Next Stop L’Aquila City

All’incrocio che abbiamo da poco passato la luce giallastra dei fari si è confusa con quella rossa degli stop di una macchina ferma a mezzo cavalcavia. Le quattro frecce accese, ha una iniziato una lenta retromarcia invadendo la linea di mezzeria. Abbiamo rallentato, aspettando che si fermasse. Intorno a noi l’arancio e il grigio dell’asfalto di un territorio che sembra disperso, ancora vivo, ma vulnerabile.

Fine marzo 2011: a quasi due anni dal sisma del 6 aprile, il racconto di due giorni passati a L’Aquila.
Alcuni giovani ci hanno guidato in quelli che erano e che sono diventati i loro luoghi d’incontro e di socialità.
Dalle piazze e le vie del centro storico alle strade e le rotatorie delle zone intorno, in attesa di una ricostruzione che non parte.

Una sorta di reportage, in forma di instant web site, rilasciato sotto creative commons: grazie a Martina, Alessia, Chiara, Iacopo, Simone, Giovanni, Martina e Daniele per la disponibilità nell’accompagnarci e per la gentilezza nel parlarci di loro e della città.

Schegge di Liberazione

È una specie di introduzione alla vita di Ivo Rossi, un partigiano del mio paesello d’origine in Toscana, ammazzato dai tedeschi in un rastrellamento nel novembre del 1944 vicino a Cuneo. Ivo Rossi aveva ventidue anni e combatteva nelle brigate partigiane della prima divisione Langhe, le stesse a cui apparteneva Beppe Fenoglio.

Era un post, comparso leggermente diverso anche su questo blog; un giorno dovrò parlarne di più e meglio, sia in video che a parole.

Intanto sono orgoglioso che su Schegge di Liberazione l’ingegnoso Many l’abbia pubblicato pochi minuti fa.

Leggetelo, da soli o in pubblico: per Ivo Rossi, partigiano tra gli azzurri del comandante Mauri, quelli in selvaggia parata quando Alba la presero in duemila il 10 ottobre 1944.

Nelle traverse di viale Rollet

Nelle traverse di viale Rollet: arabi, cabili, neri, mulatti, meticci, con i bambini aggrappati alle ginocchia o issati sulle sulle spalle, fissavano i legionari in marcia. Guardavano quegli uomini venuti da tutt’Europa, in guerra di religione, dominio e razza contro gli occhi a mandorla e l’Islam. Osservavano e tacevano. Sapevano, intuivano, che, presto tardi, sarebbe venuto il loro momento.
(Giulio Salierno, “Fuori margine”)

Questo finale volevo trascriverlo sul tumblr, il taccuino d’appunti online che uso da tempo, ma così facendo mi sarebbe sembrato di nasconderlo e invece ho bisogno di vederlo in questo bianco del blog come fossero parole da usare proprio ora che ne parlo – anche se a migliaia di chilometri di distanza – con il fratello Carbonai.
Perché Giulio Salierno, di persona e coi suoi libri, ci ha dato moltissimo a tutti e due e nelle traverse di viale Rollet, lui che c’è stato davvero, ha visto e saputo.