Quotablog – mozione d’ordine

Postoprimadituttoche:

siete stati sorprendenti, veloci e decisi (più d’un coniglio quando scopa) nel partecipare al giochetto sottonominato e che vi ringrazio davvero e tanto tutti quanti

io a ‘sto punto per il Quotablog, farei così:

lascerei i commenti aperti fino a sabato prossimo, poi radunerei tutti i contributi in un semplice file di testo (offline), darei una riformattata sommaria, abbozzerei una copertina veloce-veloce, infine ri-esporterei il tutto come file .pdf. da ripubblicare online a disposizione di tutti, in CCL.

Anzi

ho deciso che faccio così; gli eventuali contrari si facciano sentire, chi sta zitto vuol dire che approva.

(da non crederci: sto istigando una maggioranza silenziosa)

Zoro, er marescia’

Monia e molti dei miei amici mi dicono spesso che, in tema di gusti televisivi, io non riesco a apprezzare il trash. Io m’arrangio dicendo che in gioventù ero un patitissimo dei poliziotteschi del commissario Nico “Monnezza” Giraldi, ma sembra non basti. Se poi m’azzardo a citare Monty Python, le accuse di radicalchicchismo a quel punto piovono che sembrano pagate (sì, Monty Python non è trash, lo ammetto)
Anche a provare esperimenti antropologici a casa del Manwell, mi sono accorto che io le robe televisive tipo Grandefratello, non ce lo fo proprio a vederle – neanche coll’aiuto dei montepulciani più extradoc.

Poi ieri mi son visto i due videopost di Zoro: è forte, Diego, prima di tutto perché ce la fa a vedere tutta la prima puntata e poi perché è uno dei pochi blogger italiani capaci di mischiare radio, video, scrittura, televisione (falsi sms) e la propria faccia, con lo stesso approccio giraldesco che tanto mi piaceva in juventute.

Che affare mi propone, marescia’ ?

[Update: ‘n’ par d’orette dopo, riflettendoci]
E a riprova ulteriore della genialità der grande Zoro, s’ha da sfoderare il rasoio di Ockham: Frustra fit per plura quod potest fieri per pauciora.
(“si fa inutilmente con molto ciò che si può fare con poco”)
Chivvorcapì capisca.
E sticazzi.
Anzi, me cojoni.

Per Lia

[via Mantellini]

Io vi ringrazio proprio della larghissima partecipazione al Quotablog che prosegue qui sotto, ma visto che passate di qui in parecchi – in molti di più dei miei usuali visitatori – n’approfitto per invitarvi a leggere e a farvi un’idea della vicenda Corriere della Sera/Lia di Haramlik.

Io sto con lei (e non c’entra essere o meno blogger).

Quotablog?

E’ cominciato così: avevo scritto un commento usando una citazione da “Baol”, ma sostituendo alla parola “tempi” la parola “blog”;

cosi l’originale:
“Se i tempi non chiedono la tua parte migliore, inventa altri tempi”

è diventato:

“Se i blog non chiedono la tua parte migliore, inventa altri blog.”

Poi isntitapity, in complice avallo, ha fatto lo stesso, piegando al blog quest’altra citazione:

“Chi ha un blog può essere esentato dal postare, ma chi si esenta dal postare non ha un blog”
(lib. Joseph Heller – Catch 22)

Allora m’è venuto in mente che si potrebbe organizzare un Quotablog, un esperimento di falsificazione blogcentrica aperto a tutti in cui per partecipare basta prendere una citazione (più o meno famosa) e sostituire al soggetto della frase in questione la parola blog.
Non credo avrà la (meritata) diffusione che ha avuto il Fincipit, ma sarebbe già buono s’arrivasse a una trentina di coverizzazioni.

Risultato sarà un elenco di détournement (minchia, come siamo colti), di citazioni parodiate, capovolte o imbastardite con l’unico, ridicolo compito di definire il blog. (ancora qui siamo?)

Blogocentrico, autoreferenziale, onanistico, ombelicista, fintoclassico: chi vuol partecipare al Quotablog lasci il proprio falso nei commenti qui sotto.

[per quei segaioli dei filologi: come primi due valgano quelli di isntitapity e il mio]