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Robocchio di Antonio Parrilla

C'era una volta

"Un pokemon", diranno i nostri piccoli lettori. No, non era un pokemon.

"Harry Potter". Neanche lui.

"Vegeta". Sbagliato.

"Dragonball". Noo.

"Drago nero occhi blu!". Nemmeno.

C'era una volta un povero informatico, da tutti chiamato mastro Cippetto, che viveva miseramente in una casetta della periferia di Roma.

Era talmente povero da non potersi permettere nemmeno una connessione ADSL. Il suo computer era un vecchio portatile sgangherato, senza mouse ottico, senza connessione wireless, senza prese USB 2.

Accanto a lui viveva un suo concorrente, molto più ricco. Un suo cugino era assessore, e gli aveva fatto affidare l'incarico di informatizzare gli uffici comunali di un piccolo paesino in provincia di Latina, dove adesso tutti i dipendenti utilizzavano dei computer portatili senza mouse ottico, senza connessione wireless, senza prese USB 2, tutti a norma della legge 4/2004.

Mastro Cippetto viveva da solo: sua moglie, incattivita da una vita di stenti, lo aveva abbandonato portandosi via l'unica periferica di un certo pregio: un morbidissimo joystick in puro latex, anatomico e con force feedback per una migliore interazione col gioco.

Proprio per porre rimedio a tale solitudine Cippetto, stufo di giocare con l'unico passatempo che lo accompagnava sin dalla nascita, decise di costruire un piccolo robot, che gli facesse compagnia durante le lunghe sere passate a navigare su internet a 56K.

Ma, ahimè, non aveva il materiale necessario. Dapprima, tentò di farsi regalare qualche vecchia periferica dal suo ricco vicino, ma ricevette un fermo diniego: "Purtroppo non posso aiutarti: questi Commodore 64 fanno parte di un progetto di informatizzazione della Motorizzazione Civile, quegli Spectrum dovrei piazzarli presso l'Aeronautica Militare e, siccome mio cugino è diventato da poco presidente della Consorzio delle Acque, quei 386 sono destinati alla gestione della diga sul Vajont; sai, devo trattarli bene per non fare brutta figura", gli fu detto.

Come ogni esperto navigatore, Cippetto decise allora di cercare aiuto sulla Rete. Visitò i maggiori siti di vendite online, ma né chelcù né ibei proponevano materiale alla portata delle sue tasche. Preso dalla disperazione, si collegò allora alla sua casella di email in cerca di consolazione e, dopo aver cancellato 26 offerte di viagra sottocosto, 11 proposte di acquisto di Rolex falsi, 3 richieste di aiuto da parte di vedove miliardarie del Kenia, scaricò e lesse con cura le 14 newsletter cui era abbonato, contenenti le migliori foto del giorno per le categorie Anal, Midget, Gangbang, Lesbian eccetera eccetera.

Fu a quel punto che gli venne l'idea che avrebbe cambiato la sua vita: dopo anni passati a ricevere catene di Sant'Antonio, a firmare ed inoltrare petizioni per salvare la foca monaca, ridurre lo stipendio dei parlamentari, protestare contro il diritto d'autore, lottare contro il buco nell'ozono, avrebbe iniziato lui una catena appellandosi al buon cuore degli internauti.

Scrisse un bel testo strappalacrime, estrasse gli indirizzi di email dai newsgroup più frequentati (ottenendone ben 628 intestate ad un certo scirio), li inserì nel campo CCN della mail (era uno rispettoso, lui), quindi, con un po' di trepidazione, premette il tasto invio.

Fu fortunato: il suo autluk si impallò solo 7 volte prima di inviare tutte le mail.

Adesso, non gli restava altro da fare se non aspettare.

  1. Dielleemme
  2. Infandum
  3. Babsi Jones
  4. Umberto Pace
  5. Sarah
  6. Cadavrexquis
  7. Mirumir
  8. Aitan
  9. Demetrio Paolin
  10. Orazio Sorgonà
  11. musasilenziosa
  12. Cisnext
  13. dinottenote
  14. arsenio bravuomo
  15. fragmenta
  16. Silvia
  17. Paolo Ippoliti
  18. Bandini
  19. millepiani
  20. fabula
  21. Gianfranco Ferraro
  22. Rage
  23. Effe
  24. mr.libanese
  25. Palmasco
  26. untitled io
  27. Synesius
  28. Strelnik
  29. scrivana
  30. ginoperso
  31. Upuaut
  32. prof. Spalmalacqua
  33. strepitio-di-vetri
  34. Antonio Parrilla
  35. Manwell
  36. Marchino
  37. Hotel Messico