Next Stop L'Aquila City

Viaggio nei luoghi d'incontro dei giovani aquilani a due anni dal terremoto

Piazza Regina Margherita

La postazione di guardia sul lato della piazza che dà sul corso è una roulotte; i militari, tra cui una donna, ci stazionano davanti. Alle nove di sera siamo davanti a Ju Boss, la cantina punto di ritrovo di diverse generazioni di aquilani. Ha riaperto nella stessa sede un anno e mezzo fa, vivificando tutta piazza Regina Margherita. Prendiamo un bicchiere di vino al bancone di cuoio affollato di battute e ordinazioni, con uno dei gestori che cita scene di film con Totò. I tavoli, sotto le massicce travi di legno, sono tutti occupati: usciamo e ci sediamo sulla panchina vicino alla fontana del Nettuno. Ci sono molte persone che sostano in piedi raccontandosi la giornata, salutandosi, riconoscendosi.

“Non te conosco, ma te saccio”, mi spiega Martina “qui a L'Aquila significa che anche se non ci frequentiamo so chi sei.” Di questi tempi sembra una rivendicazione di socialità più che il lato un po' esoso delle piccole città. “La presenza delle persone: questo ti accorgi che conta più di tante altre cose” aggiunge Giovanni, originario di Teramo, studente fuori sede di Ingegneria che ci ha raggiunti in piazza insieme a Martina, studentessa di Ingegneria di Montereale, a una trentina di chilometri dal capoluogo. “Mancano molti studenti che se ne sono andati fuori regione o che sono costretti a fare i pendolari dai paesi vicini. Universitari che, anche fuori dagli orari delle lezioni, a qualsiasi ora del giorno, erano una delle ricchezze del centro storico.” Nella piazza ci sono anche un negozio di alimentari che ha adattato i suoi orari d'apertura, e il Malacoda, un bar dal nome e delle maniglie diaboliche in contrasto col bianco netto dell'arredamento interno. Il bianco e il rosa della facciata di Ju Boss addolciscono le luci gialle il taglio dei sampietrini. Giovanni stappa una bottiglia di vino rosso, riempiamo tutti i bicchieri, quasi fosse un brindisi all'inizio della primavera e alle persone in strada a festeggiarla.

Viale della Croce Rossa

Verso le dieci e mezzo prendiamo la macchina per raggiungere viale della Croce Rossa.
“Questa macchina ha un interno molto vissuto”, ci dicono Martina e Alessia. “Ci abbiamo mangiato, ci abbiamo parlato tutta la notte, abbiamo dovuto usarla per forza nei primi spostamenti sulle poche strade rimaste aperte per muoverci da dove abitiamo o da una parte all'altra della città.”

Fatte un paio di rotatorie ci ritroviamo su uno stradone percorso in entrambi i lati dalle automobili. I lampioni riversano il loro cono arancione sui marciapiedi sconnessi. I locali che si sono trasferiti qui sembrano aver agito secondo un puro istinto di sopravvivenza. Sullo stesso lato, poche centinaia di metri più in basso, ci sono un noleggio di auto e un altro di materiale per l'edilizia. Nella semioscurità si scorgono mucchi di detriti e le immancabili transenne. Parcheggiamo e ci fermiamo da un tabaccaio aperto tutta la notte, ci portiamo in testa la musica rock del suo stereo mentre oltrepassiamo la veranda di una pizzeria-rosticceria in un prefabbricato.

"The Corner è stato il primo locale a riaprire a viale della Croce Rossa”, dice Alessia mentre ci sediamo sui sedili di pelle verde di questo autobus a due piani ben riadattato a pub. Prendiamo una birra e incontriamo Daniele. Anche lui ha passato i vent'anni da poco, è di Roma e si trova a L'Aquila da novembre scorso perché lavora come geometra in una ditta edile. “Le sere che non sono troppo stanco, dopo il lavoro, faccio un giro qui.” Al piano terra entrano altre persone, si siedono all'angolo con il bancone, Annie Lennox dagli altoparlanti afferma che Sweet dreams are made of this.

Il traffico sulla strada è fatto di rallentamenti e macchine che cercano parcheggio. Tra le persone sui marciapiedi c'è chi si infila in una casetta di legno per un kebab e chi decide, come noi, di andare a vedere un ristorante pub spagnolo che da via Sassa ha riaperto vicino alla stazione ferroviaria. Davanti all'Andalucia - tapas y cervezeria c'è la fila per entrare. I lampioni dello zona intorno sono radi, giriamo tra scaglioni di macchine parcheggiate e le persone che, sbucando dalle strisce dei fari, si avviano decise verso il locale illuminato in giallo e verde. Sarà la fila da fare, saranno i quattro gradi di temperatura, sarà che nessuno stasera ha una gran voglia di ballare, stiamo un po' lì a vedere il movimento di persone che arriva e si accoda, poi decidiamo di ritornare alla macchina per l'ultima tappa, un bar caffeteria che prima era in centro. Si chiama La Dolce Vita. Hanno il gelato e caffé, si sta comodi e ci si ripara dal freddo di fuori.

Al ritorno in macchina, alla fine di una salita macchiata di buche, Alessia ci dice che hanno trasferito qui la sua facoltà. La strada è buia, ci giriamo, ma non si vede nient'altro che il cartello che la indica.
All'incrocio che abbiamo da poco passato la luce giallastra dei fari si è confusa con quella rossa degli stop di una macchina ferma a mezzo cavalcavia. Le quattro frecce accese, ha una iniziato una lenta retromarcia invadendo la linea di mezzeria. Abbiamo rallentato, aspettando che si fermasse. Intorno a noi l'arancio e il grigio dell'asfalto di un territorio che sembra disperso, ancora vivo, ma vulnerabile. [video 2]

Quando scendiamo per riprendere la nostra macchina davanti al The Corner ci imbattiamo nella destinazione che l'autobus mostra sul vetro davanti: Next Stop L'Aquila City. A Martina e a Alessia, e a tanti altri degli abitanti dell'Aquila, non è stato consegnato ancora l'orario di partenza.