Ma cosa ride?

Ma te guarda se, dopo un mese e mezzo che non scrivo niente, devo aprire un post con una domanda così impellente e crudele;

ossia:

ma cosa cazzo c’avrà da ridere Castelli – ora in televisione da Santoro – parlando della crisi?
Hai presente quando i denti di sopra gli tappano il labbro di sotto?
Ma che cazzo ride?

Intanto, domani:
12 dicembre 2008 | sciopero generale

Movimento salutare

No alla 133!

C’è chi dice che sono giovani e devono fare così, chi dice che sono manovrati, chi che sono pochi, chi che non sanno cosa vogliono, chi li chiama  facinorosi, chi non li capisce e chi dice che non dureranno.

Poi c’è chi invece è di molto contento per quello che stanno facendo e sta dalla loro parte: io, per esempio.

Come (e con) gli studenti e i docenti/ricercatori precari:
noi non pagheremo la vostra crisi!

C’è da fidarsi

Non pensarci | last frame

TABERNA
C’è da fidarci l’uno dell’altro;
altrimenti saremo costretti a delegare la nostra fiducia a una terza parte (lo Stato, la pistola nel comodino, il numero dei contatti su MySpace, il carabiniere di quartiere, la mamma, la palestra, la cintola con le iniziali diamantate) che si farà garante interessato del nostro rapporto di fiducia col prossimo.
Fidandoci l’uno dell’altro si evitano la creazione e il mantenimento di strumenti superflui che ci spodestano dalla gestione diretta dei rapporti interpersonali, sovrastrutture che s’impossesseranno, col nostro stolido beneplacito, della nostra capacità di decidere autonomamente; robe inutili che diventeranno sempre più brutte e lo faranno arruolando controllori e parole ingrassate nel nostro mancare e rinunciare all’autenticità.

IO
E cosa sarebbe l’autenticità?

TABERNA
Tu sei in quell’età mentale che cinematograficamente ristà tra il protagonista di “Non pensarci” e quello di “Anche libero va bene”.
Metti i due film uno dietro l’altro: appena finisce il primo, blocca l’ultimo fotogramma  – non sarà difficile, è un fermo immagine.
Ecco, l’autenticità sta in quel momento lì.
Prima che inizi l’altro. Che sarà solo conseguenza.
Basta fidarsi.

IO
Vado a provare.

Kansas City

Solo noi giovani insorgevamo contro questo abuso: e perché colpiva la libertà della persona, ma soprattutto perché a noi piaceva quella calca di pastori, mandriani e mercanti del giovedi: piaceva perché a Kansas City, e in tutte le città veramente moderne ed evolute, doveva essere così. La nostra polemica, dunque, non colpiva soltanto eruditi ed archeologi; si rivolgeva anche contro i benpensanti della città. Cos’era, per esempio, quella continua protesta contro l’incuria delle autorità, in piazza della stazione? Chi scendeva dal treno per visitare la nostra città si trovava dinanzi uno sterrato calcinoso e brullo, senza un albero e un po’ di verde, e la gente per bene cominciò a dire che era uno sconcio, che in questo modo si faceva davvero una bella propaganda alla città, e che il turismo ne avrebbe sofferto. Storie, dicevamo noi: la nostra città era bella così e la dovevamo lasciar stare, e vivere, e crescere, con il suo carattere genuino, una città di sterrati, di spazi aperti, al vento e ai forestieri, come Kansas City.

(Luciano Bianciardi, “Il lavoro culturale”, 1957)

Una situazione imbellettata alla bell’e meglio da riconciliazione nazionale mentre: la confindustria vuole tutto, l’opposizione non oppone niente (cosa sei disposto a perdere? Niente, abbiamo già perso troppo: non mi fido di te), Berlusconi non vuole quel giudice lì (Corrado Guzzanti è a fare Mariano Giusti e non c’è nessuno a ricordargli che è un minchia), i vigili spadroneggiano sugli autobus neanche fossero adolescenti a rota di UTube, si scoprono (oooh…!) le stanze delle botte in Corso Brunelleschi a Torino e chissà in quanti altri CPT (pardon, CIE) d’Italia, le barche affondano nel canale di Sicilia coi morti a decine, gli extraparlamentari si ridividono tra chi vuol tornare in Parlamento e chi nel sociale, le ronde della Lega, le ronde dei fasci, le ronde di Cofferati, le morti bianche in serie post fordista e il lavoro sempre più ridicolizzato, allungato, sputazzato in faccia.

Ecco, ci vorrà parecchio a imboccare la strada per Kansas City, ma è lì che c’è da puntare.

Da leggere subito

Gianni Solla | Airbag

“Maurizio vive in una casa completamente vuota, lavora come programmatore in una software house, mangia solo cibi industriali, soffre di attacchi d’ira ed e’ vittima di una sessualità paranoide. Un guasto di un ripetitore della Telecom permette al suo televisore di ricevere l’audio delle conversazioni telefoniche degli abitanti del suo quartiere. Maurizio registra e cataloga i dialoghi, ne impara a memoria intere frasi e le usa per riconfigurare una propria nuova mappa emotiva. Viviana e’ obesa, e tutte le sere chiama il numero anti-violenza, sussurrando perché suo marito non la senta. Dal telefono al televisore di Maurizio: quelle telefonate diventano un’ossessione. Viviana diventa il suo Cristo con le bruciature di sigaretta sulle braccia, l’unica capace di redimerlo. La segue, ne traccia un profilo psicologico e, infine, si decide a incontrarla. Poi la morte del fratello di Maurizio, paralizzato a seguito di un incidente automobilistico, l’incontro con una squillo di lusso, il tango, i naziskin, una spirale di incastri narrativi”

“Airbag” di Gianni Solla, il mio direttore preferito.

Aldo dice 25×250

Mondine 2.0 | Di madre in figliaSono diversi anni che voglio scrivere di Ivo Rossi, partigiano nelle brigate autonome “1^ divisione Langhe”, ucciso a 22 anni da un rastrellamento nazifascista a Cravanzana, in quel di Cuneo, il 19 novembre 1944.
Lo farò anche come contributo ulteriore per l’iniziativa di Mondine 2.0.
Viva la Liberazione.