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Il solito gelo come buongiorno, le notti d'inverno sembrano
farsi beffe del piccolo fuoco di Geppetto. La stanza si regge
su quattro mura scrostate, la porta non poggia sul pavimento
sconnesso, gli spifferi entrano senza nessun invito.
- Poco calore ancora usciva, da quel fuoco acceso la sera prima.
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L'uomo ha un brivido, ma si alza dal letto e smuove le braci
battendo i denti. Flebile, la fiamma rinasce e s'illuminano
le rughe del falegname: fino al tramonto il suo corpo avrà
tregua.
- Vecchio e solo, crudele binomio. Neanche il conforto d'avere
un figliolo. -
Afferra allora un pezzo di legno, lo sfiora, lo annusa, ne saggia
le asperità con le nocche ingrossate. Sono mani ormai
informi le sue, dure. E callose. Ridotte ad artiglio, ma stringono
e cullano, quel pezzo di legno.
Una piccola accetta, una raspa e una pialla.. La luce negli
occhi e un'eccitazione dentro: "Babbo!" "Figlio!"
Fuori c'è ghiaccio e il vento è freddo. Ma il
sole è nel cielo; "per te mio bambino oggi rinuncerò
al mio pasto."
- Mangia tre pere ma intanto racconta: parlami, io ascolto.
Ridi, io ascolto. Strepita, sussurra, urla e protesta: io ascolto,
io ascolto, io ascolto, io ascolto! Sei un po' capriccioso,
ma io ascolto rapito: la tua voce è in questa stanza,
ne sono irretito. Gli occhi ti guardano e sei bello, sei vivo.
Salta, cammina e vienimi in braccio: non sono più vecchio,
non più solitario.
Sei buffo, curioso e un poco sbilenco: mi piacciono le tue domande
e quello è un paiolo.
Ci si fa la minestra, ma
è vuoto da giorni: è nido di ragni, di FAME e
di sogni.
E quella è una mensola, questo è un tavolo, quell'altra
una sedia, sfondata dal tempo.
Il letto il lenzuolo e una coperta bucata. E' qui che io dormo,
ogni sera da solo
solo col fuoco che prima io accendo
Ma guarda che buffo questo barattolo: era un cilindro, ora è
ammaccato. Mi cade a terra ogni volta che piango; è un
suono sinistro, come un ricordo
Guarda, Pinocchio, ti
faccio un vestito: con carta di fiori, ricordi l'estate.. sole
e calore: sono pari al tuo riso: ridi, ti prego, mio unico figlio!
Né vecchio né solo, questa è magia: su,
danza e saltella, questa stanza è una reggia.
Questi i miei attrezzi, per quel che so fare: segare, limare
e sì, anche
tagliare. Questo era un fiore, ora
è marrone. E il vaso è sbeccato, sbiadito e crepato.
Ma la tua gioia mi allieta, il tuo brio mi colora: questa stanza
ora è nuova, tripudia di sole. Questo? Il mio orologio.
E' fermo da tempo. Segna le cinque, un'ora nefasta. L'ora del
buio, del pianto e del grigio. L'ora del freddo e della mia
solitudine, il sole tramonta e la fiamma si estingue. Il gelo
mi prende, mi veste e mi stringe.
Quella?
E'
la cenere
di un ciocco
bruciato.
Quella
è la cenere
di un braccio tagliato
Di un piede
Una gamba
Una testa di legno.
Non sono un buon padre, non in inverno.
In queste giornate di freddo e di grigio, sono padre di giorno,
di sera assassino. Pinocchio - figlio - riscalda il mio corpo,
riempi il silenzio col tuo crepitare. I sogni ritardano. Il
barattolo cade.
Ho gli occhi bagnati di sale e di lacrime
si scioglie
un segreto e cola nel collo: "Se tu fossi pane, t'avrei
-
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