Trilioni di sigarette e un po’ d’escina

Periurbex – dove il rurale incontra tracce di urbano.
Luogo: parco pubblico, terra ai piedi di una panchina all’ombra di due ippocastani.

Il mozzicone l’ho raccolto. Il riccio della castagna matta l’ho lasciato lì. Alla mercè delle selvagge partite a calcio degli adolescenti e di un crocchio di badanti che fumano Rothmans blu nell’unico pomeriggio libero. Alla mercè delle gambe dei vecchi, istoriate di capillari rotti e gonfiori azzurri, in cerca di spiccioli e chissà quali altre meraviglie. E di quelle elettriche dei cani con il pepe al culo che corrono, a volte si puntano e ringhiano, a imitazione del grugno e del colon irritato dei padroni a cui sono sfuggiti o che li hanno volutamente liberati dal guinzaglio.

Riccio di castagna matta

La castagna matta, frutto dell’ippocastano, a differenza di quella del castagno, non si deve mangiare perché tossica. Tuttavia, dalla castagna matta – così come dalla corteccia e dalle foglie dell’ippocastano, detto anche castagno d’India – può essere estratta l’escina, un composto vegetale usato per trattare la fragilità capillare, l’insufficienza venosa degli arti inferiori e le emorroidi. Siccome la corteccia dell’ippocastano veniva anticamente usata anche come febbrifugo, è rimasta l’usanza, ormai più scaramantica che officinale, di tenere in tasca una castagna matta per scongiurare malattie da raffreddamento e reumatismi durante l’inverno.

Un paio di inverni l’ho fatto anch’io e non ricordo particolari benefici. Forse perché fumo.

Mozzicone di sigaretta

Il filtro di una sigaretta è fatto di acetato di cellulosa, ossia di plastica. Al suo interno si trovano sostanze tossiche e metalli pesanti come benzene, piombo, cadmio, acido cianidrico. Ogni anno gli abitanti di questo pianeta consumano circa 5 trilioni di sigarette e gli studi dimostrano che circa il 90% (4,5 trilioni) viene smaltito in modo improprio, facendo dei mozziconi di sigaretta uno dei rifiuti più diffusi al mondo. Forse il primo. Un mozzicone di sigaretta degrada attraverso un processo che richiede tra i cinque e i dodici anni.

Credo sia arrivata l’ora di fumare senza filtro o di farseli da soli. Degradabili, naturalmente.
E sicché.


(Immagine: foto scattata da me | Licenza creative commons BY-NC 4.0)

Sulle rive del Buriganga

Una volta flusso vitale per la capitale Dacca, oggi è uno dei fiumi più inquinati del Bangladesh. Le concerie del quartiere di Hazaribagh ogni giorno scaricano nelle sue acque migliaia di metri cubi di rifiuti tossici.

Nel quartiere di Hazaribagh a Dacca si concentra il 95% delle concerie dell’intero Bangladesh: definito nel 2013 tra i 5 luoghi più inquinati del mondo, ci vivono e lavorano 185,000 persone, tra distese di rifiuti e acque nere.

Nella divisione mondiale del lavoro il capitalismo ha bisogno di zone così. Ha bisogno di pagare le persone 2-3 dollari al giorno, distruggendo l’ambiente in cui vivono e minando la loro salute. Ha ancora bisogno di far lavorare i bambini come nell’800.


(Foto: “Piggies” di Filip Jandourek, 2017)