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Aspirante di Manwell

Io so che in certi casi è meglio non fare troppi movimenti… Io so che in certi casi è meglio non fare troppi movimenti…
Il vecchio mangianastri singhiozza a ritmo metronomico questi versi in maniera quasi ipnotica mentre Luca ed Artur non trovano di meglio da fare che scannarsi in un accanito tressette.
Bestemmie a denti stretti alternate a fragorose imprecazioni indirizzate ai santi più demodé, stemperano quell'atmosfera sovraccaricata dall'eccessiva seriosità della canzone di sottofondo.
Nei rari momenti di silenzio i due si producono in iperbolici gesti propiziatori. Ghigni sardonici. Labbra inumidite. Risate strozzate. Occhi stropicciati. Sigarette pressate. Roteazioni del capo. Dita che ticchettano nervosamente sul tavolo. Colpetti di tosse in levare.
Ci stanno dando dentro con la concentrazione di due tennisti impegnati in un tie-break all'ultimo sangue. Due tennisti sfiniti ma decisi a non mollare. Costi quel che costi. Qualcuno ha detto che se si lavora in un bordello, tanto vale essere la puttana migliore. La frase pare rimbombare nelle orecchie di entrambi.
Alla fine Artur la spunta trentuno a ventisette per merito di una spavalda napoli a coppe sesta, per di più quando stava di mano. Soddisfatto si alza di scatto, arpiona il pacchetto di sigarette dal tavolo e si dirige in cucina.
Apre il rubinetto.
Mentre innaffia il gargarozzo con gelida acqua del Gran Sasso i suoi occhi si posano su un’anta della credenza. Quattro striscette di scotch ingiallite dal tempo sorreggono ancora per poco il vecchio ritaglio di un quotidiano locale. Il titolo è semplice e diretto. Artur lo ricorda benissimo.
"Aspirante suicida salvato in extremis"
Sotto campeggia una foto sgranata. Luca ha gli occhi spiritati. La barba incolta. Sta seduto sul cornicione del Municipio. Le gambe gli penzolano nel vuoto. Così come il portachiavi che si porta sempre dietro. Lo tiene stretto in pugno a mo’ di coltello. In basso un piccolo esercito di Vigili del Fuoco è pronto ad acchiapparlo al volo.
Il ricordo del gesto disperato di Luca gli procura un improvviso fremito al petto. Artur si morde le labbra per qualche secondo.
Butta giù un altro sorso d’acqua, poi esplode in una risata sorda.
Adesso non c'è più bisogno di preoccuparsi.
Il suo amico ha abbandonato da tempo quel tipo di aspirazioni. Proprio in questo istante Luca è nella stanza attigua che armeggia con l’inseparabile portachiavi di legno dalle sembianze di Pinocchio. Ha appena svitato le gambe del burattino e tirato fuori un quadratino avvolto dalla carta stagnola.
Artur lo spia pressato sullo stipite della porta della cucina.
Non passa neanche un minuto.
Luca sta già aspirando beatamente una canna di pakistano purissimo.
Fuori dalla finestra il padreterno piange lacrime pesanti come gocce di cemento.

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