Si sorte fuori adesso da una tre giorni bella tosta di hard work ‘n’ no play, il meteo è un bastardo che non pratica fair-play: nemmeno un paio d’ore dopo la consegna, il cielo è una merda, il vento ti ghiaccia le gote e c’è odore di Danimarca.
Un’ora fa al bar incontro un uomo che mi dice di salutargli Dosto (gran bei posti sono i bar d’Europa alle 13.45), fumo una sigaretta e mi godo gl’impiastri quotidiani del Ginoperso, cerco una canzone degl’Underworld e un vecchio post che c’avevo incrociato insieme ché stasera ci sarebbe ParlaComeScrivi – ancora non in diretta – e non ho niente da mandare: mi sa che mando qualcosa per il bravuomoBar, in attesa di tempi più live.
“Vi sono degli attimi nei quali a un tratto sentite la presenza dell’armonia eterna, perfettamente raggiunta. Non è cosa terrena: non dico che sia celeste, ma dico che un uomo nel suo involucro terreno non può sopportarla. Bisogna cambiarsi fisicamente o morire. E’ una sensazione chiara e indiscutibile. Come se sentiste a un tratto tutta la natura e diceste a un tratto: sì, questa è la verità”
(F. Dostoevskij, “I demoni”)
Due minuti dopo piove e Kirillov fa quello che deve fare: io ‘nvece vado a mangiare un mandarino e a guardare i Simpson.
(nei prossimi giorni, con più calma e caffeina, aggiornamenti su Pinokkio, Quotablog, Litcamp e tutte l’atr’ cosett’)