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Scena 111>> Int. , ppp >>
Buk oggi [uncensored] >> 30
gennaio 2003>>
A mo' di disclaimer:
io l'ho scritta volentieri 'sta cosetta qui sotto per il diario di bordo
di Buk e ringrazio 906090design per averla pubblicata su "Hank
in Rete".
Solo che, magari, se m'avvertivano che mi tagliavano le due bestemmie
che c'eran dentro, ero più contento.
Avrei mica avuto niente da ridire.
Questa è la versione originale, bestemmie incluse.
Almeno una volta anch'io provo l'ebbrezza del Director's Cut.
Buk oggi
Cosa c'aveva addosso - cosa c'aveva dentro - quello lì parlava
mica chiaro - l'avesse detto senza tanti silenzi e giochi di parole
che era un morto di fame,
ma che vuoi - si sentiva scrittore anche se faceva il manovale
e poi anche quelli del lavoro - l'aveva imbambolati
ch'eran gente c'avran letto al massimo Penthouse o i giornalini porno
addirittura Ottone - che secondo me è pure un po' tocco nella
testa - Ottone aveva stregato
che mi diceva la Ferrina - quella del bar, che l'aveva sentiti chiaccherare
- senza nemmeno esser bevuti
cosa buffa che Ottone da solo t'avrebbe seccato delle damigiane di beveraggi
che ragionavan di gente morta - stecchita secoli addietro - e in un
postaccio malsano
che dicon sia il posto più umido della terra
e con certe storie di ragazze - che la davan via così - per mangiare
appena o comprar le medicine
in queste stanzette ghiacce - ti credo, che era il posto più
umido del mondo.
E Ottone che c'aveva quest'occhietti imbecilli - sembrava un bimbetto
a comunione
questa si ch'è buffa - che a parlar di donne a lui - avrebbe
pensato alla fica, al culo e a dove metterglielo meglio e specialmente
senza pagare.
E invece c'aveva l'occhi lustri - questi due quintali e passa d'uomo
- e l'ascoltava muto
manco fosse il cristo in persona - il cristo secco tornato a ciabattar
con la feccia e
a dirgli di lasciar in pace la Maddalena - a uno che alla Maddalena
gli avrebbe sbirciato le tette anche da moribonda.
Io l'avevo detto subito che era uno sciancato dentro - e c'ho avuto
la conferma ier l'altro-
quando c'ha invitati dove sta lui a berci una birretta dopo la cena
della ditta -
e l'ho sgamato al volo che c'aveva della lune malate sul groppone -
già che appena siamo entrati c'era questo gatto grassottello
e fanculista
c'aveva pisciato in terra, diocane - c'era un puzzo infame in quei quattro
metri per due che era la cucina e sala da pranzo e ci teneva anche il
letto e la macchina per scrivere-
- 'nsomma, lui che fa?
piglia il gattaccio per la collottola -
ma piano piano chè sembrava maneggiasse l'esplosivo
e lo mette a dormire sulla sedia di vimini - una di quelle da giardino
ma un po' scheggiata sui braccioli e e quasi bianca dal sole e dall'acqua
che s'era presa -
-che fosse stato per me il gatto l'avrebbe rileccata all'istante e con
l'interessi - la piscia sul pavimento - e poi pedatone in culo e dieta
di lucertole per tre settimane -
questo stordito invece pulisce per terra, accende la radio e si mette
a lisciarlo, il gatto.
Poi: Auro apre la birre e Stagno s'arrotola una sigaretta e lui ci dice
che si chiama Taberna e che il nome che aveva dato alla ditta è
falso.
E sembrava avesse detto la cosa più semplice e liscia del mondo
- tipo, mi prude la barba, domani me la taglio.
E questi altri tre che annuivano e bevevano tranquilli e solo io -che
son dentro la ditta da sei anni e c'ho anche delle responsabilità
- pensavo che era scappato di galera o che fosse ricercato per qualcosa
di losco nel paesaccio suo da dove arrivano delinquenti e puttane, quando
va bene.
Questo è malato -gli ho detto io a Ottone - che manco m'ascoltava
- rutticchiava e rielaborava sul marcio le portate del ristorante -
e non mi diceva una mazza tutto preso a chiaccherare col Taberna - o
vai a sapere il cazzo di nome vero a 'sto punto qui.
E 'st'altri due che alla radio cercavano la musica classica - dico:
Auro e Stagno che ascoltano Mozart se la racconti al bar della Ferrina
non ti danno più da bere per tutta la serata -che pensano tu
sia in coma etilico.
La meglio è che su una stazionaccia estera trovano una nenia
schifosa- che a sentirla dici che t'è morto qualcuno e ti tocchi
i coglioni - e loro lì a sentire il bischero del Taberna che
parla di dissonanze e Bela so'l cazzo chi - non ce lo spiega mica chi
è ma ne parla affascinato - che Stagno dice che gli garberebbe
sentire qualcosa di questo Bela della minchia e il giorno dopo lo cerca
a metà prezzo.
Fatto è che non c'ho manco preso la sbornia - eppure s'eran comprate
una decina di confezione da sei di quella scura e doppio malto -e la
mia parte l'ho bevuta -fors'anche di più - specie quando Stagno
e Ottone si son messi a leggere una cosa su un dottore che curava i
disgraziati senza nemmeno prendergli i quattrini - bel coglione anche
lui, e prima infatti l'avevan messo in manicomio - e loro lo leggevano
che sembrava il padrenostro e invece ogni tanto c'eran le bestemmie
- che come cazzo si fa a dire che uno è bravo a scrivere se poi
scrive 'ste frasi scempie che sembran tagliuzzate.
Il giorno dopo ho detto al dott. Acciai che lo straniero era uno strano
e che gl'aveva dato il nome falso e che era meglio se s'andava in questura
e sentire un po' se il passaporto non fosse rubato.
Diomerda se avevo ragione - la ditta m'ha promosso anche capo-cantiere
- si chiamava Chinaski o qualcosa del genere.
Auro, Ottone e Stagno son senza lavoro - ché ce l'ho beccati
a bruciarmi la macchina.
( scritto come contributo a per "Diario
di bordo senza rotta" - un'idea di 906090design
)
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Scena 110>> Int. , dettaglio>>
No comment >> 28 gennaio
2003>>
Deciso: questo è l'ultimo post con i commenti.
Li tolgo.
Poi capirò ancora meglio il perchè.
Magari tra un po' riesco a metterli su Blob of the Blogs: lì
è diverso.
Grazie a tutti i "commentisti" -bloggatori e non: chi vuol
dire qualcosa usi l'e-mail.
Oggi vi odio tutti e per colpa di pochi.
Ma che m'han messo di un umoredimmerda. Nera.
V'importa una sega? Figuratevi a me.
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Scena 109>> Int. , dolly >>
Hank in Rete: il blog di Buk >> 25
gennaio 2003>>
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Poi il capitano uscì fuori a pranzo
e i marinai stavan per prendere il comando della nave.
Chè tardava a rientrare il Capitano.
Stavolta s'era preso una vacanza sul lunghetto.
Dicevano fosse andato a trovare Celine e Dosto direttamente all'inferno
-e gli giravano anche i coglioni che sapeva ci avrebbe trovato
gl'altri poeti e scrittori intenti a leggersi addosso le proprie
opere, sudati e sfrigolanti, anche lì, tra le fiamme e
i puzzacci dell'Ade e le scorregge dei diavoli in volo e scacazzanti
sopra le loro teste antiche.
Aveva ragione il francese - avrebbe ghignato il Capitano- l'inferno
sono gli altri.
Ma, a 'sto punto, altri capitani si fecero avanti: donne e uomini
interessanti.
E cominciarono a scrivere
il diario del capitano assente.
Perchè altrimenti la vita ti stritola e il bere e la pazzia
non bastano mica sempre.
E io vi voglio bene a voi, ideatrici/autrici di 906090design
-per tener vivo il
diario di bordo, aiutando altri capitani a venir fuori o almeno
a governare la nave dei folli ovvero quella merda luccicante che
chiamiamo tutti un po' vigliaccamente esistenza.
E grazie a Simona per l'idea, la notizia e la mail.
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Scena 108>> Int. , zoom all'indietro
>> Il Capitano è fuori a pranzo >>
23 gennaio 2003>>
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Io non lo so mica se Bukowski - fosse sempre vivo, si metterebbe
a scrivere il suo blog.
Probabilmente no.
Ma il vecchio Hank, inconsapevolmente, l'ha scritto un blog.
Un vero e proprio diario al computer (un Mac, per la precisione
di cui era appassionatissimo) redatto per lo più di notte,
con Mahler o Mozart in sottofondo, proprio come fanno tanti bloggers
adesso, anche se prevalgono magari Tiromancino e Coldplay.
"Il
Capitano è fuori a pranzo" si chiama 'sto libro
e se l'avete letto potete ricordarvi che non ci son capitoli ma
semplici intestazioni, come per esempio: "11/9/91 - 1.20
AM"
E lì parte il "post":
"Devo tagliarmi le unghie dei piedi. Da un paio di settimane
mi fanno male i piedi. Lo so che sono le unghie ma non trovo il
tempo per tagliarle."
Poi passa a parlare di tagliaunghie particolari, di Cartesio,
di Kierkegaard, di Sartre e di corse di cavalli.
E poi chiude così:
"Ora credo che me ne andrò a dormire, le unghie
affilate che rasoiano le lenzuola buone. Buona notte"
E il 25 settembre del '91 dice:
"Trovo che chi tiene un diario e ci scrive i suoi pensieri
sia una testa di cazzo. Io lo faccio soltanto perchè qualcuno
me l'ha proposto, quindi vedete che non sono nemmeno una testa
di cazzo originale. Ma in un certo senso questo rende tuto
più facile. Lascio che le cose vadano come devono andare.
Come uno stronzo che rotola giù da una collina."
Se dovete denigrare un blogger, chiamatelo testa di cazzo.
Non immaginate nemmeno che razza di complimento gli avete fatto.
E per rimanere in topic di scrittori che bevono: andate un po'
a leggere dell'iniziativa "d'adozione" inventata dall'Arsenio:
oh, teste di cazzo, andateci e leggete -vorrete mica fargli fare
la stessa vita del vecchio Buk..?
Dai, che v'ho chiamato anche teste di cazzo.
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Scena 107>> Int. , ppp >>
Blatte >> 23 gennaio 2003>>
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Scrivete dei vostri scazzi personali, dell'ultimo
taglio di capelli che vi siete fatti o della marca di biscotti
che preferite la mattina per la colazione? Avete un blog anche
per scrivere di questo ? E non avete la minima preoccupazione
perchè non fa notizia? E perchè i vostri post potrebbero
passare per la già citatissima fuffa?
Ok, tutti i post giornalisticamente e "professionalmente"
più poveri potete provocatoriamente postarli su "Blatte
e i suoi derivati - Un blog parzialmente scremato" ,
un'idea a lunga conservazione del Monaco
Errante!
Tanto non c'è nessun Ordine dei Blog-giornalisti che vi
radierà mai!!
Chi è un po' più vecchiotto si ricorderà
d'un esperimento simile - cartaceo e sicuramente più trash,
intrapreso da Frigidaire... si chiamava "Vomito"...
!
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Scena 106>> Int. , primo piano >>
UHT >> 18 gennaio
2003>>
Ne parlavamo qualche giorno fa con Mik e lui,
in una serata poi ti tira fuori 'sti due adesivi qui contro la scrematura
fisiologica ormai pluri-rammentata: grande!
Io l'ho appena "appiccicato": UHT - blogger pensieri a lunga
conservazione!
Basta andare sul Brainwax
Blog e scaricarsi quello landscape (orizzontale) o portrait (verticale)
e piazzarli sul proprio blog.
Iniziativa analoga é quella del "Fuffa-network" che
ho visto sul Manteblog,
cambiano le forme ma la sostanza rimane la stessa: non ci scremerete!!
;-)
Ora vado a vedere che sta preparando il mio amico Monaco
su Blogger.com: si profilano iniziative blogger serratissime - e multicolori
e incazzose, come sempre....
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Scena 105>> Int. , piano lungo >>
qualcuno era bloggista >>
17 gennaio 2003>>
"Qualcuno era bloggista" di Gaber - Luporini -
Strelnik (!)
Qualcuno
era bloggista perché era nato in Emilia.
Qualcuno
era bloggista perché il nonno, lo zio, il papà no... La
mamma
sì.
Qualcuno era bloggista
perché vedeva la banda larga come una promessa, Internet come
una poesia, il web marketing come il paradiso terrestre.
Qualcuno era
bloggista perché si sentiva solo.
Qualcuno
era bloggista perché aveva avuto un'educazione troppo cattolica.
Qualcuno
era bloggista perché il cinema lo esigeva, il teatro lo esigeva,
la pittura lo esigeva, la letteratura anche: lo esigevano tutti.
Qualcuno era
bloggista perché glielo avevano detto.
Qualcuno era
bloggista perché non gli avevano detto tutto.
Qualcuno
era bloggista perché prima (prima, prima...) era fascista.
Qualcuno era
bloggista perché aveva capito che la New Economy andava piano,
ma lontano... (!)
Qualcuno
era bloggista perché Dave Grohl è una brava persona.
Qualcuno era
bloggista perché Diaco non è una brava persona...
Qualcuno
era bloggista perché era ricco, ma amava il popolo...
Qualcuno era bloggista
perché beveva il vino e si commuoveva leggendo Bukowski.
Qualcuno
era bloggista perché era così ateo che aveva bisogno di
un altro Dio.
Qualcuno era bloggista
perché era così affascinato dai bloggers che voleva essere
uno di loro.
Qualcuno era
bloggista perché non ne poteva più di fare il blogger.
Qualcuno
era bloggista perché voleva l'aumento di stipendio.
Qualcuno era
bloggista perché la rivoluzione?... oggi, no. Domani, forse. Ma
dopodomani, sicuramente!
Qualcuno
era bloggista perché... "la borghesia il proletariato la lotta
di classe, cazzo!"...
Qualcuno
era bloggista per fare rabbia a Kataweb.
Qualcuno era
bloggista perché guardava solo La7.
Qualcuno era
bloggista per la moda, qualcuno
per principio, qualcuno
per insonnia.
Qualcuno era bloggista
perché non poteva mica linkare tutti!
Qualcuno era bloggista
perché conosceva molti bloggers, commentatori e affini...
Qualcuno era bloggista
perché aveva scambiato la New Economy per la Gnu Economy.
Qualcuno era bloggista
perché era convinto di avere dietro di sè tutti i bloggers.
Qualcuno
era bloggista perché era più bloggista da più degli
degli altri.
Qualcuno era
bloggista perché c'era il grande Bloggando.
Qualcuno era
bloggista malgrado ci fosse il grande Bloggando.
Qualcuno
era bloggista perché non c'era niente di meglio - e se ne è
andata in Olanda
Qualcuno era
bloggista perché abbiamo avuto la peggior New Economy d'Europa!
Qualcuno era bloggista
perché l'hosting, peggio che da noi, solo l'Uganda...
Qualcuno
era bloggista perché non ne poteva più di governi berlusconiani
incapaci e schifosi.
Qualcuno era
bloggista perché Piazza Fontana, Brescia, la stazione di Bologna,
l'Italicus, Ustica, eccetera, eccetera, eccetera e allora bisognava fare
qualcosa!...
Qualcuno era
bloggista perché chi era contro, era bloggista!
Qualcuno
era bloggista perché non sopportava più quella cosa sporca
che ci ostiniamo a chiamare democrazia!
Qualcuno,
qualcuno credeva di essere bloggista, e forse era qualcos'altro.
Qualcuno
era bloggista perché sognava una libertà diversa da quella
americana.
Qualcuno
era bloggista perché credeva di poter essere vivo e felice solo
se lo erano anche gli altri.
Qualcuno
era bloggista perché aveva bisogno di una spinta verso qualcosa
di nuovo, perché sentiva la necessità di una morale diversa,
anche contro la guerra.
Perché forse era solo una forza, un volo, un sogno.
Era solo uno slancio, un desiderio di cambiare le cose, di raccontare
la vita.
Qualcuno era
bloggista perché con accanto questo slancio ognuno era come più
di se stesso: era come due persone in una.
Da una parte la personale fatica quotidiana, e dall'altra il senso di
appartenenza a una razza che voleva
spiccare il volo, per cambiare veramente la vita.
No, niente rimpianti. Forse anche allora molti avevano aperto le ali
senza essere capaci di volare, come dei gabbiani ipotetici.
E ora?
Anche ora ci si sente in due: da una parte l'uomo inserito, che attraversa
ossequiosamente lo squallore della propria sopravvivenza quotidiana,
e dall'altra il gabbiano, senza più neanche l'intenzione del
volo.
Perché ormai il sogno è stato scremato.
Due bloggers in
un post solo."
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Scena 104>> Int. giorno, split-screen>>
tarantino style >>
14 gennaio 2003>>
Al telefono:
MIK: ah, già, ma tu quanti anni hai ?
STRELNIK: eh, 33
MIK: che schifo...
E se per qualcuno non è informazione, non si preoccupi: sopravviveremo
alle scremature.
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Scena 103>> Int. Web, panoramica>>
e questa sarebbe fuffa? >>
14 gennaio 2003>>
La fuffa-querelle continua: leggo Mantellini,
Gnueconomy, Brodoprimordiale, La Pizia -leggo pure Quinto Stato che
fa un po' da controparte e non so più bene il perchè,
visto che non ce la faccio a rileggermi tutto in ordine cronologico.
Poi, oltre alla discussioni e alle analisi (pure
interessanti, davvero!) arrivano 'ste tre cosette qua sotto e mi
rendo conto del perchè leggo tanti blogs.
In ordine di lettura odierna:
-il post-racconto del 14 gennaio (oggi) di ale sul suo blog Brekane:
DBC Pierre all'italiana e cattiveria e freddocane spiegati con passione
- mi piace anche quello più minimalista del 7
gennaio;
-la poesia "nerofumo
" da "pisciàte sui piedi" di Arsenio
Bravuomo, scorribande di parole che nascono dal corpo dei post,
ci si avvitano dentro, le ingrassano di ritmi e significati nuovi, rinascono
e stanno in piedi anche fuori dal blog;
- i fumetti di "funkool
stories", il nuovissimo progetto di Mik:
ve lo ricordate il tormentone "prima pagare poi Gino" di Pazienza?
Col fanculo, viene ancora meglio!
Ora: io i blog li leggo anche e specialmente per queste cose qui e
per tante altre che ora non mi metto a spiattellare qui, come un lecchino.
Li leggo anche per l'informazione, certo.
Ma son "cose belle "che scelgo io e che se ne fottono altamente
della selezione naturale delle notizie e della professionalità
e dell'audience e del manuale Cencelli e del cristo 'nterra.
| A
chi dice che son fuffa, basti il refrain dei succitati fumetti di
Mik:
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Scena 102>> Est., dettaglio>>
Un ferro da stiro>>
13 gennaio 2003>>
Come il cacio sui maccheroni, proprio ora e a
ridosso della discussione "formentata" sulla presunta "fuffa"
e non professionalità nell'universo blog (della querelle la
Pizia ne fa una utile rassegna sintetica e cronologica), la risposta
più bella e sintomatica - almeno per me, viene da un gioco.
Il gioco di un blogger, Lieveansia,
che con le parole e l'immaginazione ci sa fare: a me basta - e mica
soltanto per spirito autocelebrativo, perchè nel suo post mi
rammenta.
Questo suo divertimento da libera associazione di idee conferma l'utilità
del blog anche quando ricama e scava nell'intimismo.
Si dirà sicuramente che non è informazione, che son bloggers
che parlano tra loro, snob e elitari: macchisenefotte, fatevi un blog
pure voi e godete nel leggere qualcosa che vi riguarda scritto da qualcun
altro con una leggerezza e una profondità che vi fanno star bene.
Poi, con la stessa sincerità, si farà pure informazione.
Io, dopo aver letto quello che aveva scritto su di me, ho pensato a
Majakovskij e alla sua blusa gialla.-megalomane che non sono altro...
Fosse tutta così quella che chiamano fuffa, la roba che fanno
in televisione dovrebbero chiamarla direttamente merda.
E allora, vai, Nicola, gioca
ancora con/per noi: fa soltanto bene.
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Scena 101>> Est., piano lungo >>
almeno potersene andare >>
11 gennaio 2003>>
Sarà che è 'sto sabato d'ennesimo
lavoro e sarà che c'ho la biografia di John Fante in piena evoluzione;
sarà che è un rigurgito dell'anni in cui sarei saltato
su una nave per la Patagonia e via andare (buon per Carlo
che c'è appena stato), sarà questo e poi l'amore che latita
da un po' di tempo e mi lascia libero di prefigurami una vita sfregiata
e senza fissa dimora - sarà che son versi belli che starebbero
bene anche in una canzone:
"almeno potersene andare, far libera fame
rispondere no
a una vita che adopera amore e pietà
la famiglia, il pezzetto di terra a legarci le mani."
Non mi ricordo più se gli "accapo" giusti eran questi;
a me piace spezzata così: Pavese s'incazzerebbe un po', ma tanto
è morto.
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Scena 100>> Est., ppp >> Aplomb>>
9 gennaio 2003>>
Poco tempo fa, su invito d'un amico, ho visto
un'intervista ai Prodigy: quanto sono graffianti e inquietanti nei video
e nelle canzoni, così son pacati e lucidi nel rispondere alle
domande dell'intervistatore. Mi è sembrata una cosa intelligente.
Similmente: oggi Splinder intervista Flamin'
Vanessa, blogger storica, e lei mica si scompone, parla tranquillamente
dei blog e del suo senza eroismi o voli pindarici con un aplomb e una
tranquillità inglese.
Se poi invece leggete il suo blog, ci trovate un intimismo e una vis
immaginativa, comica e cinica che è stilisticamente il contrario
dell'intervista.
Che dire: è classe, hombre, è classe.
Go, Flamin', go.
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Scena 99>> Est., dettaglio>> An
award >> 6 gennaio 2003>>
Gianluca Neri ha assegnato i suoi personalissimi
GNU
Weblog Awards 2003:
son contento, ringrazio e riverisco per il premio dato a Blob
of the Blogs come "Miglior idea non originale".
Un riconoscimento da condividere, come si dice in queste occasioni,
con tutti i bloggers che hanno partecipato e parteciapno al Blob dei
blogs, con i contributi, i links, gl'articoli, le mail, le telefonate,
le strizzate d'occhio e di palle, gli spaghetti alla carbonara, i dolcetti
di Dogliani e via andare.
Vai che si beve, tanto per cambiare.
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Scena 98>> Est., primo piano>>
oggi si vola proprio meno >>
4 gennaio 2003>>
Da oggi si vola proprio meno
che non c'è nemmeno più chi ce lo rammentava
e ora sarà lì
col suo nasone davanti alla barba di Dio
a cantargli dal vivo
-stranaddirsi,
di quella canzone
quando gli diceva se fosse stato lui.
Perchè prima del creatore scandalizzò gli uomini
specie e solo quelli di potere
che s'eran fatti ammazzare per uno schifo di stato assassino.
E Dio sarà lì,
sempre fortunato lui,
che se lo ascolta il signor G.
e alla fine, un po' impacciato,
Dio
guardandosi bene intorno,
tira un po' su col naso
- con la scusa che ci è freddino 'n cielo,
e alza di scatto il pugno.
E Gaber, muovendo piano il braccio,
sogghignando,
lo fulmina quel vecchio,
comaddirgli
"ma chi credi d'incastrare, democristiano!"
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Scena 97>> Est., piano lunghissimo>>
Cosa voglio scrivere/vivere >>
1 gennaio 2003>>
"Che cosa voglio disegnare: io voglio disegnare,
come già dissi in altra occasione, atmosfere fumose, cazzotti
disperati, indagini straordinarie, passioni indecorose, anime perse
ma con grandiose generosità insospettate, vicoli lerci dove si
veda se un uomo è un uomo, freya delle sette isole, navi che
salpano a mezzanotte cariche di banane e delitto, con capitani che fuggon
da se stessi, tutta la merda del cosmo, e non mi accontento di meno,
chi siamo e dove andiamo"
(Filippo Scózzari, "Che cosa voglio disegnare")
E io?
Che cosa voglio scrivere e vivere: io voglio scrivere e vivere, e
lo dico adesso che l'ho detto mai, gli sputi e gl'abbracci dei cantanti
di quarant'anni con manco un disco alle spalle e settecentomila chilometri
fatti sulle scalinate di Montenero, stazioni secondarie dove ci son
capostazioni che scrivono meglio di Baricco e che pubblicheranno mai
quei foglietti riempiti a uischi e campari tra treni che sfilano e manco
se li cagano -figurati la letteratura, sedie sbilenche dove i culi delle
donne s'accaldano e ascoltano le loro budella con degli occhi lustri
e d'una bellezza che fermerebbero tutte le guerre d'africa e del medio
oriente, manager che s'accorgon dei cappi delle loro cravatte, formattano
il portatile e formano una banda bonnot per accorgersi del tempo che
hanno perso e al quale stavano impiccandosi, cavalieri dei bar che s'attardano
all'ora di chiusura e vedon passare le loro donne e mai l'hanno viste
così decise -che hanno lasciato il tavolo apparecchiato e se
ne vanno a rifarsi una vita in cornovaglia, un giornalista che durante
il tiggi s'azzittisce, si toglie una cispia e mettendosi a piangere
mormora "non ce la faccio più", gradinate stanche di
pallonate fuori porta e terzini asmatici col collo di giraffa a forza
di tossire sulle fasce aspettando la finta che li fregherà e
l'atterrerà come coglioncelli per l'ennesima volta, rocche e
castelli di paeselli assassini dov'alle dieci si contano più
bicchieri sporchi che buoni propositi, schermi piatti a 19 pollici sfondati
a bestemmie e coll'ultimo post-it laconico e affettuoso "ma vaffanculo"
e la sedia ancora sporca di cenere e di forfora, palette di colori campionate
dalla vita reale in culo ai pantone da regalare al prossimo pazienza
-ch'è già nato, ne son sicuro. E poi le mani libere per
passarsele tra i capelli e non dovere appiccicarle a dita unte di guadagni
rubati, gesuccristo che torna in Italia col gommone da valona e la mattina
dopo lo trovano sotto il colonnato del bernini con una copia di frigidaire
e la bocca sporca di toblerone - ma esiste ancora [il toblerone?], mia
nonna che, da bimbetto, mi faceva il solletico prima d'andare a letto
per farmi sognare solo cose belle, la mia ex-ragazza che mi prega in
ginocchio pur di farmi almeno una sega, orde di bloggers che ridisegnano
dal basso la letteratura e la comunicazione con debord redivivo che
parlotta divertito con massi/ankor e si scambiano i paginoni centrali
di play-boy, sprofondi e magoni e viaggi decisi all'ultimo momento con
poco in borsa e salinger da leggere a voce alta, quattro ragazze inglesi
che in una notte di capodanno ballano tra i brindisi dei miei amici
e son simpatiche e tutto ma merdaskifa come si fa a non conoscere bukowski...
E qui siamo a iernotte e mi fermo: che da ora in poi va tutto vissuto.
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