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Soliloquio senza linfa di Synesius
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Perbene: l'imperativo morale che mi imporrebbe di essere tale
per poter vivere da uomo non è riuscito a mantenere la
carne e si è consumato in una ricaduta inevitabilmente
lignea. E quando le rotule iniziano a cigolare, allora la quotidianità
si appesantisce: si ha il sospetto che sia troppo tardi.
Lo è. Altro che diventare qualcuno
altro che trasformarsi
in umano
altro che smettere di mentire
Certo, se lei avesse voluto provare, allora questa ridicola
situazione non si sarebbe protratta all'infinito. Ma no, lei
ha preferito regalarsi a qualcuno che fosse qualcuno.
È comprensibile. Qualcuno: questa è la triste
sfida che ormai posso dire di avere perduto, e chissenefrega
se qualche milione di piccole pesti conosce la mia vergogna.
Lei era ed è bellissima. Il tocco delle sue mani aveva
un che di magico, il suo animo è privo di macchia e tante
altre cose che so e non dico; ma io per lei non sono che un
mucchietto di segatura.
E a cosa serve la segatura? A niente di buono serve, a niente
di bello. A niente.
Perbene: che gusto c'è a essere fatti di legno se poi
il destino, la natura o chi per loro ti dotano di un cuore quotidianamente
umano?
Nota: "perbene" è l'ultima parola del romanzo
di Collodi.
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