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Pinocchio.
Si guarda allo specchio e quello che vede non gli piace.
Un'età indefinita, volto solcato dalle troppe esperienze.
Pinocchio e mille segreti inenarabili.
Pinocchio e quella volta che raccontò di parlare coi grilli e il Preside chiamò l'assistente sociale.
Pinocchio e le molestie della fata turchina.
Pinocchio che di fata ha sempre preferito quella verde, seduto davanti al camino (ma non troppo vicino), lui, la sua penna e quel bicchierino d'assenzio che gli fa sentire meno dolore.
Pinocchio a cui viene diagnosticata una grave forma di depressione bipolare.
E si rinchiude in casa.
Nel ventre della balena.
Imbottito di medicine.
Stavolta senza cercare di uscirne.
Pinocchio ferito e violentato dalla fama, dalla sua ingenuità, dalle pessime frequentazioni.
Pinocchio che va pazzo per il Gorgonzola, ma se lo mangia gli fa venire i tarli intestinali.
Pinocchio famoso e infelice, che non ama e non odia, non spera e non crede.
Senza lavoro.
Ultima offerta, quella del circo Togni.
Recitare la parte di se stesso, un se stesso che non c'è più o che lui non ricorda. Non vuole ricordare.
E mentre fa autoanalisi triste si trova ancora con una penna in mano, un foglio bianco e piangendo cera, verga il foglio con rabbia furiosa.
"Sono contento oggi"
E il naso cresce.
"i miei amici sono con me nella mia testa".
Pinocchio e la sua schizofrenia.
"Sono brutto, ma non importa, anche tu lo sei".
Pinocchio e l'amore cieco.
"sono cos" solo, ma va bene".
Pinocchio autorecluso.
"Mi sono rasato la testa, e non sono triste" [tanto con quel cazzo di cappello di carta quei due peli che avevo in testa non si notavano comunque].
Pinocchio e il Litio.
Pinocchio finchè dura.
Pinocchio che ogni tanto apre l'armadio e guarda quel fucile, quel Remington M-11 che Geppetto tiene lì da sempre, che non si sa mai.
Prima o poi.
Oh, well, whatever, nevermind.
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