Come un corpo feroce

«Ma tu non dicevi che si doveva fare la rivoluzione? Non eri tu che andavi ai cortei degli autonomi col pugno alzato e sputavi sui borghesi? E chi diceva che le Brigate Rosse dovevano ammazzarli tutti?»
«Eh, robba vecchia, cose ‘e guaglione… E poi è tutta esperienza, no? ‘A vita non è quella che sta scritta nei libri, belli.»
«Tu però scrivi. Vuoi fare un libro.»
«E con ciò? Ci metto dentro la vita, io! Non le vostre stronzate.»
«Quale vita? La vita non si scrive. Si può solo vivere.»
«La vita è altrove…»
«Eh, sì! Sempre cu’ ‘stu Rimbó! Che vi credete di fare? Lui era comme a mme…»

Francesco Montanari - Libanese | in Romanzo criminale

«Come te? Non mi far ridere, Tolome’. Non dire cazzate»
«Mio fra-fra-fra-fratello ha ra-ra-raione…»
Ora il Baronetto si era addormentato con la testa sul tavolo, e Zaccariello gli versava il vino lungo il collo per farlo svegliare. Ma il Baronetto russava sonoramente. Zaccariello cavò di tasca un pacchetto di stagnola, delle cartine, e cominciò a prepararsi una canna.
«Rimbó è andato in Africa, no? Pecché coi letterati comme a vuie steva a schiattà… Quella è la verità: l’Abissinia, le marce, l’avorio, la fatica… Va bbuo’, si voleva arricchire, ma per sputare in faccia a tutti quanti! Ma mo’ non ne voglio discutere»

(Giuseppe Montesano, “Nel corpo di Napoli”)

Leggo “Nel corpo di Napoli”, guardo le ultime due puntate di “Romanzo criminale” e azzardo una proposta per Stefano Sollima e soci: fare un film, una miniserie (anche solo un pilota) tratto dal libro di Montesano?

(Janni me l’aveva detto che era un libro da leggere subito e aveva ragione).

Intanto in Grecia

Greece | December 08Decine di migliaia di persone per lo più giovani – se con la lievitazione dell’aggettivo riuscite a comprendere la fascia di uomini e donne che, nel pieno delle loro forze, vedono il proprio futuro ingarbugliato e a breve scadenza come gli interessi di un derivato stipulato sulla felicità delle loro esistenze;
decine di migliaia di persone che decidono che non ne possono più, che abbandonano il divano e scendono in strada a dimostrare, mostrando i loro corpi liberi dalle costrizioni di lavori di merda e di sacrifici utili solo a salvare un sistema economico che li vorrebbe nell’angolo, muti, consumatori e proni alle scorrerie del mercato.

Generazione 700 euro, presenti e prossime, che dopo l’uccisione del quindicenne Alexis Grigoropoulos, da parte di un poliziotto, ha trovato l’unione e la determinazione per instradare una protesta che ha messo definitivamente a nudo le gigantesche debolezze e la corruzione del governo e delle isitituzioni (1) greche, dimostratesi incapaci di far fronte a una crisi economica che mina alle radici e inquina le aspettative, i desideri e le possibilità di milioni esistenze.
Hanno lottato per strada, fatto sit-in, occupato televisioni; e continuano a farlo sotto l’insegna della più attuale delle domande: pensate che possiamo star fermi mentre ci togliete anche quello che non avevano i nostri nonni e che credevano di avere i nostri padri? Credete veramente che possiamo fidarci ancora di un sistema economico che mentre ci affama ha pure la pretesa di essere salvato coi nostri sacrifici?

Io non lo so se a voi fa specie come lo fa a me, ma il vedere come i mezzi di comunicazione di massa italiani non stiano seguendo quasi per niente quel che sta accadendo da due settimane in Grecia mi fa quasi pensare a quello che si metteva i sassi in tasca sperando che l’uragano non riuscisse a sollevarlo e scaraventarlo via.
Ora, proprio ora, mentre continuano le loro proteste, se cerchi “Grecia” sulla homepage di Repubblica, t’arriva l’alert metallico del “Testo non trovato”: figuriamoci se o cosa dicono alla televisione.

Allora vado su twitter e cerco #griots e penso che, nel bene o nel male, alla fine tutto sia già qui e ovunque, come un’immagine dal futuro.

(1) lo Stato è un simulacro – ce lo diceva anni fa Jean Baudrillard.

Erano anni

Pisa, Piazza dei Cavalieri | 8 ottobre 2008

Erano anni che a Pisa non si vedeva piazza dei Cavalieri piena così per un’assemblea di studenti;
l’ultima che ricordo io è del 1990 – c’era la Pantera, la legge Ruberti e il pentapartito (!), il muro di Berlino era andato giù da appena un paio di mesi e tutti avevano ancora in mente il rivoltoso sconosciuto di fronte ai carri armati a Piazza Tian’anmen.

Quasi vent’anni dopo è sempre un bel vedere: NO! alla 133