Buràn

BurànDovrò tirarti in ballo, spiaccicandoti su questo bianco a 72 dpi. Potrei anche troncarti una costola di testo e incollarla qui a fare da citazione per il primo numero d’una rivista online appena nata, ma voglio solo che tu mi faccia da complemento oggetto, lavoro culturale.
Tu cambi, muti e trasmigri, superi i confini nazionali, ti rimetti la benda sull’occhio, festeggi cinquant’anni e – a ragione o no – mi ritorni addosso stamani leggendo di tassisti uzbeki, di una Ribolla polacca, di gestione della merda, di materiale e immaginario: al liceo io Ceserani lo odiavo (e non era colpa sua) mentre Herr Effe mi è stato simpatico da subito; lui fa da timoniere e imbarcatore per Buràn – crocevia ben tradotto di segni e venti che arrivano da tutte le parti.
Seguitelo, bastardi.

1 comment

  1. Grazie, e buona rivoluzione (pria o poi).
    Buràn è comunque un progetto a gestione collettiva (un kolkoz, via), e non è mica colpa mia se la De Federicis, coautrice con Ceserani del Materiale e L’Immaginario, insegnava nel mio liceo. C’ho avuto il tranasfer da piccolo, c’ho avuto.

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