Per Aaron Swartz

Aaron Swartz (1986-2013)

Un post-ponte tra l’ultima e la prossima puntata del podcast, perché il silenzio non cali.

“Per tutta la sua breve vita Swartz si era speso, correndo gravi rischi in prima persona, proprio per la difesa delle libertà e dell’accesso in rete. Prevedendo la progressiva recinzione del web in nuovi orticelli privati, aveva promosso standard comuni per favorire lo sviluppo di internet in spazi aperti e interoperabili. Aveva introdotto il protocollo RSS, la Really Simple Syndication che permetteva agli elementi base di qualsiasi sito di parlare con tutti gli altri, aprendo la strada agli aggregatori e ai podcast. Insieme ad altri visionari come Lawrence Lessig aveva creato le licenze Creative Commons, che offrono oggi una alternativa più adeguata ai nostri tempi rispetto agli intoccabili principi del Copyright per tutelare il diritto d’autore.
Swartz, purtroppo, è morto due volte. Una volta fisicamente, anche come conseguenza ultima delle gravi controversie legali che lo hanno coinvolto. Una seconda volta, quando è calato il silenzio sull’importante eredità che ci ha lasciato.
[…] Quello per cui Swartz lottava, peraltro, non erano solo i nostri diritti, ma anche la preservazione della natura originaria di Internet, nata per opporre un maggiore pluralismo e in generale una diversificazione degli stili e dei linguaggi (diversity) all’omologazione dominante garantita dall’appiattimento delle catene editoriali precedenti”
– Antonio Pavolini, “Unframing | Come difendersi da chi può stabilire cosa è rilevante per noi”, (2020)

Qui tutti i suoi scritti, per continuare a imparare: The Boy Who Could Change the World | The Writings of Aaron Swartz.

Come Netflix per la videoteca



Una decina di anni fa era abbastanza probabile che il navigatore medio di Internet avesse sentito parlare di RSS. L’acronimo che sta per Really Simple Syndication, o Rich Site Summary – dipende dalla persona a cui lo chiedi – è un formato, facilmente comprensibile da programmi per computer differenti, che i siti web e i podcast possono usare per distribuire un flusso di contenuti ai lettori e agli ascoltatori. Oggi, nonostante continui a potenziare numerose applicazioni web, l’RSS è diventato, per la maggior parte dellle persone, un’oscura tecnologia.
Così inizia “L’ascesa e la scomparsa degli RSS”, un post di Sinclair Target che ripercorre in maniera dettagliata e genuinamente geek la doppia invenzione, la diffusione e la sua progressiva marginalizzazione.
L’articolo, pubblicato giusto un paio di anni fa sul blog “Two-Bit History” è stato progressivamente arricchito con le interviste a Dan Libby, Eckart Walther e Ramanathan V. Guha, all’epoca sviluppatori per Netscape, autori del primo formato RSS nel 1999.
Per gli appassionati di storia dell’Internet e della tecnologia web, il post di Sinclair Target è una vera miniera d’oro: per esempio, minuziosa e ben supportata da fonti verificabili, è la ricostruzione delle vicende interne alla comunità di sviluppatori che dall’iniziale convergenza sul formato RSS 0.91 portò alla scissione – l’RSS fork – già alla versione 1.0.

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Il blog che nacque dalla radio | episodio 2


Il blog che nacque dalla radio | C'era una volta la blogosfera | episodio 2

Un paio di settimane fa, il blog di Polaroid è arrivato alla ventesima stagione e il suo fondatore – insieme a Laura – e radio show man Enzo Baruffaldi ha scritto una lettera al se stesso del 2001, trasvolando in pochi paragrafi due decenni di vita, in onde e bit, del programma radiofonico nato negli scantinati di via Masi 2 a Bologna.
Con Enzo si è parlato della nascita accidentale di Polaroid: di come sia nato dall’esigenza di avere online un foglio di appunti per il programma in onda nell’etere – e nel 2001 un blogghetto era lo strumento online più veloce per pubblicare qualcosa sul Web – e di come i post musicali inizialmente fosse variegati e mischiati alla vita privata, alle recensioni di libri e film, a playlist e cronache di concerti.
Poi l’arrivo degli mp3, la riscoperta del feed rss che permette di generare un podcast da distribuire anche su altre piattaforme – Spotify e Itunes, non vi temiamo! – e la mutazione definitiva in music blog: nel 2014 polaroid sarà l’unica presenza italiana tra i 100 blog musicali più influenti al mondo nella classifica di The Style of Sound.

Nella conversazione con Enzo, sono stati tirati in ballo anche la prima blog balotta emiliana e l’importanza dei contatti e delle relazioni nate o rinnovate sia on che offline, la sindrome dell’impostore” e la modalità slow blog .
A favore di filologia, c’è da aggiungere che la pronuncia di NEU radio, la web radio co-fondata da Enzo dove attualmente si ascolta Polaroid è alla tedesca, come il gruppo musicale kruat dei Settanta. Il claim di uno dei jingle è “Si scrive neu, pronuncia noi, vuol dire nuova”.

A aprire e chiudere il tutto, la doppia intersezione con Davide Carbonai: con una rivelazione dalla vita rocambolesca di Enzo – Enzo Fonico, non Enzo di Polaroid – e con le prime riflessioni sull’efficacia di questo modo di fare il podcast. Il gancio finale a “Cronosisma” di Kurt Vonnegut potrebbe far ben sperare per la prossima puntata.

Intanto, se volete, sentitevi questa. Dura i soliti venti minuti.

C’era una volta la blogosfera | episodio 2

Credits

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