C’è qualcuno che abbia colto meglio di Morrissey l’agonia di questa condizione di disoccupazione? L’inutile godimento di rifiutare ciò che era comunque impossibile: «No, non ho mai avuto un lavoro / perché non ne ho mai veramente voluto uno» «No, non ho mai avuto un lavoro perché sono troppo timido»… A volte penso che la posizione politica implicita in quelle poche canzoni dei primi Smiths sia stata una delle più potenti degli anni Ottanta. Cantare «L’Inghilterra è mia e mi deve dare da vivere» in un periodo con tre milioni di disoccupati e lo sciopero dei minatori… Rifiutare il destino maschile dell’operaio fordista giusto nel momento in cui quel destino veniva negato alla classe operaia («No, non possiamo più aggrapparci ai vecchi sogni»)… Rifiutare, cioè, tutte quelle omelie operaie sulla dignità del lavoro… Se esisteva una disforia militante in Morrissey, era qui… e la disforia era assolutamente parte integrante della militanza: l’incapacità come rifiuto. Il fallimento come capacità negativa. Preferisco essere me stesso, infelice e timido, piuttosto che un capitalista di successo e abile nella comunicazione…
– Mark Fisher, “No I’ve never had a job …” | via k-punk blog
Sono incappato in questo post di Mark Fisher – da me malamente tradotto – seguendo un link che Emanuele Podda ha incluso nel pezzo sui quaranta anni di “The Queen Is Dead” degli Smiths. Ci incappo sempre più spesso in link che mi rimandano al k-punk blog. E non è merito dell’algoritmo perché ci arrivo da luoghi del web liberi – o quasi – dalla sua dittatura: blog, forum, newsletter, siti web, quasi tutto filtrato dai relativi feed RSS. Significa che l’opera di Fisher è ancora viva e pulsante tra le mie letture online preferite. E che certi archivi di blog rimangono estremamente importanti, anche se fermi al diciotto luglio di undici anni fa.
(Immagine: screenshot da k-punk blog | link interno al post)