«L’Italia è un paese pronto a piegarsi ai peggiori governi. È un paese dove tutto funziona male, come si sa. È un paese dove regna il disordine, il cinismo, l’incompetenza, la confusione. E tuttavia, per le strade, si sente circolare l’intelligenza, come un vivido sangue.
È un’intelligenza che, evidentemente, non serve a nulla. Essa non è spesa a beneficio di alcuna istituzione che possa migliorare di un poco la condizione umana. Tuttavia, scalda il cuore e lo consola, se pure si tratta d’un ingannevole, e forse insensato, conforto».
– Natalia Ginzburg, “Le piccole virtù”, 1962.
Sono sicuro che nelle strade di oggi – digitali e a terra – l’intelligenza circoli ancora. Forse meno vivida e più liquida rispetto a quella che Ginzburg avvertiva nell’Italia degli anni più impattanti del boom economico. Quanto al suo attuale utilizzo per il bene comune, lasciamo perdere. In molta parte della nostra società e delle nostre istituzioni alligna e prospera un servilismo, un cinismo e una confusione che sembrano ricalcare quelli denunciati dalla scrittrice a pochi anni dalla nascita del primo governo di centrosinistra. Quello con Aldo Moro presidente del Consiglio e Pietro Nenni vice.
A proposito di quell’esecutivo, mi è rimasto impresso leggere che il primo governo Moro cadde per il voto contrario alle sovvenzioni in favore della scuola media privata. Successe il 26 giugno 1964 quando un emendamento, proposto dal Partito Comunista Italiano per abolire uno stanziamento di 149 milioni di lire a favore della scuola privata, fu votato anche dai partiti della maggioranza di governo – il Partito Socialista Italiano e il Partito Socialista Democratico Italiano, oltre a alcuni deputati della Democrazia Cristiana. Insomma: il primo governo del cosiddetto centro-sinistra organico cadde in parlamento sulla scuola pubblica, aprendo una delle crisi più difficili del dopoguerra: erano i mesi del Piano Solo – il colpo di Stato strisciante, secondo l’espressione coniata poi da L’Espresso – e di una gravissima crisi economica.
Se ora si pensa ai motivi scatenanti che hanno fatto i cadere i governi italiani dal 2008 a oggi, ci si trova di fronte una lista fatta di problemi con la giustizia, pressioni esterne, lotte intestine ai partiti, cesarismi dai piedi d’argilla, bassi calcoli personali e azzardate strategie elettorali. Altro che scuola. Altro che Moro e Nenni.
Nonostante tutto questo, voglio continuare a credere che l’intelligenza orientata al bene della collettività sia una sorta di fiume carsico: scorre nascondendosi, anche per chilometri, in gallerie sotterranee che erode e modella, ma è capace di riemergere improvvisamente in superficie. Dubito sia la vecchia talpa di Marx, dubito ancora di più possa essere l’IA. Chissà se potrà servire non solo a scaldare e a consolare un po’ il cuore. Chissà cosa sarà.
Cosa sarà che ti spinge a picchiare il tuo re
che ti porta a cercare il giusto dove giustizia non c’è?
– Ron e Lucio Dalla, “Cosa sarà”, 1979.
Immagine: Jacques Louis David, “Study for the execution of the sons of Brutus”, 1785-1786 | via Artvee.