Cose che si imparano dai film – e serie

Mai comprare una macchinona costosa se la paghi con soldi sporchi.

Se volete, potete indovinare da quali film e serie è sono tratti i tre fotogrammi.
Il premio per chi vince oscilla ancora tra il classico mappamondo e la mia password di Netflix per una settimana.
E valgono solo i commenti lasciati qui, non sui social.

Fotogramma 1
Fotogramma 2
Fotogramma 3

Come le formiche

I tempi sono quelli che sono, e fosse stato vivo Philip Dick ce lo saremmo ritrovati su qualche social o blog a descrivere o trasfigurare questa distopia in corso.
Io e MineVale lo abbiamo ricordato così, attraverso le immagini registrate sul muretto sotto casa, con le parole e le sottolineature de “Il cacciatore di androidi” e grazie alla musica di di Martijn de Boer (NiGiD) pubblicata sotto creative commons su CCmixter.
Se potete usate le cuffie e un volume medio: dura un minuto, buona visione.

Magnifiche minuzzarie

Ogni qualsivoglia vilissima minuzzaria in ordine del tutto ed universo è importantissima; perché le cose grandi son composte de le picciole, e le picciole de le piccolissime, e queste de gl’individui e minimi.

– Giordano Bruno, Spaccio de la bestia trionfante, Dialogo primo, 1584.

È una foto di Martina Dienstleder fatta con il microscopio elettronico nel 2011 e tutte le volte che la guardo mi perdo nella circolare infinità che lega l’immenso e il piccolissimo.

Sembra un canyon ma è una piccola crepa in un pezzo di acciaio.

Il lavorìo che viene

Ma non è lavoro, questo, è un senso di colpa, un opportunismo cinico, una manipolazione continua, deprivazione del sonno, bipolarismo, tensione, antilingua, rapporti poco chiari, poco onesti, torbidi, l’editoria, la provincia, le pacche sulla spalla, la maschera della morte rossa, la nube purpurea, gli ultracorpi, il Weneto…

– ale, “Se volete, parliamo del lavoro”

E questa cosa che ale di brekane pubblica due post nell’ultima settimana lo si prende come un ulteriore segnale che un altro flusso potrebbe presto formarsi.
Qui ci si lavora zitti zitti.

Eppure qualcosa cigola

Era quasi esattamente un anno fa: si riparlava del ritorno al blog, della scrittura più lenta, della soffice dittatura dei social e della possibilità di uscirne.
Il Many aveva sapientemente parlato di “New Wave italiana” e in effetti diversi blog erano rifioriti, ma il 2019 non è stato l’anno del blogroll.

Eppure qualcosa cigola.

Sono ancora mezzi rumori, allentamenti e rallentamenti della materia di cui è fatto il flusso di informazioni che sciaborda ogni giorno sotto le nostre cornee. Sono analisi, propositi e scelte che invitano a sottrarsi al ritmo finto indiavolato delle piattaforme, alla loro capacità e rapacità estrattiva.
Sono argomenti pubblicati su siti, blog e newsletter che mi ha fatto bene leggere e che qui sotto, come fosse un vecchio Blob of the blogs, vi lascio in un montaggio più o meno ragionato.

Perché cercate di convincermi che il digitale è veloce e la fisicità lenta? Puoi prendere appunti lenti su carta mentre qualcuno parla veloce? Non è solo un fastidio mio: quello che mi preoccupa è che, imponendo una dicotomia, allontaniamo l’equilibrio. Non sarebbe meglio praticare la lentezza nel digitale invece di rafforzare l’equivoco materia lenta digitale veloce? Se tante persone sono stressate per la velocità digitale è meglio suggerire e mostrare che si può rallentare anche online, non arrendersi e considerarlo un effetto collaterale dell’ambiente. Non lo è. Siamo sempre noi che scegliamo (o ci facciamo condizionare).

– Mafe De Baggis, “[Koselig #37] Festina lente, hai presente?

Scriverò ancora di musica, ma non in quel modo lì e non con quella dedizione da ascoltatore bulimico.
Voglio rallentare tutto, calpestare altri lidi e dare il mio modesto contributo ad agitare le suddette acque.
Cosa ne verrà fuori in concreto lo vedremo insieme poi. Qua sopra e solo qua sopra: non ci sarà nessuna pagina facebook, instagram o account twitter, perché è ora (è ora da tempo) di abbandonare i monopolisti e riprenderci gli strumenti che usiamo per comunicare e agire nel mondo.

– leo durruti, “Acque agitate | Chi sono”

Il nostro sito è questo, è Giap. Abbiamo necessità e voglia di ripartire da qui, di avviare una nuova fase di discussioni sul blog, magari a cominciare proprio dallo spazio qui sotto. È un invito a lasciare i vostri commenti, senza remore. Dopo aver letto tutto, s’intende. E lentamente.
[…]
Chi ha un blog e in questi anni lo ha negletto, torni a scriverci sopra e a promuoverlo, lo rivitalizzi e ne faccia l’epicentro della sua comunicazione quando ha qualcosa da dire. I social, soltanto come rimbalzo. Per le situazioni militanti, come scritto nella prima puntata, questa è una necessità vitale, ma in fondo lo è anche per il singolo individuo. Non è più tempo di essere ex-blogger.

– Wu Ming, “L’amore è fortissimo, il corpo no. 2009 – 2019, dieci anni di esplorazioni tra Giap e Twitter / 2a puntata (di 2)”

Sono d’accordo. E non solo perché ho scelto, con ostinazione, di tenere in piedi il sito su cui state leggendo anche nel periodo in cui i blog, personali e collettivi, erano in ritirata (grosso modo dal 2014 fino a oggi). Anche perché, complici proprio la lettura e l’approfondimento del metodo e della scrittura di Fisher, mi è tornata la voglia di curare uno spazio che accolga i miei pensieri al di fuori dal recinto dei social network, commerciali e non.

– Flavio Pintarelli, “2020, ritorno alla blogosfera”

E anche da queste parti c’è un lavorìo sotterraneo che ancora non si vede, come il rumore di un ingranaggio che muta per qualcosa che cigola.

Billy Bragg - Back to Basics