| - Ehilà, Pinocchio.
- Ohi, Dino, qual vento ti mena? Lucignolo, vien qui che c'è
il Campana, detto Grillo. Il che tu vuoi, Grillo?
- Lo sai, quel che voglio. Il mio libro.
- Quale libro? Lucignolo, sai di qualche libro del Campana,
qui?
- No, 'un so nulla. Era per caso un abbecedario?
- No, no, erano le mie poesie. I Canti Orfici, sai.
- Eh, mi sa che non ce l'abbiano più, il tuo libro, caro
Grillo. Ci servivan monete per un viaggio.
- Bada, Pinocchio, rendimi i Canti, sennò fo' una pazzia.
Occhio che finisci male.
- Te tu ti sbagli, o Grillo. La favola dice chiaramente che
sei tu a fare una brutta fine, spiaccicato di sul bel muro.
- Occhio, Pinocchio, che io son bono e caro, ma i Grilli delle
favole prima o poi si ribellano, e non ci stanno a finir sempre
spiaccicati.
- O Grillo, gira al largo ora, che l'è meglio. Le favole
non mutano mai.
Un corpo rigido come il legno. Incollato al muro. Senza più
anima. Intorno alla sua immobilità, una scritta verniciata
via: Okkio Pinokkio.
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