Don't Look Up - film del 2021 scritto e diretto da Adam McKay

Le dita intorno alla gola

“Le persone povere e della classe media pagano le tasse, quelle ricche pagano i commercialisti, quelle ricchissime pagano gli avvocati e quelle stra-ricche pagano i politici. Non è un’osservazione gran che originale, ma vale la pena di ribadirla finché non l’avranno sentita tutti. Più soldi accumulano i miliardari, maggiore è il loro controllo sul sistema politico – ciò significa che pagano meno tasse, quindi che accumulano più soldi e che il loro potere cresce.”
-George Monbiot, “Un evento climatico catastrofico è alle porte. Ecco perché ne avete sentito parlare così poco” | via The Guardian

Una corrente oceanica atlantica fondamentale è probabile che stia per esaurirsi: si tratta di ciò che viene denominato “Capovolgimento meridionale della circolazione atlantica” – abbreviato in AMOC – e che trasporta calore dai tropici all’Atlantico settentrionale. Secondo le ricerche di alcuni scienziati, questo flusso potrebbe fermarsi, causando un drammatico calo delle temperature medie invernali nell’Europa del Nord e cambiamenti radicali nei cicli idrologici dell’Amazzonia. Ciò potrebbe innescare un collasso a catena della foresta pluviale e provocare ulteriori disastri. Del tipo: l’inondazione di grandi città, l’addio alla nicchia climatica umana (le condizioni che permettono la vita umana) in vaste aree del pianeta, il collasso del sistema alimentare globale e improvvisi cambiamenti degli ecosistemi che rilascerebbero riserve naturali di anidride carbonica tali da portare a una “Terra serra” in cui sarebbero in pochi a sopravvivere.

Perché un evento di tale portata, non impossibile ma per una parte della scienza addirittura probabile, non interessa e non occupa la mente e le azioni dei nostri politici? Perché – citando l’articolo di Monbiot – «il potere oligarchico ha sostenuto un modello d’impatto climatico che ha pochi contatti con la realtà: ossia la loro idea di come funziona il mondo è molto lontana dalle scoperte scientifiche […] un modello che indebolisce le risposte ufficiali alla crisi climatica». Secondo il modello proposto dall’economista William Nordhaus, un livello “socialmente ottimale” di riscaldamento si colloca tra i 3,5 e i 4 gradi centigradi e perfino un riscaldamento di 6 gradi, provocherebbe solo una perdita dell’8,5 per cento di PIL. Peccato che, per gli scienziati che si occupano di clima, 6 gradi di aumento corrisponderebbero alla fine della cività umana.

Questa distanza tra la visione assolutamente miope e terrificante dei potenti e la reali condizioni del nostro pianeta fa sì che siamo quasi nelle condizioni dell’incosciente “mangino brioches” pre-rivoluzione francese. O dell’impotenza del professor Randall Mindy e della dottoranda Kate Dibiasky di “Don’t Look Up”.

Perché, citando il finale dell’articolo del giornalista inglese: «una setta di miliardari votata alla morte tiene le dita strette intorno alla gola dell’umanità» e, siccome questa minoranza controlla sempre più caparbiamente il sistema politico, c’è da sperare o nell’asteroide o nelle generazioni più giovani. Che potrebbero fargli cambiare idea, una battaglia dopo l’altra.


Immagine: “Don’t Look Up” | Wikipedia.

Gentrification is a Global Phenomenon – Unicorn Riot Coverage

Lucy sull’odio

Che l’incazzatura sia il primo motore dei social non c’è dubbio – e di questo la redazione di Lucy sulla cultura sono sicuro che ne abbia piena contezza. Però c’è anche il fatto che l’articolo di Camilla Burelli intitolato “Odiare chi può permettersi una casa in centro a 30 anni”, oltre a aver generato migliaia di impression e menzioni, possa aver fatto passare la voglia di leggere e, specialmente, di sostenere la rivista. Lo dico perché ho un abbonamento a Lucy fin dalla sua nascita – è l’unico che che ho mantenuto dopo una serie di tagli personali – e dopo aver letto l’articolo non so se a metà maggio lo rinnoverò.

Chissà se altri abbonati avranno il mio stesso dubbio e chissà se la redazione lo abbia messo in conto prima di premere il pulsante “Pubblica”. Chissà poi se, quando è stato deciso che il tema del mese di aprile era quello dedicato alle «sensazioni che l’odio provoca, le sue derive peggiori, e le sue cause spesso fomentate da terzi», i responsabili di Lucy avranno pensato alle possibili conseguenze in termini di supporto alla loro linea editoriale e politica. Il pensiero che non lo abbiano considerato, almeno per me, è forte perché, dopo le numerose reazioni negative ricevute sui social network, forse un post di spiegazione ci stava tutto – sia che fosse per chiarire che era una trollata, sia per rivendicare la propria libertà editoriale o difendere l’autrice colpita da una marea di attacchi. Mettere dietro paywall l’articolo in questione va proprio nella direzione opposta.

Non credo che ci saranno risposte pubbliche, ma almeno questo mio post serve per parlare di un libro. Un gran bel libro, secondo me: “La notte arriva sempre” di Willy Vlautin.

Un libro su una donna che lotta da tre anni – «tre anni senza alzare lo sguardo una sola volta» – per riuscire a comprarsi una casa nella Portland azzannata dalla gentrificazione: la trentenne Lynette viene da una famiglia working class, ha un passato a dir poco burrascoso, ma nonostante tutto, cerca di non soccombere allo spopolamento del suo quartiere e, in quarantotto ore, senza mai lamentarsi nonostante la pioggia continua, una macchina scassata che non parte mai alla prima, ne fa di tutte per racimolare i soldi che le servono per acquistare la piccola abitazione dove vive da anni insieme al fratello disabile e alla madre che non ce la fa più a vivere senza mai una soddisfazione. Lynette fa due lavori, anzi tre, se ce ne aggiungiamo anche uno non proprio legale. Si alza tutte le mattine alle quattro e mezzo e nella parte libera del pomeriggio cerca di studiare per trovare una via d’uscita più dignitosa di chi non può permettersi un appartamento nel centro di Milano.
Se ti va, leggilo anche tu, compagna Burelli.


Immagine: “Gentrification is a Global Phenomenon” | via Unicorn Riot.

Qui non può succedere - di Sinclair Lewis

Qui non può succedere

Una volta Kurt Vonnegut ha scritto che gli artisti sono come canarini in una miniera perché sono capaci di avvertire un potenziale pericolo prima che gli altri lo vedano concretizzarsi. Per citare le parole esatte:

Questa teoria sostiene che gli artisti siano utili alla società perché sono estremamente sensibili. Sono ipersensibili. Crollano come canarini in una miniera di carbone avvelenata molto prima che individui più robusti si rendano conto del pericolo.

Doremus Jessup non è un artista e non ha la stazza dell’uomo robusto: è un ometto dalla barba grigia, un sessantenne «intellettuale borghese di paese», ritornato, dopo un soggiorno nella troppo caotica Boston, nella natià Fort Beulah nel Vermont. Qui ha rilevato, grazie all’eredità lasciatagli dal padre, le quote del “Daily Informer” diventandone editore e direttore. È un giornalista, politicamente lontano sia dal radicalismo di sinistra sia dai regimi totalitari che dominano già l’Italia e la Germania: «un mite liberale, piuttosto indolente e un po’ sentimentale, che non amava la pomposità, l’umore greve degli uomini pubblici e quel prurito per la notorietà». Tuttavia, non è un pavido o un neutrale e la sua dose di odio la riserva nei confronti di qualsiasi tipo di crudeltà o intolleranza e «verso il disprezzo dei fortunati nei confronti degli sfortunati». La sua posizione di liberale non gli impedisce di mettere in dubbio la colpevolezza di Sacco e Vanzetti, di condannare le ingerenze statunitensi a Haiti e in Nicaragua e di affermare l’innocenza di Tom Mooney, attivista sindacale degli IWW, ingiustamente arrestato. È anche uno dei pochi, negli anni Venti, a sostenere il riconoscimento della Russia post rivoluzione. Con grande imbarazzo della società borghese che pure frequenta, una volta è anche arrivato a appoggiare uno sciopero per il riconoscimento del sindacato dei cavatori di granito del ricco, nonché suo conoscente, Francis Tasbrough. Eppure è «tanto poco bolscevico quanto lo era Herbert Hoover».

Doremus Jessup è il protagonista di “Qui non può succedere”, il romanzo di Sinclair Lewis che immagina distopicamente una dittatura fascista impossessarsi delle istituzioni e della società quando nel 1936 il populista democratico Berzelius “Buzz” Windrip vince le elezioni diventando presidente degli Stati Uniti. Grazie anche all’appoggio di William Prang, vescovo della Chiesa episcopale metodista e efficace predicatore radiofonico, Windrip sconfigge sia il candidato repubblicano Walt Trowbridge, sia Franklin D. Roosevelt che, una volta persa la candidatura nella convention democratica di Cleveland, è uscito dal Partito democratico fondando un suo partito – il Partito jeffersoniano. Windrip si impone anche su tutti e sette i partiti comunisti, che unendosi avrebbero potuto conquistare novecentomila voti, ma che evitano «una simile volgarità borghese con entusiastiche scissioni» divenendo i primi a prendersi le bastonate della milizia personale – i Minute Men – che Windrip ha nel frattempo formato grazie alle attività di Lee Sarason, suo astuto e subdolo segretario.

Le promesse con le quali Buzz e i suoi vanno al potere sono un misto di scaltro populismo e truce razzismo. I quindici punti del suo programma elettorale comprendono:

  • il controllo da parte di una Banca centrale federale di tutta la finanza e la successiva nazionalizzazione delle miniere, dei pozzi petroliferi, dell’energia idrica, dei trasporti e delle comunicazioni;
  • l’incoraggiamento dell’iniziativa e della proprietà privata;
  • l’esclusione degli atei, degli agnostici e degli ebrei dalle cariche pubbliche e dall’esercizio di mestieri come il maestro, il professore, l’avvocato, il giudice e il medico (eccezion fatta per l’ostetrico o l’ostetrica);
  • la somma limite della ricchezza individuale (tre milioni di dollari pro capite);
  • l’accrescimento degli armamenti;
  • il diritto del Congresso ridotto a quello di emettere moneta (e subito dopo l’insediamento dovrà raddoppiare la fornitura di denaro);
  • l’esclusione di tutta la popolazione nera dalle cariche pubbliche, dall’avvocatura, dall’insegnamento e dalla medicina;
  • la distribuzione a ogni famiglia di cinquemila dollari;
  • la liquidazione per intero e in contanti dei bounus ai veterani di guerra.

    E, se ancora non bastasse:
  • tutte le donne dovranno lasciare il loro lavoro per fare ritorno ai loro sacri doveri di casalinghe e madri (a eccezione delle infermiere e di chi lavora nei saloni di bellezza)
  • ci sarà un processo immediato per alto tradimento per chiunque sostenga il comunismo, il socialismo e l’anarchismo;
  • il Congresso avrà solo funzione consultiva e il presidente avrà l’autorità di condurre da solo il governo;
  • la Corte Suprema non avrà più il potere di annullare con sentenze di incostituzionalità alcuno degli atti del presidente.

Naturalmente – e non fa niente se lo considerate uno spoiler – i cinquemila dollari non saranno mai erogati a nessuno così come i bonus ai veterani di guerra, ma sono invece creati veri e propri campi di lavoro – per non dire di concentramento – per chi si lamenta, per chi perde il lavoro o per chi viene arrestato per attività antiBuzz. Viene istituito, sul modello di quello già funzionante nell’Italia fascista, il corporativismo e ogni sindacato e partito sarà sciolto con le buone o, per la maggior parte delle volte, con le cattive. Quanto alla sicurezza: i Minute Men, operando insieme agli agenti della polizia statale, arrestano chiunque sia noto o anche solo sospettato per attività criminali nell’intero paese. I processi seguono la prassi della corte marziale: «su dieci arrestati uno veniva fucilato all’istante, quattro erano condannati alla galera, tre rilasciati in quanto innocenti… e due arruolati nei Minute Men con il grado di ispettore». Le violenze sono sempre più diffuse e indiscriminate, i campi di concentramento si riempiono: arrivano la legge marziale, gli arresti dei parlamentari, le persecuzioni antisemite, le sparizioni in pieno giorno e una corruzione sempre più sfacciata. La situazione diventa sempre più insostenibile sia economicamente, sia socialmente, nonostante il governo proclami spavaldamente che la disoccupazione è stata sconfitta: «Windrip aveva promesso di rendere tutti più ricchi, ma era era riuscito, a eccezione di qualche centinaio di banchieri, industriali e soldati, a rendere tutti molto più poveri».

Ma c’è chi si organizza e resiste negli U.S.A. e fuori: viene creata una «ferrovia sotterranea» proprio come quella usata per far fuggire gli schiavi neri prima della guerra civile, ma che stavolta serve per i tutti i cittadini americani che vogliono lasciare il paese per andare in Canada. E “Nuova Sotterranea” si chiama l’organizzazione clandestina che inizia a operare contro la dittatura fascista di Windrip e di chi verrà, a suon di colpi di stato, dopo di lui. Ci sono scioperi e rivolte, soffocate nel sangue, mentre le voci di una «Guerra Inevitabile» contro il Messico diventano sempre più consistenti. Si allestiscono false flag.

Doremus Jessup aderirà alla “Nuova Sotterranea” e pagherà fortemente per la sua attività antifascista, perderà amici, il lavoro, ma si toglierà i guanti di pizzo per indossare i tirapugni di ottone – come suggeritogli dalla figlia Sissy, ricalcando il «noi non si poté essere gentili» brechtiano – e si ritroverà a fianco di compagni di strada che non sono simili a lui né per inclinazione politica né per estrazione sociale, ma insieme ai quali sviluppa una sincera solidarietà. Forse perché, nel buio solitario della prigione della contea, Doremus Jessup ha meditato su che cosa è successo alla giovane democrazia americana e su chi debba ricadere la responsabilità:

«La tirannia di questa dittatura non è colpa soprattutto della Grande Impresa, né dei demagoghi che fanno il loro sporco lavoro. È colpa di Doremus Jessup! Di tutti i coscienziosi, rispettabili Doremus Jessup dal cervello pigro che hanno permesso ai demagoghi di insinuarsi senza protestare con il giusto vigore».

Se potete, leggete questo libro, godetevi la prosa densa, lucidamente e spesso crudelmente ironica, piena di riferimenti alla storia americana e mondiale di Sinclair Lewis, un coraggioso e acuto – direbbe il buon Kurt Vonnegut – canarino nella miniera. Oggi più che mai.

Gordon Gekko - Wall Street - film di Oliver Stone

Gordon Gekko è ancora qui

«L’1% più ricco possiede metà dell’intera ricchezza di questo paese. Cinquemila miliardi di dollari. Un terzo proviene dal duro lavoro, due terzi da eredità: interessi sugli interessi che si accumulano per vedove e figli idioti. E da quello che faccio io: speculazioni azionarie e immobiliari. È una stronzata. Il 90% della gente là fuori possiede un patrimonio netto minimo o nullo. Io non creo niente, io possiedo. Noi siamo quelli che fanno le regole, amico. Le notizie, la guerra, la pace, la carestia, i disordini, il prezzo di una graffetta. Noi tiriamo fuori il coniglio dal cappello mentre tutti gli altri se ne stanno lì chiedendosi come diavolo ci siamo riusciti. Ora, non sarai così ingenuo da credere di stare vivendo in una democrazia, vero? È il libero mercato. E tu ne fai parte. Hai quell’istinto da killer. Rimani qui, amico, ho ancora molto da insegnarti».

Queste sono le parole che Gordon Gekko, lo speculatore di “Wall Street” di Oliver Stone, pronuncia per spiegare al giovane Bud Fox come funziona il capitalismo finanziario americano degli anni Ottanta. Mi è capitato di ascoltarlo di nuovo scrivendo dell’ultimo singolo dei Good Riddance, “There’s Still Tonight”, di cui ho scritto su Humans vs Robots. La band californiana da anni ha la sana e utile abitudine di far precedere le proprie canzoni da citazioni prese da film o discorsi e quella di Gekko mi è rimasto particolarmente impressa anche se è stata usata in un loro album del 2019.

Sarà che lo stato della disuguaglianza attualmente negli Stati Uniti rimane sconcertante e se ne ha conferma ascoltando le parole di un video che Bernie Sanders ha pubblicato online, commentando il discorso sull’Unione di Trump:

«Da quando è stato eletto, i miliardari hanno visto aumentare il loro patrimonio di 1.500 miliardi di dollari. Un dato davvero straordinario. Per questo motivo, oggi abbiamo una disuguaglianza di reddito e ricchezza che non ha precedenti nella storia del nostro Paese. Ma mentre i più ricchi se la passano straordinariamente bene, sorpresa-sopresa, ecco cosa Trump non ha detto.
Oggi in America, oltre il 60% della popolazione vive alla giornata, con milioni di americani che faticano a mettere il cibo in tavola, pagare l’affitto, avere un’assistenza sanitaria, l’asilo nido, l’istruzione e le altre necessità primarie. Il 60% della popolazione vive alla giornata».


Immagine: screenshot da “Wall Street Clip – “Democracy?” (1987) | via YouTube