sono vivo, voi siete morti”, 2016.

Utilissima, prima o dopo la visione, la lettura del capitolo nove “Dopo l’inizio, la fine” in “Io non sono qui” di Fabio Chiusi: sulla fantascienza, l’uso politico dell’immaginazione – la resistenza speculativa propugnata da Malka Older – e la concreta realtà della distopia.

Cinque anni fa con gli Affluente si citavano Baudrillard e il sogno della merce: “Voi siete lo schermo e la tele vi guarda. Salta il senso del messaggio.”

Sì, è Netflix che sta guardando noi.


Il sogno della merce | Affluente

Il riso del vivente consuma le bare

“Caracollate da soli, armati della sola forza che dispensa da armi e armature, sdegnando gli amici della morte e il sarcasmo dei cadaveri.

Il riso del vivente consuma le bare.”

Raoul Vaneigem, “Bambini che dissiperete l’incubo del vecchio mondo”

Foto di Tish Murtha | via The NYT
Foto di Tish Murtha | via The New York Times