Parcheggiare con Rousseau | incubo n.4

Rousseau: «Vi piacciono i gatti?».
Boswell: «No».
Rousseau: «Ne ero sicuro. È un segno del carattere. In questo avete l’istinto umano del dispotismo. Agli uomini non piacciono i gatti perché il gatto è libero e non si adatterà mai a essere schiavo. Non fa nulla su vostro ordine, come fanno altri animali».
Boswell: «Nemmeno una gallina, obbedisce agli ordini».
Rousseau: «Vi obbedirebbe, se sapeste farvi capire da essa. Un gatto vi capisce benissimo, ma non vi obbedisce».

(da Visita a Rousseau e a Voltaire di James Boswell, p. 72-73)

A una decina di metri vedo il sociologo Calzolai. Sta sul bordo d’una piazza vicina a casa mia (una delle rarissime piazze dove le automobili non possono entrare) e sta parlando con un ragazzo con una casacca arancione, il blocchetto di carta in mano e il marsupio appisolato  intorno alla vita.
Il sociologo si mette una mano sulla fronte e ascolta, fa caldo, questi trenta gradi di maggio picchiano sodo su tutti, specie sui parcheggiatori, obbligati a non abbandonare la strada pittata di strisce blu anche sulle modeste asperità dei sampietrini.

– “Ma che hai parcheggiato a pagamento?” – gli dico io appena dopo esserci salutati.
– “No, ho parcheggiato lontano. Col parcheggiatore ci parlavo perché era uno studente che ha fatto la tesi con me. Ora fa il parcheggiatore” – mi risponde il Calzolai mentre ci si avvia verso un bar.
– “Che tesi era?”
– “Su Rousseau. Sai che m’ha detto?”
– “Che t’ha detto?”
Bella, sì, la tesi su Rousseau – m’ha detto – il brutto è che aveva ragione