Lost Generation (reloaded?)

Un’epidemia mondiale l’hanno vissuta sulla pelle entrambe: l’influenza spagnola del 1918-1920 e il COVID-19 del 2020-2023. Ma, oltre a questo, ciò che sembra accomunare le due generazioni, a quasi un secolo esatto di distanza, sono la disillusione nei confronti dell’esistenza e la diffidenza per le generazioni precedenti.

Una settimana fa, su RocaNews, Max Hudgins ha pubblicato “Today’s Not-so-Lost Generation”, mettendo a confronto l’attuale Generazione Z dei venti-quasi trentenni iperconessi e la Generazione perduta, composta dai loro coetanei di fine Ottocento – quelli scaraventati nel tritacarne della prima guerra mondiale. Riferendosi alla gioventù degli Stati Uniti, Hudgins è partito da un articolo pubblicato nel settembre del 1920 su “The Atlantic” intitolato “Questi giovani selvaggi”, firmato da uno di loro – al secolo il ventiquattrenne John F. Carter Jr. .

Traduco al volo due stralci dell’articolo del 1920, significativi per le assonanze di fondo tra due gioventù così vicine per i futuri traballanti di fronte a loro e così lontane per la diversità delle avversità che hanno dovuto e devono affrontare.

Sinceramente, non so quanto sia possibile paragonare le due generazioni, non sono né uno storico né un sociologo. Né so se la Generazione Z sia più disorientata rispetto alle generazioni precedenti. Però, quando ho letto la citazione della poesia di Robert Herrick“Cogli la rosa quando è il momento, / che il tempo, lo sai, vola”, resa famosa nel 1989 dal professor Keating de “L’attimo fuggente” – mi è venuto da pensare che ci sono inclinazioni e capacità che, in maniera più o meno evidente, collegano le generazioni più giovani da secoli. D’altronde, la poesia di Robert Herrick è del 1648 e il carpe diem oraziano di molto prima.


Immagine: “A large group of recruits in a large hall at a military training camp”, 1917 | via Library of Congress.