Ciclo di seminari “Digital Humanities at CTL” | Scuola Normale Superiore | Pisa, 21 maggio 2015

Perché il bosco, le urla e il perdersi.
Il problema, quando si diviene esperti in qualche disciplina, è che possiamo fare solo ipotesi su dove si trovino i nostri amici. Così iniziamo a urlare: “Fai tre passi a sinistra” – e in questo modo i nostri amici vanno dritti contro un albero o cadono in un fiume, perché noi non sappiamo davvero che cosa vedono. La direzione che gli forniamo, la scienza che stiamo provando a trasmettergli, non ci sta unendo a causa dell’ignoranza su dove le persone siano.
(Angela Morelli, “The journey of Communicating Science”)
Il bosco è per il titolo di una storia che l’information designer Angela Morelli ha citato in un articolo pubblicato un paio di anni fa: “A Walk in the Woods”.
Il perdersi nei boschi, almeno da Dante in poi, è una delle metafore più potenti per provare a rendere la difficoltà ancestrale nella quale si dibattono le attività umane e la selva dei social network potrebbe esserne una delle ultime varianti.
Le urla – di disperazione, di rabbia o di gioia – ne sono parte integrante: i più esperti le chiamano flame, quelli più alla buona nemmeno si accorgono di avere il caps lock perennemente attivato.
Provare a orientarsi in questo groviglio di post e commenti, reply, retweet e like è lo scopo principale di questa camminata sotto al tetto di alberi dove cinguettano improbabili uccellini azzurri.

Radure sono i social network specifici per la ricerca, spazi volutamente liberati dalla vegetazione dove una comunità può passare del tempo in maniera stabile. Qui il rischio di fare incontri indesiderati è più basso. Possono essere recintate o completamente aperte.
ResearchGate
Fondato a Berlino nel 2008 da Ijad Madisch, ex medico e virologo, il social network conta 6 milioni di accademici registrati.
Academia.edu
Lanciato nel 2008 da Richard Price, PhD in filosofia all’Università di Oxford, aperto a tutti, ha circa 18 milioni di membri registrati.
“Perché gli accademici usano i social network” | survey e dataviz via Nature.
[/accordion-group]
[accordion-group title=”Pubblicare subito, leggerne tutti”]Price e Madisch hanno fondato i rispettivi social frustrati dalla difficoltà di pubblicare i risultati delle loro ricerche attraverso i canali accademici tradizionali. Molti ricercatori, specie nei paesi in via di sviluppo – che avrebbero difficoltà a reperire i journal attrverso le loro istituzioni – hanno uno strumento immediato per fruire delle pubblicazioni.
Rifiutato dal journal open access PLOS One perché non aveva trovato abbastanza reviewers e avendo urgenza di ottenere risultati concreti in tempi brevi, il 7 ottobre 2014, Frederik Feys è diventato il primo scienziato a pubblicare un paper esclusivamente su ResearchGate. La sua ricerca sulla sulla cura dell’eiaculazione precoce ha trovato recensioni e miglioramenti nell’arco di soli due mesi e mezzo. [/accordion-group]
[accordion-group title=”Papers facili e profili automatici”] Sono 3 milioni i papers a disposizione su Academia.edu, più di 14 milioni quelli su ResearchGate, di questi una buona parte già disponibili su altri siti web – come i repository universitari.
La creazione automatica di autori i cui lavori sono stati pubblicati ma che non sono registrati.
Le lamentele deigli editori sulla pirateria e il volare sotto il radar. [/accordion-group]
[accordion-group title=”Futuro più aperto o troppo chiuso?”]
A essere pessimisti: rimarrà un enorme e malcelato sistema di file-sharing, serve solo come segnaposto accademico o è una mano tesa alla letteratura grigia?
L’Open review, il RG Score e la reputazione.
La maggiore apertura ai social generalisti di academia.edu.
I dubbi sulla possibile vendita dei dati e della società. Come è successo con Elsevier e Mendeley. [/accordion-group]
[well]
Fonti
1) “Academia gets social”– The Lancet.
2) “Online collaboration: Scientists and the social network” – Nature.
3) “Are you an academic hermit? – Writing for Research.
4) “Pisa Declaration on Policy Development for Grey Literature Resources” – ISTI-CNR
[/well]

Sentieri sono i social media più generalisti, attraversati da una quantità enorme di messaggi, dove la comunicazione e l’interazione sono più veloci e sincroniche. Come quella di due viandanti che si ritrovano sullo stesso cammino.
Twitter
Fondato nel 2006, ha 302 milioni di utenti attivi al mese.
Facebook
Fondato nel 2004, ha 1.4 miliardi di utenti attivi al mese.
[aesop_gallery id=”3373″]
“Perché gli accademici usano i social network” | survey e dataviz via Nature.
Segnaletica per escursionisti: gli hashtag
[/accordion-group]
[accordion-group title=”#icanhazpdf”] Per scovare quel paper che qualcuno avrà o vi troverà di sicuro. Cara, vecchia disobbedienza civile. #icanhazpdf Tweets
[/accordion-group]
[accordion-group title=”#scholarsunday”] Una sorta di #FollowFriday del mondo accademico, di domenica, quando di solito non si lavora: #scholarsunday Tweets
[/accordion-group]
[accordion-group title=”#acwri”] Quando un manoscritto proprio non ne vuol sapere di venir fuori e c’è bisogno di qualche stimolo #acwri Tweets
[/accordion-group]
[accordion-group title=”#figureclub”] Quando serve un parere per disegnare qualcosa che farà parte del vostro scritto: #figureclub Tweets
[/accordion-group]
[well]
Fonti
1) “Top 10 twitter hashtags for scientists” – Sylvain Deville.
[/well]
L’importanza delle interazioni per una persona timida.
L’inesistenza di silenzi imbarazzanti in cui si dovrebbe domandare, rispondere o aggiungere qualcosa.
L’aiuto online e il reperimento di pubblicazioni e tutorial.
La ricerca collaborativa sullo science blogging. [/accordion-group]
[accordion-group title=”Lì nel mezzo, al network”] Ritrovarsi sindaco di un hashtag – #scicomm – pur non avendo molte migliaia di followers. Perchè?
L’obiettivo è quello di avere come followers il maggior numero di persone centrali nelle conversazioni per voi più rilevanti a ripetere i messaggi, amplificando la loro portata e la visibilità.
[/accordion-group][accordion-group title=”Tweet-chat”] L’AgChat è una una chat settimanale – ogni martedi alle 8 di sera – per stimolare l’interazione e la connessione tra contadini, imprenditori agricoli e consumatori. I risultati vengono riassunti in un blog e le chat archiviate., gli incontri reali raccontati e ritrasmessi online. La prossima #AgChat è tra 3 giorni. [/accordion-group]
[accordion-group title=”Live-tweeting”] Da questo tweet di Susie Maidment Tweetisaurus è partita una discussione monstre sui pro e i contro di fare live-tweeting di una conferenza internazionale o di un seminario di dipartimento.
Tra i contro:
– “being scooped”;
– citare qualcuno senza averne il permesso;
– travisare una ricerca
– essere rifiutati dalle pubblicazioni tradizionali.
Tra i pro:
– raccogliere feedback;
– ampliare il proprio network;
– poter seguire da remoto;
– pubblico di non specialisti interessati al mondo della ricerca;
– divertirsi;
Occorre una nuova policy o basta il bollino sulle slide sensibili?
[/accordion-group][accordion-group title=”Il Kardashian Index”] Il tentativo semi-serio – a detta dello stesso autore – di creare un impact factor per i social media, misurando lo scarto che esiste tra la sostanza e la forma, la star-mediaticità e l’effettiva rilevanza di un ricercatore.

[/accordion-group]
[well] Fonti
1) “Reaching 4,000 Twitter Followers… for Science Plus” – Paige Brown Jarreau.
2) “Why should academics be on Twitter?” – Raul Pacheco-Vega.
2) “I’ve felt so alone in agvocacy” – AgChat Foundation
3) “Unraveling the Mysteries of Your Twitter Network” – Kirk Englehardt.
4) “Let’s have a discussion about live-tweeting academic conferences” – Jon Tennant.
5) “To tweet or not to tweet…at conferences” – Jacquelyn Gill.
6) “The Kardashian index: a measure of discrepant social media profile for scientists.” – Neil Hall.
[/well]
La solita forza delle immagini.
Grandi dubbi sulle policy e sui diritti.
[/accordion-group]
[accordion-group title=”Complottismi e verità”]Bufale o scoperte scientifiche, vengono consumate nello stesso modo. [/accordion-group]
[accordion-group title=”Profilo, pagina o gruppo?”]Il self sharing, le analytics e la relativa privacy dei gruppi.
La caducità degli eventi.[/accordion-group]
[well]
Fonti
1) “Explore using Facebook in a professional context” – Stacy Konkiel
2) “5 tips for promoting your research through Facebook” – Christine Thomsen
3) “How People Consume Conspiracy Theories on Facebook!” – MIT Technology Review
4) “Too much face and not enough books: The relationship between multiple indices of Facebook use and academic performance” – Reynol Junco .pdf
[/well]

Piccoli o grandi laghi, dove specchiarsi e ammirare paesaggi riflessi: qui le onde concentriche si chiamano virali.
Fondato nel 2010 da Kevin Systrom, ha circa 300 milioni di utenti attivi. Acquistato da Facebook nel 2012.
YouTube
Fondato nel 2005, ha più di 1 milione di utenti registrati. Acquistato da Google nel 2006.
Linguaggio universale
Poca banda necessaria
Digeribilità .
Lo scopo principale è quello di “creare un effetto immediato“.
Il tradizionale concorso fotografico, potenziato dall’hashtag.
Diffusione incontri, seminari, conferenze.
Self-sharing.
[/accordion-group]
[accordion-group title=”Dirette web, promo e fiction”]
La lunghezza primordiale dei webinar e dei livestream.
Spiegare e promuovere un concetto.
Una science fiction per far pensare diversamente i policymaker.
[/accordion-group]
[well]Fonti
1) “How to use Instagram for research communication” – Betty Paton
2) “FAO launches the #soils4life Instagram contest” – FAO social media team.
[/well]

Il mio lavoro sulle rive del lago Walden: esempi pratici da Agora MedSpring.
[accordion-group title=”Social media listening”] Scandagliare i profili, selezionare i followers, spulciare le liste. Da lurker. [/accordion-group]
[accordion-group title=”Pubblicare, ripubblicare, intervistare”] Articoli, interviste, infografiche e storify.
L’attività di filtraggio e rilancio. [/accordion-group]
[accordion-group title=”Connettere e disseminare”]Live tweeting, livestreaming, video popcornizzati. [/accordion-group]
[accordion-group title=”Il futuro è quello di una volta? “] Meno orientato sulla costruzione del profilo personale e più sulla condivisione dei contenuti grazie all’utilizzo dei metadati. (come un thread di twitter tenuto insieme da un hashtag)
Una soluzione dalla letteratura: fare come Wu Ming? Integrare i commenti del blog nella timeline di twitter [/accordion-group]
[well]Fonti
1) “What Will the Successful Scientific Social Network of the Future Look Like?” – Phill Jones.
[/well]

Il silenzio e la solitudine sono invenzioni poetiche. Basta passare una notte sdraiati a terra nel bosco per convincersene! Una vita appiccicosa e strisciante vibrava sotto l’humus, potevo sentirla tutto intorno a me scricchiolare, trasudare, ruzzolare, gridare, schiamazzare, scorrere.
Il terreno friabile recuperava umidità ed esalava un aroma fetido di insetti e decomposizione. La terra brulicante era diventata un immenso animale notturno, scosso da sussulti inquietanti. Del silenzio inebriante del crepuscolo non restava più nulla.
Con l’arrivo del fresco, l’agitazione diventò frenesia.
Con la pancia a terra, sentivo il brulicante motto del mondo.
Fui sollevato nel vedere che mi assomigliava: non si placa mai.
(“Blast” – Manu Larcenet)

Pingback: Antichi sentieri: Lit/Ring |