hobo sapiens sumus

Al fratello di reggimento arsenio bravuomo.

Anche e non solo per questo
ti capisco, fratello mio,
siamo hobo sapiens,
tempo e forza lavoro che si ribella,
affitti da sopportare con un pacchetto di Golden Virginia
e il rosso che scorre bene

Resisti e combatti,
cavalca l’odio, se vuoi,
male che va ci vien fuori un racconto,
al massimo ci riprendiamo
la vita, malcika e stronza
(ma nostra)

Volere/dovere/potere e così sia.

User-ignorated content

Sto leggendo “Sappiano le mie parole di sangue” e il blog di Babsi chiude.

Mi dispiace e mi girano i coglioni perché la guerrillera de las palabras la conosco e so quel ha fatto e fa per la diffusione e la condivisione del sapere sul web, perché è una di quelle persone che usano i nuovi media con l’incoscienza, la sfrontatezza e la tenacia che hanno solo “gli innovatori, gli iconoclasti e coloro che amano il rischio”.*
E mi dispiace perché – online – finora pochissimi hanno parlato del contenuto di questo libro denso, difficile e scomodo; un libro che invece pone domande e istiga dubbi che la discussione online avrebbe potuto affrontare contando su quella pluralità di ragionamenti e angolazioni che la rete sa produrre. Non sempre e ultimamente molto meno. **

Mi piacerebbe che prima o poi si possa parlare anche del libro e non solo della varietà delle blog reactions: di quanto sia troppo finto-vero il book-trailer, di quanto siano troppo capolavoriste alcune recensioni, di come esistano le conventicole (“Lo sai che significa? …Vocabbolario!”) e le cricche insopportabili (sai che novità in tempi di web 2.0)
Io spero di rileggerla presto anche in rete Babsi; intanto leggo il suo libro, gli auguro di riprendere le energie e la scrittura e di continuare, appena vorrà e potrà, l’opera di cross-media che il suo fare (in) rete rappresenta. Generando contenuti.
——

* Mark Tribe in “Il linguaggio de nuovi media” di Lev Manovich.
** sullo stato della blogosfera son totalmente d’accordo con questa riflessione di Suzukimaruti.

Labirintico con furia

Babsi Jones - SLMPDS - Scrapbook 17“This whole place is such an enormous maze I feel like I’ll have to leave a trail of bread crumbs every time I come in.”
(Wendy, “The Shining”)

Crocevia multimediale in cui convergono contributi audio, video, testuali, in forma di scrapbook o più pianamente ipertestuale, un rizoma incandescente che potrebbe sembrare troppo semplicemente un backstage del libro uscito oggi per i tipi della Rizzoli.
Per me è molto e ancora di più perché Babsi Jones, animatrice e guerrillera indomita, qui la si conosce e si segue da più di quattr’anni: sarà anche per questo che tutto quel che c’è intorno al romanzo “Sappiano le mie parole di sangue” avvolge in un labirinto l’opera scritta, superando “quella separazione tra piano della creatività e livello dell’esistenza sul fronte della trasformazione sociale” [1]

Per abolire la separazione tra arte e vita quotidiana: aprite questa porta.

When they kick at your front door
How you gonna come?
With your hands on your head
Or on the trigger of your gun

(The Clash – The Guns of Brixton)

[1] Claudia Salaris, “Il movimento del settantasette. Linguaggi e scritture dell’ala creativa”, AAA Edizioni)

the cuccurella show

Guido Catalano - the cuccurella show Eccolo qui, immanubriato dai baffi 70’s chopper il Guido Catalano nostro, poeta d’un livello certo y poetcaster nelle catanight catramiche, adesso anche multimediale&visibile sugl’appositi fotogrammi iutubici.
Alcuni validi motivi per cui se scoppia la guerra termonucleare globale a me non mi scelgono per andare nel rifugio e ripopolare la specie: questo il titolo della poesia scritta e interpretata dal nostro e messa in video grazie all’ideazione, al filmaggio e al montaggio di Davide Fasolo.

Cuccurella viene dal latino e questa è solo la prima di sette uscite che noi si seguirà, bramandole come le bestie.

Bologna 2 agosto 1980

Sapete? qui dove sono ora, non si sta stretti,
ma si rimpiange di non avere più un crampo
al braccio destro, un mal di stomaco, una ferita al ginocchio,
un amore finito, un progetto fallito, un bisogno.
A me brucia l’ignorare perché ero lì e non altrove.
E chiedo a voi, perché sono stato parte di uno destino maldestro
e indegno, e perché, ditemi, perché di me
non è rimasto che uno sbergo, un segno.

(Demetrio Paolin e vibrisselibri)