Next Stop L'Aquila City

Viaggio nei luoghi d'incontro dei giovani aquilani a due anni dal terremoto

Piazza Duomo, via Sassa, via Sallustio

Prima di arrivare in piazza ci fermiamo al Nerocaffé, un bar caffetteria aperto in una ex profumeria che Iacopo e Simone mi dicono animarsi parecchio, specie in occasione delle sere universitarie. A quest'ora sembra un posto tranquillo. Ci sediamo e parliamo delle generazioni più giovani. “Si ritrovano al centro commerciale, molte ragazzine e ragazzini ci passano le giornate” dice Alessia. “Di centri commerciali ce n'erano abbastanza già prima del 6 aprile, dopo ne hanno fatti almeno altri due. C'è l'Aquilone, i Quattro Cantoni, Le 99.” Chiedo a lei e agli altri se gli capita andarci. Mi rispondono che se ci vanno è per comprare qualcosa, ma di passare delle ore su e giù per i viali al coperto non va a genio a nessuno. Il fatto è che molti negozi del centro sono stati obbligati a trasferirsi proprio nei centri commerciali già esistenti o che sono stati costruiti ex novo nelle zone periferiche. Il tratto di corso che ci porta in piazza Duomo ne porta addosso gli effetti secondari: gli esercizi aperti sono pochissimi, il resto è una lunga sequenza di portici vuoti e insegne spente.

Entriamo nell'ampiezza squadrata di piazza Duomo. Anche se sguarnita dei banchi e delle voci del mercato che si è tenuto qui per secoli, la visuale conserva il fascino delle urbanizzazioni antiche. “Il mercato era vivo, colorato, sempre pieno di persone che arrivavano a piedi dal corso, entravano e uscivano dalla piazza tra i banchi e i chioschi dei commercianti. Era bello passare da qui”, ricorda Chiara guardando la lunghezza sgombra della piazza. Scendiamo per il leggero dislivello che porta verso il Duomo, preceduto da un tendone del Ministero dell'Interno e della Croce Rossa che lo isola dal resto della piazza. Pochi passi e arriviamo nelle vie e nelle piazzette che erano il fulcro della vita notturna aquilana. Via Sassa, via Roio, scorci e passaggi fatti di locali chiusi. “Qui era pienissimo, eppure l'atmosfera era rilassante. Durante la settimana della Perdonanza con il corteo storico, i festeggiamenti e le altre iniziative quasi non ti muovevi.”

Costeggiamo piazza San Biagio, scendiamo verso via Sallustio, semideserta e lasciata a se stessa in molti punti. Accanto a una cabina per le fototessere giacciono dei faldoni scomposti e una pila di copie ingiallite di una pubblicazione che si chiama Solidarietà umana. “Potevi lasciare la macchina al parcheggio e poi era tutto un giro che potevi fare a piedi.” ricorda Martina “Non c'era bisogno di spostarsi a chilometri di distanza per trovare compagnie o posti diversi. Bastavano poche centinaia di metri. Qui intorno anche molto meno. E potevamo girare tranquillamente anche da sole” The Corner, l'Andalucia, il Cavour, il Magoo sono alcuni dei nomi che gli ritornano sulle labbra. “Alcuni di questi locali hanno riaperto lontano da qui, di altri non abbiamo saputo più niente.” Parecchie delle case intorno sono puntellate e aperte: quando facciamo per affacciarci su un ingresso qualcuno dal fondo della strada ci ricorda a voce alta che non si può entrare.

Risaliamo verso il corso continuando a percorrerlo verso via XX Settembre: nel susseguirsi di ponteggi e travi in acciaio incontriamo un picchetto di militari a presidio di una zona in cui non si può entrare. Il cinema sotto i portici non ha più riaperto. La locandina dell'ultimo film in programmazione è ancora occupata da Gli amici del Bar Margherita. L'amarcord nell'amarcord: sembra falso, per quanto è vero.

Arriviamo fino allo spiazzo che gli aquilani hanno chiamato piazza 6 Aprile, muti di fronte a ciò che resta della Casa dello studente.

Continua a leggere