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Soliloquio senza linfa di Synesius

Perbene: l'imperativo morale che mi imporrebbe di essere tale per poter vivere da uomo non è riuscito a mantenere la carne e si è consumato in una ricaduta inevitabilmente lignea. E quando le rotule iniziano a cigolare, allora la quotidianità si appesantisce: si ha il sospetto che sia troppo tardi.
Lo è. Altro che diventare qualcuno… altro che trasformarsi in umano… altro che smettere di mentire…
Certo, se lei avesse voluto provare, allora questa ridicola situazione non si sarebbe protratta all'infinito. Ma no, lei ha preferito regalarsi a qualcuno che fosse qualcuno.
È comprensibile. Qualcuno: questa è la triste sfida che ormai posso dire di avere perduto, e chissenefrega se qualche milione di piccole pesti conosce la mia vergogna.
Lei era ed è bellissima. Il tocco delle sue mani aveva un che di magico, il suo animo è privo di macchia e tante altre cose che so e non dico; ma io per lei non sono che un mucchietto di segatura.
E a cosa serve la segatura? A niente di buono serve, a niente di bello. A niente.
Perbene: che gusto c'è a essere fatti di legno se poi il destino, la natura o chi per loro ti dotano di un cuore quotidianamente umano?

Nota: "perbene" è l'ultima parola del romanzo di Collodi.

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