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Viaggio nei luoghi d'incontro dei giovani aquilani a due anni dal terremoto

Il Corso, i Quattro Cantoni e Piazza Palazzo

Una trama laterale di puntelli, travature e assi in legno copre le facciate e le finestre della maggioranza degli edifici che lo delimitano: il corso, tutto quanto, è più o meno così. Camminandoci in mezzo viene da guardare in alto, per capire fino a dove arrivi quest'edera di tubolari e tavolame, spesso rinforzata a terra dalle transenne e dalle recinzioni rosso arancio che si usano nei cantieri.

Eccoci ai Quattro Cantoni, il quadrivio che fa incrociare il corso con i portici di San Bernardino e via Roma. Una camionetta e tre militari presidiano la via. “Per venire in centro non c'era bisogno di mettersi d'accordo. Era quasi scontato che ci si vedesse ai Quattro Cantoni o alla Fontana Luminosa. Altrimenti bastava fare una camminata verso piazza Duomo per incontrare qualcuno”, dicono i ragazzi mentre ci avviciniamo a piazza Palazzo.

Sulla torre di Palazzo Margherita, ingabbiata, è stato srotolato uno striscione tricolore: Jemo innanz', dice la scritta che lo attraversa in verticale. Andiamo avanti: una dichiarazione d'intenti esposta sulla parte più alta del palazzo comunale che fino a oggi è rimasta impigliata in una ragnatela di litigi, commissariamenti, rimandi e burocrazia. A L'Aquila la ricostruzione non parte e si vede: molti edifici assomigliano a fondali di cartapesta, tenuti in piedi dalle impalcature e dalle protezioni in legno. “Questa era una piazza molto frequentata dagli studenti. C'era la biblioteca provinciale. Vicino c'era un locale, il Tropical, e tante persone in giro la sera”, mi spiega Martina. I portici del palazzo della Provincia sono sigillati dai tubolari metallici, la biblioteca Tommasiana è inagibile. La sue sede provvisoria adesso è a Bazzano, in una zona industriale a diversi chilometri da qui. La vicina facoltà di Lettere e Filosofia ha subìto lo stesso trasferimento.
Un altro striscione, attaccato alle transenne dietro la statua di Sallustio, dice Riprendiamoci la città: altro imperativo esortativo che tanti aquilani ha convinto a reagire all'immobilità della situazione. Come ha fatto il popolo delle carriole che, all'inizio dell'anno scorso, ha scelto proprio piazza Palazzo come uno dei primi luoghi da liberare dalle macerie e da restituire ai cittadini. [video 1]

Ritornando sul corso scendiamo per via San Bernardino costeggiando i portici dove gli adolescenti si sedevano passando il pomeriggio, spesso arabescando di scritte le basi delle colonne. Una fioritura multicolore, più volte cancellata e altrettante riapparsa, ora bloccata sotto i portici serrati dalle solite transenne.

Sbuchiamo davanti alla scuola elementare De Amicis: la profondità dell'intreccio di giunti e tubi che ne copre la facciata è impressionante, un esoscheletro imponente che offusca anche l'adiacente basilica di San Bernardino, danneggiata anch'essa. “Qui sotto, alla scalinate, ci sono le nicchiette. Quando si è più piccoli si viene qui a fumare la prima sigaretta di nascosto o a darsi un bacio.” dice Chiara “I ragazzi e le ragazze che vengono qui sono più giovani. Vedi, hanno gli zaini della scuola. Qualcuno sarà uscito prima, qualcuno avrà fatto festa.” Mentre ritorniamo verso il corso incontriamo il proprietario della caffetteria dove lavora Chiara. “Credo stia cercando un locale per riaprire in centro” ci spiega lei “Adesso siamo al viale della Croce Rossa, la posizione non è il massimo. Ma credo non sia facile trovare un posto da affittare, vista la situazione” Al viale della Croce Rossa andremo stasera per vedere come e dove si sono trasferiti alcuni locali che prima erano in centro, intanto riprendiamo il corso verso piazza Duomo.

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