La foto usata nel post precedente è di Russell Lee, uno dei fotografi americani assunti dalla Farm Security Administration per un progetto di promozione delle politiche del New Deal che si rivelerà la migliore fonte di documentazione fotografica della Grande Depressione. Il progetto portò, a partire dall’autunno del 1936, un gruppo scelto di fotografi e fotografe a viaggiare per gli Stati Uniti: negli stati del Sud le loro macchine fotografiche documentarono le condizioni di quella consistente fetta di popolazione di agricoltori e braccianti, ridotta sul lastrico e costretta a emigrare verso l’Ovest. Gli okie descritti da “Furore” di John Steinbeck di cui si parlava nel post precedente.
Un’umanità sradicata a forza di fame e stenti dalla terra dove risiedeva da numerose generazioni – in una terra già strappata con la violenza a chi ci abitava prima – costretta a muoversi su vecchi scassoni, a dormire sotto le tende, passando pianure, montagne e deserti con la paura di rimanere bloccati. Tutto per conquistarsi una vita dignitosa e degna di essere vissuta.
Di questa America rurale e migrante i fotografi documentaristi inviati della Farm Security Administration sono fedeli e empatici osservatori e osservatrici. Tra loro, oltre a Russell Lee, c’è Dorothea Lange: le sue fotografie sono quelle mi piacciono di più, i suoi ritratti sono quelli che mi coinvolgono maggiormente. Da quelle scattate ai contadini prostrati dalla siccità, seduti sul lato in ombra della main street di Sallisaw, OK – da dove parte la famiglia Joad e che fa da immagine a questo post – per arrivare al volto di Florence Owens Thompson, bracciante anche lei dell’Oklahoma, di genitori di discendenza Cherokee e madre di sei figli, magistralmente ritratta nei campi della California in quello che è divenuto uno dei ritratti simbolo della Grande Depressione.
Ieri ho scoperto che al Museo Diocesano di Milano, dal 15 maggio al 19 ottobre, c’è una mostra su Dorothea Lange. 140 suoi scatti per celebrare la grande fotografa americana a 130 anni dalla nascita. Se ci vado, ne scrivo di sicuro. Se siete di Milano, andateci subito.
(Foto: Drought farmers line the shady side of the main street of the town while their crops burn up in the fields. “The guvment may keep us a little I reckon.” Sallisaw, Oklahoma – September 1936 | by Dorothea Lange | via Library of Congress)

