Pescatori di uomini in salsa verde

Per scampare alle grinfie del mastino Alidoro che i carabinieri gli hanno sguinzagliato contro Pinocchio si butta in mare. Alidoro fa lo stesso, ma rischia di annegare e chiede aiuto al burattino che lo salva: nasce da qui una specie di solidarietà tra disgraziati che, nella fiaba originale si rivelerà decisiva quando arriverà il pescatore dal corpo tutto verde, deciso a friggere Pinocchio dalla pelle resa bianca dalla farina.

Siamo al capitolo ventotto quando entra in campo, a gamba tesa, il paese reale.
Sulla spiaggia della contemporaneità, alla fine degli anni zero, arriva un’incursione strafottente, mostruosa, ben decisa a azzerare qualsiasi sospensione momentanea del dubbio, ogni fede poetica, spolpando le già fragili costole dell’immaginazione in un presente eterno, fatto di costrizioni, identificazioni veloci e subitanee espulsioni.

“Dimmi, o straniero giunto qui sulle coste padane per rubarmi il lavoro e stuprare mia sorella, che razza di extracomunitario saresti? Zingaro romeno, cinese comunista o arabo mussulmano?”
“Ma quale arabo, ma quale cinese! Son di Collodi nella provincia di Pistoia!”

Personalità confusa, blogger dei primordi e amico fin dai tempi in cui non c’erano i permalink, ce lo fa ritrovare lì quel Pinocchio: seriale e clandestino, pronto a riprendere la corsa dei suoi capitoli di fantasia dopo una pedata ben assestata per liberarsi ancora.