Il 22 dicembre il giovane poeta Juan García Madero, camminando senza meta nel sole mattutino, era passato da un paio di librerie e, entrato nella seconda, aveva sentito un grido provenire dal retrobottega. Lì aveva trovato Ulises Lima e Arturo Belano. I due avevano alzato la testa dal tavolo su cui stavano consultando un vecchio catalogo. Per la prima volta gli erano sembrati davvero stupiti. Accanto a loro doña Rebeca fissava il soffitto. Era stata lei, la libraia cieca, a gridare. Non di paura, ma di sorpresa.
Il giorno seguente, il giovane poeta Juan García Madero annota sul suo diario – cito:
23 dicembre
Oggi non è successo niente. E se è successo qualcosa è meglio non parlarne, perché non l’ho capito.
– Roberto Bolaño, “I detective selvaggi”| pag. 135
Era da un po’ che volevo utilizzare questa citazione dal libro di Bolaño. Oggi non è il 23 dicembre, ma va bene lo stesso perché le parole del giovane Juan García Madero ora mi servono per fornire un alibi di spessore al ritmo randagio di questo blog, alle sue parole non scritte, alle posizioni non prese, ai suoi scopi donchisciotteschi e bislacchi. Al fatto che molti accadimenti – sia della mia vita privata sia di carattere più collettivo – che in questo ultimo anno tempestoso hanno fortemente influenzato i miei pensieri e le mie azioni, non abbiano fatto scattare la molla dello scriverne di più e meglio qui sopra. Uno dei motivi potrebbe essere, molto semplicemente, che non ho capito che cosa è successo. Dura da ammettere, ma potrebbe essere così. Oppure, come mi ha riferito sibillinamente qualcuno, suggerendomi di vedere al più presto l’ultimo film di Paul Thomas Anderson, perché «non esisterà mai una battaglia finale, è sempre una battaglia dopo l’altra». E di questo, anche rischiando di andare incontro a nuove sconfitte, bisogna tenere conto e traccia perché altro al momento non abbiamo.
(Immagine: fotomontaggio mio da originali: 1. jaxsnelling via DeviantArt | 2. Minima et Moralia)