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In una stanza poco ammobiliata siede un uomo. Fissa il palmo
della sua mano destra con aria contrariata. Ha bevuto troppo liquore. Dalle pieghe rotonde
della sua mano giunge un vociare leggero e acuto: - Lorenzo, ascolta io di martellate mica ne vorrei più
pigliare; dico, lo sai te cos'è 'na mazzettata da un
chilo per me che peso meno dei tuoi mozziconi? m'avessi fatto
almeno di gomma
- dov'è adesso?
- che domande, là a cercare il campo dei miracoli, la
moltiplicazione dei pani e dei pesci senza la catena di montaggio,
con il solo legno della croce
Le ginocchia del grillo s'impuntano un poco contro il pollice
di Lorenzo preannunciando un saltello che trattenere sarà obbligatorio.
- l'hai dunque atteso, raggrinzendoti nella corteccia dell'albero,
e quando l'hai visto che vi siete
detti?
- l'ho supplicato di fermarsi, di tornare dal padre parruccone,
di non spendere i soldi come fai tu giocando d'azzardo: non
ha la tua fortuna. Ma lui sai che m'ha risposto: voglio andare
avanti, m'hai capito? io giù di consigli e lui legno
secco che non ha paura del buio: voglio andare avanti.
E chi vorrebbe davvero fermarlo, eh? quell'anoressica della
turchina, forse. Io no, ché sono nato a sei zampe e due
antenne e mi paghi poco per essere saggio, ché in un
cartone animato giapponese sarò un cervello amorfo dentro
una cupola volante e trasparente. Mi aduleranno anche i giornalisti
prezzolati, a me, che d'istinto amo un manichino col naso allungabile.
...
Serrando un poco il pugno sussurra: alla fine s'incarnerà,
non sarà più legno, ma budelli e
articolazioni.
La sua mano trilla: fregato per sempre
- linfanzia è transitoria, sarà carne di
necessità
- sei vendicativo d'ispirazione
Il camino addensa un fumo caldo e profumato di resina. Lorenzo
si alza, dal suo palmo guizza un puntolino luminescente. Una
donna entra nella stanza e dice vieni a cena. Lui annuisce e
se la ride tra sè, nessuno fermerà il mio burattino,
pensa. Nessun tarlo o barricata. |