BOTB | TumblRelease

Partì nel 2002 vestito alla meglio, html staticissimo e javascript d’antan.
Poi, qualche anno più tardi, arrivò la versione sotto wordpress, col dominio tutto suo (ma fu hackerato e brasato, database compreso, non si sa ancora da chi).

Ora ne riparte un’altra coll’ausilio di Tumblr;
chi vuol partecipare non ha che da scrivere a quest’indirizzo: gli si manda userID e password e si fa che il gioco continui.

A Blob of the Blogs: qui.

5 pezzi nuovi

frammento mi invita a scrivere gli incipit di “5 libri di cui non ho mai parlato in questa sede”; io, col suo permesso, cambio un po’ le regole del giuoco e vi cito, in un questo blob of the blogs che segue, estratti di post da 5 blog di cui non ho mai scritto qui, ma che invece seguo, più o meno assiduamente. Eccoli qui.

Dicono, dicono, dicono molte cose
Dicono che estrarre i denti del giudizio serva ad evitare infezioni future, non importa quante complicate operazioni servano per estirparli e quanti giorni di gonfiosa convalescenza ne seguano. Questo, miei cari, dovrebbe aiutarmi ad accettare il fatto di avere una palla da bowling al posto della gota sinistra. Già. Se la Santanché prova ad impedirmi di mettere il burka giuro che stavolta l’ammazzo.
(Egotique)

Un po’ di ansia, ma passerà. Vorrei tanto trovare il bottone della sospensione di paranoie e della tranquillità tiepida a accogliente. Ma ci sarà da qualche parte.

L’altra sera e l’altra mattina si discuteva dell’arrendersi. Ché questa cazzo di vita schiaccia tutto e ti fa passare la voglia di fare anche le piccole cose. E io, che osservavo un po’altezzoso il mio babbo quando arrivava sfatto dal lavoro e l’unica cosa che riusciva a fare era collassare sul divano e bere un whiskey… beh, per dio, ora sono quasi diventato come lui. Alla faccia di altezzosità e stupidità della gioventù. Ci deve anche essere un proverbio che dice che si diventa ciò che si teme.

Vero.

Eppure qualcosa bisogna farla. E allora forse comincio da oggi. Che amici cari mi sembra di averne ancora (sì, voi ragazzi, qualcuno legge, qualcuno no, ma sapete chi siete), una compagna con cui sto bene anche e la salute, per ora, idem.
Anche se è una settimana che mi dicono che sono dimagrito e sembro (cito testuali parole) cicià dai plisòn – trad: ciucciato dai pidocchi. Non è esattamente veritiera come immagine, ma qualcosa deve essere cambiato se diverse persone l’hanno notato. E dire che io invece sono convinto che non sia proprio cambiato nulla. Devo preoccuparmi?

Bah… acari. Non è giornata.
(Jaded Eyes)

La fauna che faceva andirivieni di fronte all’esercizio di cui sotto, si è decisamente dissolta o quasi. Quasi tutti i lungodegenti mentalmente instabili di Garbatella ormai sanno che di mattina si risponde loro solo a mugugni, a meno che non vogliano comprare cd dei Sigue Sigue Sputnik e degli Arch Enemy, altrimenti pedagna. Per la gioia di chi ha portato avanti il servizio recupero reietti, essi appaiono solo al pomeriggio quando io svolgo altrove secondo e terzo lavoro insieme ad opera di casalinghismo.

Non capisco bene le dinamiche che mi hanno portato a questo eccesso di dinamicità tutto ad un tratto. Non mi interessa il movimento, non mi interessano i soldi, non mi è mai piaciuto stare in un negozio, non mi è mai piaciuto avere a che fare con gli spostati nullafacenti. Eppure c’è una brezza di ottimismo nell’aria; non che sia dovuta a chissà quale motivo. Non so per quanto ancora potrà tirare, che io son sempre e comunque no future, sia chiaro.
(s.o.a. records blog)

Hai presente quando il porcodio ti suggerisce di controllare per precauzione e scrupolo di precisione se l’esame in questione sia effettivamente sostenibile in siffatta data con siffatto programma secondo i siffatti parametri con il siffatto professore secondo le siffatte modalità di iscrizione?

hai presente quando scopri che.

che.

NO

.

non puoi sostenere il porcodio di esame se non alla fine di giugno…?

hai presente?

porcodio.

sono una bollita.
una cazzo di bollita!
(vivl)

È la primavera, con sfacciata evidenza. Ogni cosa sembra leggera e limpida. Mi sveglio riposato con la voglia di alzarmi e aprire le finestre. Ci saranno ancora momenti di sconforto, ma oggi non fanno paura. Ho sempre amato la pasqua per questa sua attesa fiduciosa, domani sarò ancora a casa di Carlo per il pranzo, e questa volta il rumore degli amici sarà piacevole rincorrersi di desideri. Ma oggi è ancora sabato, preparativi di domani, il silenzio delle cerimonie; da ragazzo provavo una consolante commozione nel lutto spensierato di questo giorno, già mezzo sollievo. Andrò a Milano ad osservare il via vai, a comprare magari qualche regalo. Può darsi passerò sotto la tua finestra, ragazzina, chi lo sa dove passi le feste…
(Davide Auseri)

Kurt Vonnegut blob

[Questo il blob of the blogs letto su radio catrame19 durante la puntata in diretta di ParlaComeScrivi #6 – martedi 17 aprile dalle 22.07 in poi]

Ieri all’età di 84 anni è morto Kurt Vonnegut, uno dei più grandi scrittori americani del secolo. Scrittore di romanzi e di novelle, con una prosa splendida, semplice e coinvolgente, sapeva parlare di politica, costume e critica sociale in modo unico. Fra le sue opere principali ricordiamo Mattatoio numero 5, Un pezzo da galera, Le sirene di titano e Ghiaccio nove. Lo vogliamo salutare riportando le parole che rivolge a tutti gli scrittori di fantascienza:

“Vi amo, figli di puttana. Voi siete i soli che leggo, ormai. Voi siete i soli che parlano dei cambiamenti veramente terribili che sono in corso, voi siete i soli abbastanza pazzi per capire che la vita è un viaggio spaziale, e neppure breve: un viaggio spaziale che durerà miliardi di anni. Voi siete i soli che hanno abbastanza fegato per interessarsi veramente del futuro, per notare veramente quello che ci fanno le macchine, quello che ci fanno le guerre, quello che ci fanno le città, quello che ci fanno le idee semplici e grandi, quello che ci fanno gli equivoci tremendi, gli errori, gli incidenti e le catastrofi. Voi siete i soli abbastanza stupidi per tormentarvi al pensiero del tempo e delle distanze senza limiti, dei misteri imperituri, del fatto che stiamo decidendo proprio in questa epoca se il viaggio spaziale del prossimo miliardo di anni o giù di lì sarà il Paradiso o l’Inferno.”
(Autistici/Inventati)

Se quello che ha imparato Billy Pilgrim sul pianeta Tralfamadore è vero – se cioè vivremo tutti in eterno, non importa quanto morti a volta possiamo sembrare – la cosa non è che mi sopraffaccia dalla gioia. Pure, se proprio devo passare l’eternità a visitare questo o quel momento, sono grato del fatto di averne trascorsi molti in allegria.
Uno dei più allegri degli ultimi tempi l’ho avuto nel mio viaggio di ritorno a Dresda col mio vecchio commilitone, O’Hara.
Eravamo su un aereo della compagnia di bandiera ungherese; il pilota aveva un paio di baffoni a manubrio, somigliava ad Adolphe Menjou. Fumava un sigaro cubano mentre l’aereo faceva rifornimento. Quando partimmo, nessuno ci propose di allacciare le cinture.
Una volta decollati, un giovane steward ci servì pane di segale, salame, con burro e formaggio e vino bianco. Il tavolino davanti a me non voleva aprirsi; lo steward andò in cabina e tornò con un cavatappi, che usò per fare scattare il tavolino.
A parte noi c’erano soltanto sei passeggeri. Parlavano molte lingue, e anche loro erano molto allegri. Sotto di noi, la Germania Est era illuminata: immaginai di bombardare quelle luci, quei villaggi, quelle città.

O’Hara e io non avevamo mai immaginato di fare molti soldi nella vita: e invece eccoci qua, ricchi e ben pasciuti.
“Se ti capita di passare per Cody, nello Stato del Wyoming, chiedi in giro di Wild Bob”.

O’Hara aveva un quadernetto con sé: stampate sul retro si trovavano tariffe postali, distanze aeree, altitudini delle più famose montagne, e altri dati indispensabili sul mondo. O’Hara stava cercando il dato della popolazione di Dresda, che nel quadernetto non c’era, quando si imbatté in questo passaggio che mi fece leggere:

In media 324.000 bambini vengono al mondo ogni giorno. Nello stesso giorno, 10.000 persone in media moriranno di denutrizione. Così è la vita. Inoltre, 123.000 persone moriranno per altri motivi. Così è la vita. Questo comporta un guadagno netto di circa 191.000 persone al giorno nel mondo. L’Istituto Demografico di Washington prevede che la popolazione mondiale raddoppierà, superando i 7 miliardi, prima dell’anno 2000.

“Immagino che vorranno tutti dignità”, dissi.
“Immagino di sì”, rispose O’Hara.
(pisteleonardo citando e traducendo Mattatoio 5)

Mezzo ebbro blob – bing&crash, senz’esagerare)

[Questo il blob of the blogs letto su radio catrame19 durante la puntata in diretta di ParlaComeScrivi – lunedi 26 marzo, dalle 22.07 in poi]

Allora, io sono un tossico che ha deciso di provarci veramente a smettere di bucarmi e sniffare qualsiasi polverina mi capiti a tiro di narice e mi rivolgo a una comunità che mi aiuta in questa sfida. Inizio a frequentare con regolarità quest’associazione, finalmente smetto di entrare e uscire dal carcere e mi pare di iniziare davvero una nuova vita. Poi un bel giorno tra la gente impegnata a salvare noi tossici mi ritrovo Previti che invece di starsene a marcire per un po’ in cella è stato assegnato ai servizi sociali. È palese che riprendo a farmi.
(Bombay)

Il problema è che durante la consueta catena di eccellenti esaurimenti nervosi febbraio-marzo, ho la convinzione di essere lucida. Settimana scorsa viaggiavo a 190 sulla Cisa di notte.
Inseguita seriamente dai fantasmini di pacman.
(arkangel)

Accade così che dalla mefitica periferia veneta, con le truci case a schiera e i semafori così rispettati da far tristezza, ti trovi a bazzicare una palazzina in Piazza San Marco (Venice, Italy) e a fumarti la sigaretta delle undici e mezza (qui chiamata dalla fauna per lo più giovanile pausa-cicca) su un terrazzino che dà frontalmente sull’ala napoleonica e lateralmente sul canal grande. Questo è buono, avere qualcosa di bello da vedere mentre fumi non ti fa venir voglia di ucciderti ogni volta che metti il naso fuori dalla porta di dove lavori. Non sto facendo un vanto di nulla, è che io vengo da un’esperienza piuttosto traumatizzante, e tutto mi pare incredibile, come il ragazzetto che va la prima volta al bioparco accompagnato dal nonno.
“Ma come nonno, nessuno tira di coca sul cassonetto del secco?”
“No piccolino, qui il cassonetto del secco neppure esiste!”
“OOOOOOOOOOOOOOO.”
Ecco.
Poi è primavera, e qual miglior vento per cambiare aria.
(Judith)

Dopo uno schizzo a testa di black tar, a casa di doctor Franz sono partite le basi. Al secondo cristallone Mohammed ha svariato malissimo, è barcollato fuori di casa spaccando bottiglie e bicchieri, ha preso un calcio nel culo senza accorgersene, e ora vaga, gli occhi sgranati e il corpo che va da sé, attorno a Santa Maria Novella, in attesa di un ostacolo che lo faccia cadere, mettendolo finalmente a riposo un paio d’ore.
(sarmigezetusa)

Ci deve essere nel mondo un grande database dei sogni. Tutti quelli che abbiamo fatto e quelli degli altri dove siamo comparsi. A volte, ad esempio dopo una notte di lavoro, o in certi giorni luminosi, mi sembra di averci accesso, sia pure limitato, e cerco di camminarci dentro con lo sguardo attento come quando cammini nel bosco ed aspetti di vedere una volpe, sei quasi certo che la vedrai, perchè è come se ti avesse dato un appuntamento.
(Artur Scantini)

Mi sto identificando profondamente con lo straccetto che metti davanti alla porta quando piove.
Ho addosso un’energia pari a un walkman Grundig andato a volume massimo per oltre mezz’ora. Solo il mamba sembra non stancarsi mai, e usa i miei farmaci come crema di bellezza.
Per questa fine settimana conto di dedicarmi anima e soprattutto corpo a quel gioco noto come Vegeto®. Conto soprattutto di vincere.
(babette)

Cara Pauline, ho mangiato due colombi e bevuto molto vino ( lo portano da casa, insieme al pane. Il pane di Bologna non si mangia, così dicono). Alla fine della serata mi è balzata in mente una ricerca da fare, fra uffici del catasto, preti esorcisti, scartoffie ingiallite da trovare. Una missione da compiere sempre ubriaca, accompagnata da qualcuno, ovviamente. accompagnata da qualcuno che ora come ora non verrebbe con me neanche con una rivoltella alla fronte. forse sarà sempre così. Si parla di un delitto, una donna uccisa in quella vecchia casa nella camera da letto.
(mrka)

Uno si avvicina e mi dice se voglio l’erba. Dico di si. Mi chiede se voglio la coca e dico di si. Mi dice se voglio chiavare e dico di si. Allora il tipo mi dice di andare direttamente con lui. Attraversiamo certe strade. Quello dice italiani chiavare tutti coca mariuana io dico si. La romania è una merda come napoli. Le case sono bombardate. Le strade sono bombardate. I cani sono secchi. Ci sono un milione di cani con solo la pelle addosso. Andiamo in un altro albergo. In venti minuti sono stato in due alberghi. Questo è peggio del mio albergo. Non sono sicuro che sia un albergo comunque. Saliamo le scale. Nessuno si ferma a guardarci. Entriamo in una stanza. Non mi hanno consegnato la chiave. Quello caccia la coca. La stendo sul tavolo e la tiro. Mi consegna l’erba. Gli chiedo altra coca. Sono in tachicardia ma lo so che è la coca. Mi porta una ragazza. Ha gli occhi chiusi perché è fatta a eroina. Quello la stende sul letto le toglie i jeans le sfila le mutande. Sulle mutande ha un assorbente. Mi dice di andare. Io vado.
(Hotel Messico)

e vuole una leggenda urbana che certe confezioni di detergente intimo “Nivea” contengano sperma di negro.
e ora è ora di finirla.
(artifiziale)